Home  
 
La vita
   
I lavori già pubblicati
   
Articoli vari
   
Articoli vari
   
Contributi
   


 

Teologia

 

Esegesi

 

Cristo

 

Sacramenti

 

Chiesa

 

Incarnazione

 

Maria

 

Sacra Scrittura

 

Pastorale

 

Patristica

 

Kabbalah

 

Talmud

 

Autori Greci

 

Contattaci


Una prima rilettura del

Discorso di Paolo sull’AREOPAGO

Atti XVII (22-33)

 

1. Il testo corrente

“Allora Paolo, ritto in mezzo all’areopago disse: Ateniesi sotto ogni punto di vista io vi trovo sommamente religiosi. Infatti passando ed osservando i vostri monumenti sacri ho trovato anche  un altare sul quale stava scritto: ‘A un Dio ignoto’. Orbene, quello che voi venerate senza conoscerlo, io vengo ad annunciarlo a voi. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che in esso si trova; egli è Signore  del cielo e della terra e non  abita in templi fabbricati dagli uomini, né riceve servizi dalle mani di un uomo, come se avesse bisogno di qualcuno, essendo lui che dà a tutti vita , respiro ed ogni cosa. 

Egli a un solo ceppo ha fatto discendere tutte le stirpi degli uomini e le ha fatte abitare su tutta la faccia della terra, fissando a ciascuno i tempi stabiliti e i confini della loro dimora., perché cercassero Dio, e come a tastoni si sforzassero di trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In  lui infatti viviamo , ci muoviamo e siamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: ‘Di lui infatti noi siamo anche stirpe’.  Essendo noi dunque della stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile ad oro od argento o a pietra che porti l’impronta dell’arte e dell’immaginazione dell’uomo.

Ma ora, passando sopra i tempi dell’ignoranza, Dio fa sapere  agli uomini che tutti e dappertutto  si convertano perché egli ha stabilito un giorno nel quale sta per giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo  che egli ha designato, accreditandolo di fronte a tutti, col risuscitarlo da morte.  

Ma quando sentirono parlare di resurrezione  dei morti, alcuni lo canzonarono, altri dicevano: ‘Su questo argomento ti sentiremo ancora un’altra volta’.  Così Paolo se ne uscì di mezzo a loro.”

 

 

2.  Prime considerazioni

Se la Chiesa ha compitato il testo così come lo ritroviamo nella  Bibbia corrente; se lo ripete nella liturgia e lo cita nei suoi documenti, è evidente che esso esprime un significato del tutto accettabile; e tuttavia non unico ed escludente.  Nulla vieta,  andando oltre quella lettura che Agostino definiva ‘carnale’, di cercare in esso un messaggio più profondo, capace di illuminare quell’evento e collegare le parole di Paolo ai testi dell’Antico e Nuovo Testamento.

Invitano a compiere tale ricerca alcuni dati, tra i quali sommariamente  sottolineo: - il contrasto far la solennità dell’evento e la povertà del discorso di Paolo; - l’assenza del nome ‘Gesù’  che pure era stata occasione dell’invito a parlare; - l’incipit assolutamente retorico, e quasi al limite della ipocrisia, posto che poco prima si accenna ad un Paolo  ‘infiammato di sdegno per la presenza di tanti idoli nella citta’; - la poca credibilità di un altare ad un ‘Dio ignoto’; - la assoluta genericità della prima parte del discorso riferibile ad ogni religione, e la brevità e genericità dell’annunzio dell’anonimoUomo’ mandato da Dio a giudicare il mondo, e accreditato con una resurrezione dai morti; - ed infine la dura e negativa reazione degli astanti verso l’annuncio di questo evento per nulla ignoto ai greci, la cui religione conosceva ipotesi di resurrezione (es. Admeto).

La traduzione letterale che suggerirò evidenzia un discorso ben più complesso centrato sul tema della ‘universalità’ della nuova fede, e che si pone in maniera equidistante rispetto ai filosofi laici  spregiatori del sacro, ed agli integralisti  del mosaismo (‘impudenti’) fautori di una religione privata ed esclusivista.

L’annuncio si muove dunque in un contesto che  in qualche modo già conosce l’evento Gesù ed in ogni caso la rivelazione vetero testamentaria (comunità giudaica).  Esso ha come tema l’universalità  della relazione salvifica con Dio e non teme di recuperare quest’ultimo attraverso due ‘nomi’ che appartenevano alla religione classica (sono presenti alcuni filosofi) . Mi riferisco ad ‘Atena’ che si può intendere come il ‘Verbo del Padre’ (essendo nata dalla testa di Giove), come ‘Principio indubitabile del principio’ (Alfa  then alfa); ed al  ‘X’  citato da Platone nel suo Timeo ed indicante il segno di croce col quale Dio si è segnato sulla terra; in altre parole un  ‘X’ di increaturazione.

Attraverso questi elementi Paolo sottolinea che il Creatore è presente nella sua creatura, ed espone tale tesi in forma più avanzata. Attesta che il Dio non è solamente ‘segnato’ nel mondo (X) , ma si è fatto ‘Uomo’ in senso pieno, accettando quindi finanche la morte; ed  ha costituito poi come strumenti di divinizzazione quei pani eucaristici e quel calice di comunione che consentono al credente di  accogliere lo Spirito divino.

In quanto resosi simile all’uomo, il Dio costituisce l’unità del ‘molteplice’; ed in quanto  sostituitosi all’agnello del sacrificio  egli unifica in sé la religione classica e quella mosaica.

 

Orientando in questo senso la ricerca ne vien fuori un testo (altri sono possibili)  nel quale spariscono le difficoltà che prima ho indicato; e l’evento dell’areopago si tramuta da esperienza quasi fallimentare  in un discorso che, senza perdere i tratti della cattolicità, si situa più precisamente  in un confronto tra classicità e fede mosaica.

Una diversa traduzione della parte finale (che non riporto) consente di recuperare quel rifiuto che caratterizza la versione corrente, motivandola però non  con riferimento alla ‘resurrezione’, bensì col  dover accogliere come sacramento quell’Agnello Pasquale che per gli ascoltatori implicava anche  l’accettazione della ‘Legge’ mosaica e della primazia di un sacerdote giudaico.  

Una tale comportamento reattivo si inquadra agevolmente nella reazione  del mondo classico  verso un giudaismo, tenuto in bassissima considerazione sociale e politica, e che presentava i suoi fedeli convertiti al cristianesimo come ‘capi’ ed in qualche modo esportava quella ‘Legge’ che un giudizio unanime considerava  più che mediocre a fronte delle opere della classicità

 

3.  Una possibile ricompitazione del testo[1]

22  Staqeij de o Pauloj en mes%  tou areiou pagou efe.

Andrej,  A qhn A [Aqhna]  ioi.  Kata pan  Tau Alfa wsde  isi.[2]

23  Dier-X  om' Enoj  agion.

Ar ka  iana  qeorwn ta sebasmata  umwn, euron  kai bwmon  

en  %  epegegrapto: A<lfa>  <a>G<ia>  nwst% qe%.

O, oun A. G.  nountej, eusebeite,  touto egw   kat' aggellw umin.

 

24  O Qeoj, o poihsaj  Tau On  kosmon kai pan.  Tata en aut%.       

Outoj,  oura Nou  ka igej,  upar X,  Wn Kurioj  oude apo.

25   X eir  o  poi hto.  Ij  naoij katoikei.  

Ou de apo X,  eir wn,  anqrwpina  wn qerapeuetai.

Proj de,  o menoj Tau Inoj,  outoj di-douj  pasi:

zwhn kai pnohn  - ka ita panta-  E.

26 - Poihsen  Tau,  E ec  Enoj,  pan eqnoj,  

anqrwpwn  katoikein epi  pantoj prwsopou,  

thj ghj orisaj  prosta  eta  agia  men ouj  ka irouj.

 

Ka Itaj, oroqesia  asthj katoikiaj autwn,

27  zhtein ton Qeon eia.  Raga.  

E yhlafhseian Auton  kai euroien  Kurion.

Aiga eou, makran <Odon> apo Enoj, ek Astou hmwn,  upar X. onta.

28 - En Aut%  agi%  ar zwmen  kai kinoumeqa.  

Kai esmen  wj  Tau Inej.

Tau Wn  kaq'umaj <hmaj>  poih.

 

Eire  h  kasin tou garka:   i  ga Enoj.  

29 - Esmen,  genoj,  oun upar X ontej tou qeou,

ou Kuriou  ofeilomen  noma izein  X.

Rus% h argur%;  h  liq%;  X aragma;  

ti te  X  nhj  kai equmhsewj   anqrwpou;

To qeion  einai omoion  30  to,  usma enoun  X.

ro-Nouj,  thj agnoiaj uperidwn,  o qeoj.

Ta nun paraggelle.

I Tau Oij, anqrwp-Oij, pan te aska,  anta  X,

31 - o  uma  eta  noein.   Ka  'Q'   o  ti esthsen  hma  eran.

Env   mellei  kri  nein thn oikoumenhn  en.

 

Di- Kurioj, Alfa ioj,  un hien  andri  %.

Wr  isen  pista,  in  par'  aj.  

X  Wn,  Paj,   In  ana sthse,  ase Auton.

 

Ek nekrwn  32  akouse  anta.  Ej d' eana  stasin nekrwn.

Oi, men, E X  leu-azon.  O  ide.

Eipan, akousomeqa  sou.  Per' itou te ou ka I palin:  

33  outwj opa uloj ec hlqen, ek mej Ou, autwn.

 

 

 

4.  La versione in italiano

(22) Stando al centro dell’areopago Paolo diceva:

O uomini, che il Principio, il vero Principio (Atena)  possa venire. In  ogni cosa la Perfezione Principio esalava profumi di sapienza.

Io medito su di voi, o sapienti che prevaricate sul sacro.

(23)  Il ‘Chi’, vivente presso l’Uno,  è il Tempio. E dunque, facendo attenzione alle cose che voi avete abbandonato come rifiuti, quelle a voi appartenenti e pur degne di venerazione, io mi sono imbattuto anche in un vostro altare sul quale è inciso: “Al Dio conoscibile come Santo Principio”.

Quanto voi venerate, intendendolo come Santo Principio, si, quello proprio io apertamente vi predico.

 

(24)  Egli (è) Dio, Egli il creatore di una Cosa perfetta, di un che di organizzato e totale.  Ogni cosa che si espande (cioè il molteplice) è unità ad opera sua.

Egli proprio, sezione finale del divino progetto sottoposta al silenzio, visione reale nel X, quale vivente Signore non è lontano e a parte  (25).  Il X  era  dovunque come turbine; quale Persona abita sereno nei templi.  Pur essendo un  Turbine, non da lontano il X  si prende cure delle umane vicende dei suoi.

Ed oltre a ciò, quale energia della Perfetta Potenza, egli doppiamente offre a tutti un dono: la Vita quale soffio totale, e Se stesso, pleroma di verità.

(26) Da Perfezione costruì un se stesso, proveniente dall’Uno,  come stirpe totale per incarnarsi in ogni umana persona, separando dalla terra come (suoi) veri templi quelli che qui giù sono santi.

 

A detta degli ‘Impudenti’ (giudaizzanti) (solo) l’area limitata della loro residenza cittadina (Gerusalemme) consentiva la ricerca di Dio (27)  Una separazione! Voglia il cielo che essi sappiano cercare a tentoni, e lo trovino, l’ardente Signore.

Il suo Agnello (pasquale), la Grande Via (Scrittura) derivante dall’Uno, io  recuperavo dal ‘Cittadino’’  quale presenza reale del X vivente.

(28) In lui, il Santo, ora noi viviamo ed avanziamo; e in tal modo siamo persone perfette. Il Perfetto Vivente, per voi (noi), è erba saponaria  che lavando purifica.

 

Il perfetto Vivente inserì –è cosa certa- un ‘Fratello’ un suo  ‘pastorale’; egli ‘terra dell’Uno’ (Iou-da). Noi, certamente in  quanto raggruppati, siamo la reale visibilità del X (29)  perché apparteniamo a Dio.

Di Lui, Signore, noi siamo debitori dello stabilire la Legge del X. Crederai forse  mediante argento coniato? O forse usando della pedana tribunizia?  Un X urlato o in qualche modo un X di  umane valutazioni (filosofiche)  pure sconsiderate?

(30) Perché a tutti sia comune il ‘Divino’  perciò stesso una  ‘pioggia’ che accomuna (è) il X   fluente progetto divino, che non tiene conto dell’ignoranza egli (che è) Dio.

Questo tu annuncia!

Quale perfetto Agnello, uomo-agnello –e il tutto con dolcezza-  il X sta faccia a faccia.

(31)  Egli, come una  pioggia, perché si comprendano le verità.

Qui giù, da  ‘Segnato a morire’, egli in qualche modo fece della terra il suo rivestimento.

Al Terzo Giorno, come un pane, vuole impastare il mondo in unità.

 

Due volte  Signore, l’Unico Principio veniva dall’alto attraverso un suo Sposo. La Sposa apprestò le bevande; un calice presso di lui. Il Vivente Servo stabilì in alto il calice; soffiò l’Ardente.

Dai morti (cioè dagli uomini mortali) (32) egli apprese il finire delle cose; nel suo rivestimento (di carne), la condizione dei morti.

Attraverso l’Agnello lui, il X,  (è)  cosa da venerare all’altare.

A questo bada!

Essi  dissero:  Noi ci faremo tuoi discepoli. E, per chi è audace e gli appartiene, egli (è) di nuovo qui giù.

(33) Ebbene, dal di fuori venne una ‘Porta materiale’ (un sacerdote mosaico), certamente proveniente da Lui; e si manifestava a voce piena.”

 

 

5. Un commento?

Una attenta lettura di questo testo evidenzia moltissimi riferimenti al Vecchio ed al Nuovo testamento. Di essi non farò qui cenno in quanto non intendo difendere questo primo approccio al testo, ma solo proporlo  al lettore interessato.

VINCENZO M. ROMANO 2004


 

[1] Per rendere più agevole la lettura, nel ricompitare il testo, ho colmato le elisioni  ed a volte ho sviluppato  le lettere cifrate (X=segno di croce; K= Signore; S= Salvatore); inoltre:  (22) ‘isi’  equivale a ‘gnosin’;  (23) Il ‘gamma’ isolato vale ‘aghios’;  (24) il ‘tata’ da ‘Tatos’  aggettivo verbale di Teino; ‘ighe’ equivale  a ‘sighes’; (28)  Traduco il termine ‘Is’ con ‘persona’; (29) ‘Lithos’ indicava la tribuna degli oratori in Atene; (31) La lettera ‘teta’ indicava i segnati a morire. ‘Pas’ equivale a ‘Pais’.  Considero ‘isen’ un aoristo senza aumento, come nell’imperfetto; ‘IN’ come calice, essendo una misura per liquidi. Leggo ‘autos’ come aggettivo verbale di ‘auo’.

In ordine al ‘X’ vedi ‘scheda n.1’ in Cristianesimo\Cristologia in questo stesso sito.

 

[2] [Andra  ej  Alfa Q hnai Oi] [Qhn Alfa ioi] [Q hn aioi] [Q,  hn Alfa, I Oi ] . Daimonej,  terouj  umaj ana,  qewrw.