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Brevi  spunti di meditazione

sul mistero di  Maria

(datati anni 80)

 

Per Mariam…

Paura di andare; timore di dover costruire e cambiare: le umane certezze sublimano; anche delle più solide il vento ne fa gioco. Finanche la via scompare avanti ai piedi che avanzano…..

Non temere fratello, guarda l'andare della donna incinta. Mentre ella avanza, la precede la Vita che si porta nel seno.

Quella la tua strada, quella la tua certezza.

 

Immacolata concezione

Senza alcuna zavorra fu concepita in questo letamaio.

Concepita senza macchia alcuna!  Eccola la certezza che ovunque, nella storia, entra ed entrerà 1a Vita. Non conta l’ora e il luogo; tutto l’uomo è rifatto, anche se giace nell’immondezzaio.

Nascere come Lei ricreati alla Vita? Si, basta  solamente consentire all’angelo che ti porta la Vita. E senti allora scorrere le acque del tuo  battesimo, quando lei stessa ti partorì come un immacolato figlio.

Maria è forse un attimo esclusivo d'eterno, chiuso fra le parentesi del tempo? No! E’ un vuoto di tempo, una stretta fessura dove irrompe per tutti tutto intero l’Eterno,

 

Eterna Annunciazione

Gira la vecchia ruota dell'ospizío e il cigolar del cardine e il vagito del piccolo innocente e il balenio di bianche mani tese sono voce di angelo che ancora una volta a Lei ripete: Concepirai un figlio, lo chiamerai Gesù. Guardalo com’è indifeso; il sangue suo non trattenne la madre quando  lo depose.

E tu non temere o figlio di nessuno, se una nuda lettera copre il volto di chi ti generò a questa ignota esistenza; di te, tradito e consegnato ad esser solo, ella farà un re come suo Figlio. E sarai esaltato prole dell'Altissimo, in questa Grande Madre di tutti.

Ad accoglierti, figlio della Madonna, c’è il suo Amore Eterno.

 

 

Ascoltare

Sappi o fratello che ogni essere per te può diventare corda, e modulare l'onda dell’eterno.  In chiunque, se ascolti, vedrai al tempo stesso una bocca e un orecchio, un angelo ed un figlio che in te si nasconde e prende forma. 

E se ti piace, chiamale Gabriele anche le labbra di uno sconosciuto. Bevine il rivo di infantile voce che, sarà pure stridente, ti sussurra dolcemente la canzone pura della vita.

 

Ascoltare l’Annuncio

Cosa conta il cercare della mente, se l’amore non ti lega all'altro che viene differente e  tuttavia è te stesso ?

Sapienza di Maria fu il consegnarsi all’Altro. Permettergli, così come piaceva, di invadere finanche la più oscura piega dell’anima. Questo fu il suo ascoltare: saldare diversità, un perdere se stessa, un ritrovarsi integra ed adulta, come sposa posseduta e vergine.

Dall'angelica bocca scorreva l'annuncio, e la Donna udiva e conservava le cose nel suo cuore. Il figlio era già lì, e le parlava all'orecchio ed al grembo, sommessamente.

 

Ascoltare…ascoltare

Imperfetto strumento è   il nostro orecchio. Raro e difficile si fa l'ascolto quando fra due solitudini si getta solo il fragile ponte dei significati. L’orecchio è un crivo atto a separare immagini e parole; così prima le uccide, e poi le accetta o le rifiuta.  Tempo di divisione é quello dell'udire.

Ascoltare è altra cosa! E’ unità, è canale ad un'unica vita che cerca bocca ed orecchio distinti ma pure uniti, come mano e strumento, che insieme servono l’unico miracolo del canto.

Ascoltare é unità: discorso ininterrotto della Vita a se stessa.

 

Ascoltando si fece simile al Figlio

L'angelo parlava, come oggi l'onda dell’invisibile etere che costruisce immagini e parole e mostra terre, cieli e volti che mai avremmo potuto contemplare od udire.

Seguitava l'angelo a parlare e una presenza già prendeva forma. In ascolto Maria vede suo figlio rispecchiato nel volto di suo Padre che le parla.

E noi?!  Troppo l'anima si orienta alle voci del mondo. 

L’ascoltare divino è quando l’orecchio nascosto sintonizza nell’intimo sopra l'onda di Dio. Allora tu puoi pure star lì, in mezzo al mondo, a sudare per innalzare questa casa di pietre; e intanto, nel tacere, ascolti.

E incessante e sommessa, con sua lenta dolcezza, la Vita ti insegna a diventare simile a Lui.

 

L’ascolto

Piace all’uomo ascoltare solo se l’interlocutore è un altro uomo, uno che parli la medesima lingua. Troppo grande è il timore di aprirsi a voci sconosciute. Chi sa, porrà domande nuove o chiederà risposte impegnative…

Meglio ascoltare parole dolci che raccontano un Dio lontano e travestito in misteri translucidi; meglio finanche i discorsi opachi e rugginosi come sere d'autunno. E infine fuggire, quando Lui proprio si rivolge a te.

Ascoltare come Maria è rischiare l'ignoto, farsi piccolo seme che, obbedendo alla vita, beve l'acqua dal cielo e saziato alla fine si spacca, e cresce in una vasta chioma. 

Sui rami di quell'albero, nella sera del mondo, si poserà un misterioso Uccello che è disceso dall’alto.

Vangelo di infanzia

Cantilena il bambino voci inarticolate, eppure all’orecchio materno si forma un compiuto discorso. Poi parla la donna e pareti di parole ricche di senso si chiudono sui costrutti della sua ragione, ma il  piccolo non bada se al soggetto segue il giusto predicato.

E’ solo voce pura per lui la madre, è un luogo ampio di vita, un andare e venire così dolce che i suoni li tiene divisi e uniti insieme.  Questo è  ascoltare  la Vita.

 

Come avverà questo ?

E’ durezza esigere dagli altri di credere all'Amore. Il discorso scivola subito in precetti e sanzioni e 1’invitato alla Vita avverte quasi d’essere ricattato. La libertà proposta si tramuta in paura ed in  obbligazione. Più odioso ancora chi pretende un aderire totale e puntuale all'orizzonte della sua miopia.

Non fu così l'Annuncio. Un dialogo fu, un pacato procedere dal saluto alla buona novella, e poi al chiarimento; e alla domanda seguì la pacata spiegazione.

Dio non ha fretta e ancora compatisce la sordità dell'uomo.

 

Falsi profeti

Un giorno gridarono: Che scenda il fuoco sulla loro città, che vivi li divori: hanno rifiutato!

Operò Dio sei giorni per costruire l'uomo; tre ne richiese Cristo per salvarlo! Voi, subito e tutto chiedete a chi vi ascolta, minacciando il giudizio.

O falsi profeti che dall'uomo esigete quanto Dio non gli ha dato; e vi consola la falsa pienezza del vostro stesso dire. Impauriti profeti che temete, nella lunga via che è la più stretta, d'incontrare la spada della madre e la croce del figlio, e subito fuggite quando si presentano con le torce e i bastoni.

‘O Maria, domanda pure ed io risponderò!’ così diceva l'angelo che poneva fiducia nei tempi e nelle oscure strade del Signore. 

Anche Maria fu lenta nel capire, e l’angelo pacatamente dialogò con Lei.

 

Magnificat

L'angelo parla ed Egli è concepito. Inonda la Parola e moltiplica dentro cellule di ascolto. Il mare immenso dell'Eterno si raddensa al coccio dell’esistenza umana.

Maria ascolta l’angelo che parla. La vita è ormai vicina, e già lo Spirito  è diventato figlio; gli manca solamente il volto sul quale la madre  potrà spiare l'ora dell’Eterno con i suoi occhi umani.

E ascoltando, quanto si viene quietamente spandendo dentro di lei prende una forma e si delinea in volto; poi Egli apre le labbra alla parola dolce che la dichiara madre. E quando il figlio è carne della sua carne, l'ascolto diventa parola ben formata, e lei, divina della divinità del figlio, nella lingua vivente, e a doppia voce,  può innalzare il  Canto.

 

Silenzio

Chi lascia spazio a Colui che viene a noi per dare voce a un’esistenza inerte, è simile alla canna umile e vuota che il Soffio fa risuonare.

L’ascoltare diventa allora una preghiera che modula la sua nota sull'armonia dei cieli, pur restando alla terra.

Già sta pregando chi, disdegnando le forme ed i concetti, non insegue solenni gesti e  suoni articolati. Sta già pregando chi solamente ascolta.

 

L’eco

L’uomo che ascolta Chi incessante gli parla e lascia che come un’eco rimbalzi il Verbo a Colui che lo disse, e lì riposi eterno, quest’uomo gode d'essere timpano e labbra della terra intera.

Vibrando alla voce divina, gode del Vivere, nel ricevere e dare. Gode di concepire il Verbo e poi, quando china la testa, lo specchio del suo cuore riflette quel rilucente suono che ha ascoltato dall’alto sul fratello dell’ombra.

 

Sposi traditi

Certo Giuseppe amava la sua donna, e quando la sua maternità lo strinse ad una scelta, il suo cuore ne restò diviso. Un solo linguaggio parlavano i fatti, quello dell'adulterio. Giudicarla, scacciarla, lapidarla: desideri che affiorano maligni quando, sotto il volto divino della Chiesa, scorgi l’incestuosa curva del tradimento. Rimandarla? Liberarsi di una Sposa infedele che si fa gioco della comunione? Ma non è forse questo il tormento di ogni autentico servo del Signore? 

Ardua proposta che solo un angelo ha forza di ripetere all’anima, nel sonno della mente; che solo un cuore grande può accettare. Sposare la Vita è oscura ora di dubbio e di contraddizione; è ascolto senza riserve della voce di Dio ancora incomprensibile.

 

Il cuore di Maria

Una spada trapasserà 1’anima tua! Parlava l'angelo e la donna udiva parole del domani. Avanti a se disteso vedeva il corpo nudo del figlio morto. Lo vide pure fra le sue braccia sfigurato, come uno che prima fu flagellato e dopo ucciso.

Allora gli divenne estraneo, ma lo accolse da figlio, lei che non ancora  lo aveva generato, lei che ancora non udiva il richiamo del sangue che l'avrebbe invocata dal suo corpo di morte.

Lo vide, lo raccolse, ed Egli fu risorto nel seno stesso che lo concepiva.

 

Maternità

Lo senti come dentro di te, amico, Egli cresce impetuoso, come s’agita e  scalcia ad ogni ostacolo? Come  diventa inquieto quando sente l’odore di morte? Non temere! Nel Regno non c’è marito o moglie, perché siamo ognuno e tutti solamente ‘madre’. Madre del Cristo.

 

Regina…

Non temere amico, già tutti fummo giudicati ed anche assolti. Con lei passammo sopra la scala che in quella sera si levò da terra. 

Tutto ella raccolse affidandolo al Figlio; e da allora la morte più non può spartire i nostri amori, le nostre comunioni. Dentro di lei è la casa dove sei finalmente tranquillo dalle tenebre esterne, e dal timore d’essere tradito.

Contempla come lo Spirito ha dilatato le sue mura di carne a contenere il mondo. Contempla come é alto l'arcobaleno del suo curvo ventre di madre.

 

Passione

Grava talvolta sulle nostre braccia l’estraneo peso di un prossimo che ormai ripugna, perché il sangue non chiama, anzi allontana. Saprai vedere un figlio in chi ti consuma la vita e te la opprime, tu giovane ancora come  vergine che spera le caste gioie della casa e del talamo?

Si rifiuta a chinarsi il collo irrigidito; eppure solamente chi osa può sentire nel petto un cuore nuovo, quello di Maria che, trafitto dalla spada di morte,  continua a consentire. Allora sa generare, per ogni morte, un volto nuovo di resurrezione il grembo diventato sterile dell'anima intristita.

Prendere sulle braccia, un Cristo morto e, per nove ininterrotti mesi,  costruirgli un corpo fatto tutto d'amore: questo proprio è la Vita.

 

Nel cuore dell’uomo abita la Verità

La Madre vede senza guardare, senza sentire ascolta, e ne è già sazia. O donna incinta veramente sei soglia dell'invisibile, luogo segreto dove é già tutta presente la realtà delle cose che ancora non si conoscono.

Con la sapienza dei nove mesi di nascondimento, la Madre Chiesa sovrasta noi che attendiamo ancora, come Tommaso, di vedere e toccare per sapere.

Quel figlio lo portò nel grembo per nove mesi; per nove lunghi mesi sentì dentro, senza mai vederla, la presenza di Dio.

 

Sacerdotale

Dilatato e gonfio è il ventre della Chiesa Madre.  Ma tu, veramente lo credi che sta nascendo il Cristo?

Tempo lungo è l’attesa; pazienza di nove mesi per vedere il volto del Signore, per sfuggire al timore dell’aborto.  E’ in agguato un rifiuto sottile ed improvviso come la nausea della gestante; una sudicia tentazione di vomitare la Vita.

Pazientare in attesa, mentre la storia rotola sulla china del tempo, e sperare che il seno della grande Sposa non sia gonfiato da parole vuote, ma raddensi nel fondo una novella creazione.

 

Così fece Maria col figlio suo

Con umane parole copre il profeta di avvolgenti panni il fuoco che discende dall’alto. La storia quotidiana è lenzuolo che ricopre l’invisibile anima  perché anche l’occhio miope  del mondo la possa intravedere.

 

 

Tenebra luminosa

Non vede il cieco la primavera, né una donna il figlio nel suo grembo. Pure l’uno ne avverte il tepore e l’altra qualche fremito che annuncia una presenza. L'amore passa nello stretto varco del tatto, dell'udito e dell'olfatto.

Nel breve istante del concepimento, Tu pure cominciasti a vedere ciò che era nascosto. Chiudesti gli occhi alla vuota pienezza dell’esistere, dove i soli  ti scaldano e le stagioni passano, e li riapristi al buio del tuo seno. Lì, indistinta e oscura, l'eternità soffriva di diventare tempo. 

Ed in quell’attimo primo, quando era forte ancora la sua tempra divina,  contemplasti nel tuo nulla il tutto, e t’abbagliò quella luce fatta tutta di tenebra perché l’uomo non ne resti accecato.

Non vede il cieco primavera, né la donna il figlio suo nel grembo; ma oscura la Vita avanza su scivoli di luce.

Ricordando ‘madre Teresa’

Non avverti, fratello, questo incessante premere, questa mano che insacca dentro di noi un dolore sempre più grande? O preferisci chiudere  gli occhi e uccidere il fratello nella dimenticanza? Ti affascina forse l'ultima solitudine?

Dilata l’anima tua, dilatala come il grembo curvo della Grande Madre che, obbediente alla Vita che tutto vuol raccogliere, lascia spazio alla tristezza del mondo. Allora, mentre soffre un totale urlo di morte, proprio in questo sforzo apprende, e finanche le diventa dolce, amare ogni figlio del mondo.

 

Beatitudine del dolore

Forse vi fu un tempo in cui non v’era paura di concepire, e nella vita scivolava il figlio con la forte dolcezza del germoglio che viola la corteccia di un tronco, senza ferirlo.

Ma Tu, quando sentisti inchiodato nel tuo seno questo groviglio di dolori umani, questo peso mortale di angosce, di carezze mai date, di vita recisa ed umiliata, dimmi, quando l’intera umanità  come un cancro occupò il tuo seno, non gridasti allora per liberarti?

Certo, come cosa terribile, ti sembrò di udire una voce che anche a te diceva: Donna, il dolore ti sarà compagno al parto e, come tutti gli altri, l'uomo nato da te una corona riceverà di lunghe spine e di sudore e di sangue. Così fu al cominciare, e l’angelo s’affrettò a consolarti: Non temere!

Acconsentisti! E come brezza leggera venne la beatitudine.

 

Mater sapientiae

Lo Spirito chiedeva d’essere visibile, perché l’uomo ascoltasse ciò che prima era stato tenuto nascosto e silenzioso. Obbediente Maria lo rivestì di carne e, immateriale qual’era, il divino si disegnò un volto da poter contemplare, una carne buona da assimilare come ambrosia celeste.

Fasciare quel bambino fu esporre in scrittura leggibile, in caratteri grandi di carne e di stagioni, il misterioso pensare della mente di Dio.

 

 

Sulla mangiatoia

Come ultima difesa all’estrema solitudine della morte, gli uomini resero comuni le tombe e le riempirono di oggetti familiari; e mogli e schiavi seguirono nella morte il marito o il padrone.

Pensavano: un compagno di viaggio, un amico sicuro con cui si è dialogato, lui che mangiò e bevve alla mia stessa mensa, darebbe sicurezza nell'ora buia. Ma come credere a questa soluzione se finanche il corpo di un bambino, posto accanto a sua madre nella tomba, è insensibile alla voce del sangue? In quel tratto di nulla più non è pervio il cordone ombelicale della vita.

Dunque c’è bisogno di un Altro, di un Adulto di morte, di un compagno Vivente.

Fu allora che Tu, da vivo, ti proponesti come morto fasciato in quella mangiatoia, come colui che neppure ti abbandona nel tenebroso sentiero della fine.

 

Trasmettere la Vita

Se la donna deve sempre spartire con un uomo la vita indivisibile del figlio, fu diverso per lei.  Mai vi fu un figlio, sotto il nostro sole, tanto figlio di madre. Eppure Ella non fece totalmente suo neppure il tempo della gestazione, quando totale era l'abbraccio, e la divina creatura era centro dell'anima sua, e del suo corpo di madre.

Anzi subito corse a chi portava in seno un immobile aborto, a Elisabetta, perché anche lei potesse concepire un vivente uomo.

Ora, anche io apro la porta quando Lei bussa, per ricevere ancora quel saluto che mi porta la Vita. E, come Lei, dalle mie labbra nasce per gli altri un Canto.

 

Lo fasciò e lo depose in una mangiatoia

Raccontano che Ella fasciò il bambino e lo depose in una mangiatoia. Perché, mi chiedo, ricordare nei secoli il gesto ordinario a una madre, e uno stare del tutto provvisorio?  O forse fu proprio questa la durezza del parto verginale?

  Solo i morti si fasciano, e nel truogolo per gli animali si depone cibo. Ma quello era pure suo figlio!

 

Lo depose in una mangiatoia!

Il figlio nato viene consegnato all’uomo perché  lo concepisca suo nell’abbraccio e poi lo mangi di tenerissimi baci. La linea curva di una mangiatoia fu allora questo abbraccio del mondo.

Anche tu, amico, nell’altrui piatto potrai vedere il tuo servire, rivestito di panni umani, di parole e fuggevoli gesti . E ricordando il gesto di Maria, lo  saprai saporito di un amore dativo, di una vita comune da spartire. Mistero di presepe é la nostra missione!

 

Amare il nemico

Grande è la paura dell'altro. Intimorisce anche la donna, quando  d'improvviso scopre d’essere madre. E dura finché l'altro non gli diventa figlio, nel gioco antico della carne e del sangue, nel battito doppio del cuore. Solo allora egli si fa porta dove ogni figlio di donna approda a un porto di maternità comune. Chi non genera un figlio non può amare il suo prossimo.

Da quando concepisti il grande Figlio, noi non temiamo finanche chi è nemico, perché nel nostro seno esso si è fatto figlio. 

Toccarlo non è ancora possibile nel tempo della gestazione, e vederlo  neppure; ma qui, dentro di noi, è la Vita che non conosce limite alcuno al suo sentirsi Madre, e ci fa incinti di tutti i figli del mondo, anche dei nemici.

 

Eternità nel Figlio

Magica è per la donna la speranza di portare nel grembo un obbediente genio della lampada. Al nono mese lo evocherà a compiere il miracolo di immortalare la sua esistenza che piega. Trasmettere al vita è illusione d’eterno.

Ma realtà divenne l’illusione quando tu concepisti il Figlio tuo.

 

 

La grande Annunciazione

  Si a1zò sussultando la terra fin dove fu possibile: perciò dissero il luogo ‘Cranio’. Era il capo levato dell’universo altero, era la linea falsamente curva di un seno colmo di vuoto.

Ma si mosse dentro una vita; e si slanciò più avanti un qualcosa di nuovo, un figlio delle viscere,  alto di fusto, albero di croce. E improvvisa corse lungo lo stelo una diversa pioggia, e sbocciarono rami di carne, ed una linfa rossa di Vita e di fuoco rovente.  E improvvisa fiorì una chioma maestosa sull’arido e antico ceppo dell’esistenza.

Dalla bocca dell’adulto, alto da terra con i suoi fratelli degni solo di pena, ora scorre il fiume del tempio. E soffia un vento di parole antiche di creazione: Donna!  S'allarga la parola come un'aureola, e come un velo scende sopra il capo dì lei e  circonda la terra come velo di sposa.

Guardami, Sposa di Dio, sono tuo figlio, io figlio d'Eterno! E, se non fosse trattenuta al legno, la mano del trafitto si porterebbe al petto ad indicarsi. Strappa il velo di lacrime che sfoca la luce del mio volto in oscuro di morte. Tu, vecchio mondo di pietre, d’alberi ed animali, tu sei la Madre del Dio che sono io.

E il mondo fu volto di materna Donna. Lei, madre delle rocce e del tronco, fu madre di quei rami di carne e di quel sangue vivente, di quella infinita chioma di figli.

Anch’io ero lì, come radice amara ancora inchiodata alla polvere; ed Egli mi stacco dalla terra  quando disse: Amico, tu pure sei figlio della sposa di Dio, e  in lei   sei mio fratello e figlio.

 

 

Spirito Santo verrà sopra di Te

Tu che avvertisti nell'intimo una fiamma, e sulla bocca, inconsueto il sapore di una manna dal cielo, e come nessuna mano te l'avesse accostata alle labbra. Tu pure ascoltami cui nessuno mai raccontò che un giorno calcò Gesù il suo piede su questa nostra terra; tu fratello ignaro, anonimo discepolo, trovatello di Dio.

Quando la prima volta scese la Fiamma che ti ha scaldato il cuore, e fu brezza leggera oppure vento gagliardo a un fermentar di vita, allora lei era 1ì. La solitaria annunciazione, che pure fu tutta sua, non era gelosia, e si  sparse nel mondo, per giungere a te mio fratello lontano.

Spirito Santo verrà sopra di te, così cantava l'angelo nel segreto della sua parola; e Lei era 1ì, come una casa dalle porte chiuse, intatta vergine a concepire il fuoco. E volatile, il fuoco abbracciò l’universo, spalancò le sue porte e partorì la Vita. E fummo generati noi, figli del fuoco, noi faville che si levano alte ovunque il fuoco brilli.

Non fu la Donna solamente un tramite di carne, d’ossa e di sangue per l'uomo della croce. No ! Figlio della Donna è chiunque risorge.

 

Pentecoste

Erano chiuse le porte della stanza e venne possente il vento che spirava nel Giardino come brezza leggera. Chiusa era la stanza, come il mistero dell’uomo, che ha timore del suo simile; chiusa la stanza come seno di vergine.E venne  il vento a concepire. Prima conosciuto solo dall’agitato tremito dei rami, ora è lingua di fuoco che brilla sopra il capo.

Torce molli di cera, spenti candelabri, gli abortiti discepoli riuniti,  corsero come fuochi nella stoppia, e sfavillarono stelle nella notte, Un popolo si sparse, come le feconde acque del parto che scendono alla terra.

Tutto fu un gratuito dono; alla donna non fu chiesto neanche, per essere  madre, il sacrificio della sua intatta umanità.

 

Erano concordi all’orazione!

Supremo godimento   alla preghiera non é il possesso  della sua Presenza. Tutto si fa mediocre, nella mediocrità del cuore umano, quando la mano stringe a possedere,

Le porte erano chiuse, la paura del giudizio di uomini sapienti li rendeva morti. Fu allora necessaria una violenza fatta di vento e fuoco. E come foglie arsero le forme del possesso, le vuote forme del possesso di Dio; si aprirono gli  imbiancati sepolcri edificati  a custodire morte.

Se neppure il cielo può abbracciare Dio, godimento supremo è farsi puro ascolto; lasciare che l'Eterno soffi dentro di noi, come alitò in Maria.

 

La meta

Passa la singolarità dell’esistenza, nell'affanno si inseguono le stagioni dei popoli, e nel tempo scorre anche la Chiesa. Un andare forse alla morte? O il grande avvento al Natale del tutto? Già lo leggo riflesso nella linea, sempre più curva, del  seno incinto di Maria.

 

I misteri del regno

Non fu solo mettendole in mano una corona che la dissero  Vergine del Rosario. La sapienza del popolo ricordava il Cenacolo, e lì vide la madre di Gesù, narrare ai discepoli la misteriosa e tenera infanzia del suo figlio e la beatitudine della sua passione che era certo un ritornare al Padre.

Scorrevano i misteri, ed essi finalmente erano sapienti di una incompresa gioia. Inondava lo Spirito la chiusa casa come quel giorno invase  il seno della vergine.

Nacque così il rosario: nel fuoco di Pentecoste, come un parlare di madre che narra, in mezzo ai figli, del grande primogenito che solo lei conobbe  quando nacque, e solo lei vide salire dalla croce al Padre.

 

Adamo che teme di morire

Bisogna pure abbatterla, si disse, questa solitudine; metterò avanti a me  un figlio che sia avanti a noi legato dal comune sangue. Ma il conto però non gli tornava. Ricevuta una quota di mia vita, si disse, egli a me esproprierà me stesso;  misurerà, crescendo, il mio declino ed alla fine tutto farà suo.

Un figlio della carne è costruirsi la morte, è un vincere che annunzia l’irreparabile sconfitta.  Guadagnare per perdere, questo è l'atto del generare.

Diversa fu la strada di Maria. Non partorire un figlio come parola detta che resta 1ì di fronte a giudicarmi e vedermi passare, ma eternamente generare il Verbo, che sono io stesso, per una corsa eterna.

 

La madonna del latte

Non c’è mano capace di impastare la vita e sollevarla come fragrante pane che al tempo non raffermi. Ma dove nasce, fratello, questo strano sapore che rende gradita finanche l’amarezza del vivere?

Chiudili gli occhi, come il bimbo sicuramente unito al seno di sua madre, perché vie oscure di contatto ha la dolcezza  del latte,

 

Giudizio universale

Così avevano detto: il cielo si aprirà e profonda tenebra vi annegherà nella vostra stessa paura. Un’immensa nera pupilla vi guarderà, e il suo oscuro lume vi attrarrà come in un buco nero. E noi ci aspettavamo di fondere come metallo tenero, di sentire le ossa  liquefatte,  d’evaporare, senza  contemplare il fuoco nuovo. Così avevano detto.

Ma il grande foro nero della sua pupilla, si cinse d'arcobaleno e apparve la colorata iride dell’occhio del Signore. E tutto fu diverso! Venne lo Spirito in forma di terrestre colomba; le sue tenere piume fanno tremare parole e sentimenti umani, e i1 vento alto solleva in infiniti voli senza un orizzonte.

Venne lo Spirito, e quasi si poteva toccare, se toccar si potesse la dolcezza d’essere figlio di così grande madre. E vi fu il temuto giudizio:  Madre, questo è  tuo figlio!

 

Assunzione

Assunta in cielo! Qualcuno immagina una scala infinita appoggiata alla luna; ed altri si domandano se portava quel giorno un velo azzurro, o bianco come le nubi aperte, stupite al suo venire.

No! Ascoltate come fu tutto diverso: c'era la Grande Porta aperta nell’alba di resurrezione; lasciò passare Lei; e in Lei questo stanco universo. Poi si rinchiuse sul riposo di Dio. E poiché nella madre fu perfetto il giudizio, tutti ne uscimmo assolti, come figli risorti, assunti sulle nubi del cielo.

Assunta in cielo! La contempli e sai che quanto resta da vivere è solo un tratto di sonno che ancora ci divide dall’abbraccio del Padre; che seguirà un risvegliarsi lieto nel mattino.

Ma già da ora l’anime nostre vedono chiaro il sorridente Volto della gloria. E se la mano timorosa copre ancora la pupilla, uno spiraglio resta fra le dita a raccogliere luce. L’anime nostre, insieme a quelli che diciamo morti quasi a volerli uccidere attraverso il ricordo, sono fissate a contemplare Lei che ad occhi aperti traversa il mistero di Dio.

 

Prega per noi peccatori

Silenziose sono le labbra della perfetta orante: ché invocare é un ascolto.

Le incessanti parole, che raccontano passati dolori, crescono intorno come siepe di rovi ed in esse si resta soffocati. Un rimestare nella feccia di ieri, mentre qualcuno ti viene offrendo limpido un vino che rallegra il cuore.

Invocare è un ascolto, una pioggia leggera che rinfresca la pietra arsa dal dolore, e scivolando ristora tutt'intera la terra.

Invocare é un ascolto dai mille bagliori, un rilanciare alla Luce, la  luce della  vita. E se vuoi essere uno specchio perfetto, fatti allora come Maria.

 

Libertà

Vergine e madre: oggi vi leggerò il rispetto profondo del Creatore verso le sue creature. Veramente cosa degna di un Dio non pretendere mai un tributo di morte o di dolore al dono della vita; entrare nell'uomo senza nulla violare, e neppure infliggere la dovuta ferita d'ogni concepimento umano.

Giungendo come un servo, quasi in punta di piedi, con mano lieve Egli ha consacrato la libertà dell’uomo; ed il suo io di carne l’ha trasformato in tempio dell'Eterno.

 

Specchio di salvezza

Difficile dirsi immagine di Dio, quando l’oggi ti mostra pazzo e frastornato. Tu un Dio ?! La sapienza del mondo sorridendo ammicca.

Risponderò: A voi sapienti dalle molte parole, ingegni dai  pensieri tortuosi manca uno limpido specchiarsi nel volto di Maria. Chi contempla la Madre del Signore, dimentica col corpo questo mondo dolente ed impazzito; e inaridisce quella  vena di lamento sulla nostra umanità fallita.

E' lei lo specchio misterioso che riflette il volto di noi già servi di morte ora viventi. Non l'offuscare, amico, col superbo fiato della bocca: cose opache vedrai e funebri fantasmi. Fu dato  solo a lei  riflettere l'Eterno.

 

Lo rivedrò?

In cielo non vi sarà nè moglie nè marito! é un lieto annuncio, o piuttosto un addio alle nostre stagioni e ai nostri amori? Una buona novella o eterno oblio steso su ogni tenerezza umana, e tale da gelare il tepore finanche di carezze materne? 

Nel regno non vi saranno né mogli né mariti! Una maledizione dunque, una condanna ad essere lontani ed estranei, noi che insieme vivemmo sotto questo pallido sole? Come  desiderare l’inerte paradiso piatto e disincarnato,  costruito sul vuoto dell’amore?

Io vi rifiuterò distanza e annientamento, tartarei vapori congelati, occhi colmi di lacrime deluse, e canterò legami ancor più intimi  ai nostri amori,  una unione feconda ed infinita, una  ricchezza nuova.

Nel regno non saranno né mogli né mariti perché scaturirà dal cuore  un fiume d'acqua viva, uno zampillo di generazione. E tutti saranno sposo e sposa, madre e figlio, tutti ad ognuno, e ciascheduno a tutti senza l’opera d'altri.

Come un giorno a Maria venne lo Spirito, e in lei tutta la storia divenne viva e fu una, nel volto del Signore, così sarà fecondo il seno di ogni virginea solitudine. Vergine, sposa e madre: questa l’immagine carnale della beata eternità di vita.

 

La libertà viene dal futuro

Il passato espropria l'atto stesso del vivere a noi, che vanamente inseguiamo un atto di espressione totale, noi figli dell’ieri, schiavi della morte del ‘fu’. 

Se vuoi essere libero non porre riserve, non nascondere pieghe oscure nell'anima: sii mano aperta alla mano tesa di Dio. In questo lei fu totale  come il riso ed il pianto di un bambino, come la fame vera che al lebbroso che mangia fa dimenticare il suo sfaldarsi.

La libertà dal mondo, abbandonato alla deriva della morte, fu il segreto della sua onnipotenza. E se la tua voce nasce dubbiosa dall’intimo del cuore, se come Orfeo ti volgi al tuo passato, sia la sua nota limpida a guidarti al futuro. E a farti libero.

 

Imitazione

La dipingono come santa da affresco, rotonda e liscia come un confetto, calamita insaziata di lodi e di canzoni. Da cristiano qualunque lasciatemi vedere una donna  qualsiasi, una donna fra tante, così umana e solamente umana da saper costruire un corpo qualunque al Figlio dell’Eterno.

Essere, come Maria, madre di un figlio che fu detto un beone ed un ingordo, è costruire con la poca creta dell’esistenza un tenero corpo di incarnazione al Signore che viene. Allora è dolce abbandonarsí a una misericordia che nulla di strano chiede all'uomo; solo un’umile obbedienza alla vita. E in cambio dona il Tutto.

 

 

Sterilità

Voi che soffrite di non poterlo generare un figlio, perché già l'amate e non potreste offrirgli un'esistenza degna ad un cucciolo d'uomo, vi state  rispecchiando nel mistero di lei. 

Per un figlio di amore si precluse d'essere umanamente madre ad una grande prole. Questa la spada che uno ad uno li svenò nel suo grembo ospitale. Ma fu pure allora, in quello specialissimo dolore che le svuotava il ventre, ch’ella divenne madre a tutti gli innocenti del mondo.

Rispecchiatevi in lei voi che concepite un amore che resterà muto e senza volto; e voi anche che soffrite nello spezzarsi del germoglio che preme la corteccia del cuore. Rispecchiatevi in lei: vostro è infatti quel figlio che non sarà mai  generato; vostra ogni vita che ha visto il sole o non lo ha visto mai.

E tu pure, fratello, sappi che il cielo saprà offrire un fecondo grembo alla tua frustrata maternità. Sin d'ora, nel tuo cuore vuoto, si sta moltiplicando  quel popolo di figli che ti attende alla pacata cena vespertina del Signore.

 

L’angelo parlava sottovoce

Dicono che la prima carezza di un concepito ha il tremore lieve di un fremito di piume. Da quando, morendo a sé, il Dio si fece carne, quel soffio leggero quel frullo d’ali insegna più d’ogni parola. Sommesso fu il parlare dell’angelo.

 

Tuo figlio morirà

Un giorno tutti chiuderemo gli occhi; ma concepire un Figlio perché muoia, è terribile.

L’anima nostra che si ingravida di amori tramontati o rapiti, spesso vacilla se non ricorda Lei e in Lei non riscopre la fiducia che un giorno li avrà tutti, chicchi alla sua spiga.

 

Lo chiamerai Gesù

E’ gelosia di vita dare al figlio un nome della propria famiglia; quasi innestare giovane sangue sulle secche radici della carne. Così Adamo si illuse che l’albero potesse vivere eterno, mangiando il proprio frutto.

Lei rifiutò questo inutile innesto; dalle radici, avide dei propri frutti, Ella si volse al fiore che improvviso spuntava sulla cima del palo.

A chi pure era solo figlio suo non dette un nome; dimenticò la terra e il passato che vuole segnare di sé ogni futuro. Obbediente lo chiamò come era nominato in alto. E divenne così figlia al proprio figlio e per il suo tacere , come vita nata dalla sua Vita, immacolata fu portata in alto.