|
Saggio sulla natura della mente C’e’ una moltitudine di nomi che ruota intorno alla mente: anima, spirito, pensiero … ciascuno con sottigliezze di significato che una conveniente grossolanita’ permette di trascurare, riassumendoli tutti nel concetto di mente. Distinzioni piu’ pressanti riguardano la mente divina e quella umana. Sulla prima e’ produttivo disquisire solo per evidenziare apparenti contraddizioni negli attributi che la mente umana insiste nel darle. Sulla mente umana abbiamo invece notizie di prima mano che dovrebbero consentirci qualche considerazione. Cominciamo con la piu’ evidente, ma spesso negletta: mente cosciente e mente non cosciente. Quest’ultima abbraccia ambiti vitali ben piu’ ampi e profondi della mente cosciente che su di essa galleggia. I contorni della mente inconscia si confondono con la sorgente stessa della vita. Delle caratteristiche della mente si discute da sempre. Ci hanno provato dapprima i filosofi, poi gli addetti alla scienza. Tra pregi, difetti e banalita’, molte delle affermazioni enunciate in questa virtuale e prolungata tavola rotonda hanno riguardato i processi del pensiero e gli stati mentali visti nella prospettiva del soggetto spettatore e attore. Di proposte specifiche sulla natura della mente ne ricordo poche, e quelle poche di sapore ostentatamente riduttivo. S’intende che tra esse non includo la proposta dei teologi e di qualche filosofo secondo cui la mente (lo spirito) e’ sostanza pensante, ineluttabilmente distinta dal mondo fisico. Se si volesse accettare questo punto di vista, il discorso non andrebbe molto oltre. D’altra parte, mi sembra urgente ricordare che qualunque balbettio sulla natura della mente non puo’ che fondarsi sull’elenco possibilmente completo delle sue proprieta’/capacita’ o almeno di quelle che le vengono attribuite. Si tratta di evitare il pericolo di proposte che riguardino solo questo o quell’aspetto della mente, cosi’ come frequentemente avviene con fenomeni e sistemi di grande complessita’ che si contemplano nella loro interezza solo con difficolta’. Potrebbe anche darsi che un’esauriente visione d’insieme non sia in questo caso raggiungibile, dal momento che l’oggetto dell’indagine e’ appunto la nostra mente, cioe’ l’osservatore. Ma forse qualche utile osservazione potrebbe essere ottenuta anche se contenitore e contenuto, osservatore e osservato hanno le stesse dimensioni e la stessa natura. Comunque sia, non essendoci certezza in un senso o nell’altro, vale la pena di proseguire. Cerchiamo quindi di formulare un primo elenco, per sommi capi, delle proprieta’/facolta’ della nostra mente senza preoccuparci troppo del giusto ordine di priorita’. 1. siamo certamente sicuri che la mente dell’uomo esiste in stretta associazione con il corpo e, in particolare, con il cervello. Ad essi non si puo’ disconoscere la natura di oggetti biologicamente strutturati e determinati. Se e’ vero che l’associazione tra la nostra mente e il nostro corpo non esclude l’esistenza di menti disgiunte da un corpo, essa solleva il problema delle origini ontogenetiche e filogenetiche della mente. Non si tratta solo di andare a ritroso per fermarsi all’inizio della storia evolutiva del vivente (sarebbe una soglia conveniente ma arbitraria), ma di spingersi piu’ indietro, molto piu’ indietro, fino al puntino denso e adimensionale di prima del big bang. 2. siamo altrettanto sicuri che la nostra mente e’ in grado di rappresentare la struttura del mondo a noi esterno in molte delle sue multiformi qualita’, relazioni e complessita’, appartenenti in primo luogo all’ambiente circostante, ma anche ad ambienti lontanissimi per dimensioni spaziali (vedi contorni astronomici), o temporali (ere geologiche, big bang). Queste rappresentazioni si basano su percezioni che sorgono da sensori del mondo esterno e si combinano con quelle di sensori del nostro corpo per produrre le qualita’ dei nostri stati mentali, intrinsicamente incomunicabili tra menti distinte, ma presumibilmente non molto dissimili tra loro. Le rappresentazioni sono alla base della formazione di concetti, dei loro rapporti logici e del raziocinio. Esse lasciano tracce modificabili (memorie) che contribuiscono alle qualita’ dei nostri stati mentali, non ultimi sogni e incubi. Dal momento che non c’e’ rappresentazione mentale che il soggetto non valuti per il potenziale impatto che essa ha o potrebbe avere nei riguardi del suo benessere o malessere, diretto o indiretto, tutti gli stati mentali si colorano di tonalita’ affettive ora deboli e vaghe, ora intense e coinvolgenti: dolori e piaceri, sentimenti ed emozioni. Il tentativo di controllare i risvolti sociali delle nostre tonalita’ affettive e delle loro conseguenze comportamentali ha generato nel tempo il sorgere dei giudizi morali e dell’etica. Mistero nel mistero, l’incomunicabile qualita’ dei nostri diversissimi stati mentali sorge da messaggi nervosi che come primo compito hanno quello di omologare ogni tipo di stimolo nello stesso linguaggio elettrico e chimico, ma che riescono tuttavia a ricomporre quadri mentali della piu’ sconvolgente diversita’. 3. la nostra mente cosciente appare in grado di compiere scelte meditate e di muovere il nostro corpo utilizzando spesso quella speciale energia potenziale che chiamiamo volonta’. Ma non ci si puo’ dimenticare degli aspetti non coscienti della mente che coordinano i movimenti interni del corpo fino a governarne lo sviluppo e il ciclo vitale e a sostenere buona parte delle nostre attivita’ di pensiero. Inoltre, non si puo’ non ricordare che la nostra mente e’ anche capace di creare. A lei si devono tutte le culture e le conoscenze dell’uomo, non solo i variopinti linguaggi della comunicazione tra uomini, ma anche la generazione di poemi e letterature, opere musicali e di teatro, armonie di danza, immagini pittoriche e monumenti architettonici, costruzioni matematiche e della logica, edifici teologici e della scienza. 4. dulcis in fundo, la nostra mente puo’ generare fenomeni cosidetti paranormali, tra cui telepatia, precognizione, telecinesi, magia bianca o nera, stati mistici o di meditazione trascendentale. Essi implicano la capacita’ di superare i limiti tra presente e futuro, di annullare le distanze tra un luogo e l’altro dello spazio, di agire su oggetti lontani. Non e’ un mistero che l’esistenza stessa di questi fenomeni e’ messa in dubbio dalla scienza ufficiale, ma qualcuno ha detto “vi sono piu’ cose al mondo di quanto non spieghi la tua filosofia”. Anche la scienza ufficiale non puo’ riconoscersi come depositaria di tutta la verita’. Se tra questi fenomeni si includono miracoli e interventi della provvidenza divina, ecco che la dottrina della chiesa non puo’ permettersi di lasciarli fuori dalla porta. Per quel che mi riguarda, i fenomeni paranormali intesi nella loro piu’ ampia accezione sono dimostrati da una moltitudine di esperienze umane, alcune personalmente vissute da molti tra noi, ai quali la scienza ufficiale farebbe bene a prestare una non preconcetta attenzione. 5. infine, la mente e’ per molti versi libera. Essa puo’ rivolgersi agli aspetti piu’ diversi dell’attivita’ umana, da quelli piu’ nobili a quelli piu’ ripugnanti, da feroci atteggiamenti di egoismo ad atti di generoso altruismo, dalla determinazione al male all’insopprimibile anelito per il bene, dalla violenza contro gli altri a quella verso se stessi.
Delle caratteristiche sopra elencate mi sembrano degne di un ulteriore commento soprattutto quelle che riguardano le interazioni tra mente e mondo fisico, e quelle che si riferiscono agli aspetti evolutivi della mente. Le interazioni tra mente e mondo fisico sono bidirezionali. La mente e’ influenzata dal mondo fisico ed e’ in grado di modificarlo. Stando alle nostre convinzioni, la mente opera sulla parte corporale della persona inducendo movimenti coordinati e comportamenti volontari o involontari di estrema rilevanza o finezza. Piu’ raramente, essa agisce sul mondo fisico lontano dai limiti corporali della persona partecipando a fenomeni cosidetti paranormali. Per quel che riguarda gli aspetti evolutivi, il chiedersi se alcune delle nostre facolta’ superiori siano o meno presenti in specie animali a noi filogeneticamente vicine ha finora comportato il sorgere di vigorose conflittualita’ dottrinarie. Se si vuole stabilire quale sia il limite minimo di organizzazione corporale e, in senso piu’ lato, di struttura fisica ancora associabile a fenomeni mentali, sembrerebbe opportuno prendere in considerazione aspetti piu’ basilari della mente. Tra essi, quello che appare molto vicino a questo limite e’ la sensibilita’ a uno stimolo, dal momento che essa presuppone la distinzione tra entita’ sensiente e ambiente fisico di provenienza dello stimolo (tra io e non io). Se si accetta questo criterio per l’identificazione della mente, diviene giocoforza ammettere che processi mentali sono presenti non solo negli animali superiori e in quelli primitivi (fino agli organismi unicellulari), ma si rischia di travalicare la soglia del biologico per penetrare il livello chimico e delle particelle elementari, anch’esse in grado di interagire con altre entita’ materiali o energetiche del mondo a loro esterno. Ma sulla base di quale criterio potrebbe essere definita una soglia? Naturalmente, dal livello chimico in giu’, entita’ sensiente e stimolo diventano intercambiabili in quanto la loro interazione e’ reciproca. Tuttavia, un doppio ruolo viene di continuo a riproporsi anche nelle relazioni che intratteniamo con i nostri simili, nelle quali ognuno di noi e’ al contempo entita’ sensiente e stimolo per l’altro. Da quel che sappiamo della struttura dell’universo e della vita, un principio generale riguarda l’organizzazione di unita’ elementari in sistemi unitari piu’ complessi, a loro volta riassunti in sistemi unitari ancora piu’ complessi. Si va dalle stringhe agli atomi, dalle molecole alle cellule, dagli organismi ai sistemi ecologici. Ad ogni livello, le proprieta’ delle unita’ elementari sono modificate dalla loro integrazione in sistemi unitari piu’ complessi, cio’ che genera l’emergere di nuove proprieta’. Come esempio emblematico si possono prendere i composti aromatici e i loro elettroni p che, pur derivati da singoli atomi di carbonio, sono tuttavia delocalizzati su tutta la molecola. Se ne puo’ trarre la conclusione che l’unione di parti integrate in un tutto presuppone che ognuna di esse si privi di una parte della propria energia individuale per metterla a sostegno della coesione del tutto. Se questo avviene a tutti i livelli di integrazione, dai piu’ semplici ai piu’ complessi (come sembra innegabile), bisogna presupporre l’esistenza di complessi scambi energetici sia orizzontali che verticali, cioe’ tra le diverse parti di un certo sistema cosi’ come tra esso e i sistemi che lo contengono e che esso contiene. Per estrapolazione dalla nostra, si potrebbe chiamare anima di un sistema il complesso apparato energetico che ne garantisce la coesione nel tempo. Gli elettroni p sarebbero l’anima dei composti aromatici. I fisici studiano le diverse particelle elementari e i diversi campi energetici della natura. Grazie al progredire delle loro conoscenze, le prime si sono fatte sempre piu’ piccole, diventando ultimamente mere vibrazioni di stringhe, mentre i campi energetici occupano spazi infinitesimi tra le particelle ma anche distanze siderali. Con Bertrand Russel si puo’ quindi affermare che “la materia e’ una formula comoda per descrivere cio’ che avviene la’ dove essa in realta’ non c’e’”, e con Albert Einstein che “noi possiamo percio’ considerare la materia come costituita dalle regioni dello spazio nelle quali il campo e’ particolarmente intenso … In questo nuovo tipo di fisica non c’e’ luogo insieme per campo e materia poiche’ il campo e’ la sola realta’.” Qual’e’ quindi la mia maniera di concepire la natura della mente? Semplicemente identificandola con i campi energetici e con la progressiva integrazione di campi di diversa natura nelle complesse strutturazioni orizzontali e verticali che sono via via apparse nell’universo e sulla terra dall’inizio dei tempi. Nel passaggio dalle particelle elementari ai composti chimici, dalle primitive forme di vita agli organismi multicellulari, dalla sofisticata struttura del cervello umano alle interazioni tra individui, popolazioni e sistemi ecologici, si puo’ ammettere che il fenomeno mentale sia progressivamente maturato da un primo livello elementare fino alle capacita’ e alle qualita’ della mente umana. Secondo questa maniera di vedere, la mente pervade il tutto o meglio si identifica con quell’aspetto del tutto che e’ meno facile accettare perche’ in gran parte ci appare e ci investe con il suo aspetto di entita’ estranea alla quale non e’ facile attribuire connotati mentali.
Questi sono i miei pensieri sulla natura della mente. Mi sembrano plausibili quanto le figure effimere disegnate dagli stormi di uccelli che si annidano nelle nostre citta’. Quelle nuvole vive e cangianti si rompono e si ricompongono di continuo secondo logiche collettive a me ignote, ma che riflettono metafore di liberta’. Anche i pensieri sulla mente dovrebbero godere della stessa liberta’, per evitare di ancorarsi a dogmatismi scientifici o teologici, e per sfruttare invece l’umilta’ preziosa del potere errare nel tentativo di raggiungere la verita’. La mente di cui si vuole conoscere la natura e’ figlia trinitaria e diletta dello spirito e come si sa, lo spirito e’ come il vento: soffia dove vuole. Come potremmo sperare di riuscire a comprendere la natura della mente con formulazioni rigide, precise definizioni e sottili distinzioni, o immagazzinando idee preconfezionate nelle quali si rischia di rimanere impigliati come uccelli a cui si impedisce di volteggiare nell’aria. Forse l’unica maniera di avvicinarsi alla natura della mente, della mente che ora mi suggerisce questi pensieri e che un istante prima mi volgeva verso altri lidi, forse l’unica maniera e’ di descrivere le sue multiformi apparenze in poesia. Per questo, il volteggiare degli uccelli liberi di volare nel cielo, maestosi nelle loro riunite moltitudini e felicemente indifferenti alle loro improvvise separazioni, e’ forse la migliore descrizione dei processi della mente.
Essi solcano il cielo in leggiadre moltitudini liberi di accodarsi e andare insieme liberi di rompere d’un tratto lo stormo unito e di formare allegre piu’ piccole brigate. I loro stuoli precipitano nell’aria e poi risalgono rinnovando altre bande.
Sono gli uccelli di citta’. Volteggiano felici trattenuti da trame sconosciute ma per l’istante breve. Altri fili si formano e tessere compongono di mosaici nuovi.
Anche i nostri pensieri trascorrono nel cavo della mente sottile come il cielo. Non cercano riposo. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||