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MESE MARIANO - ROSARIO

In Spiritus Domini n. 5/1982

 

Sommario: - Il mese mariano; - Il rosario; - La liturgia dei laici; -Il ‘Gloria Patri’; - Il ‘mistero’; - Il ‘Padre nostro’; - Ave Maria; - Regina delle vittorie; - Santa Maria; - Una proposta.

 

Il mese mariano

Una pia tradizione è quella del mese di maggio, dedicato al culto della vergine Ma­ria. Una tradizione che in un certo senso la nuova riforma liturgica ha messo un po’ in disparte, esaltando l’Avvento co­me tempo speciale della devozione verso la Madre del Signore.

Ma, senza voler fare del vuoto tradiziona­lismo, già scavando nella tradizione popo­lare si scopre qualcosa di più profondo e di più sostanzioso: il mese di maggio è in­fatti il mese della Pentecoste, un tempo per riflettere sul mistero della Chiesa attraverso la figura di Maria. Non solo dunque una stagione di fiori, e di rose in particolare, ma un cammino di fede per meditare la nostra realtà di Corpo vivo del Signore al servizio del mondo.

Maggio: tempo della salvezza attraverso la Chiesa, tempo che ruota intorno al giorno solenne della Pentecoste, nel quale celebriamo la fine del mondo e la venuta definitiva dello Spirito di Vita.                                            

 

IL ROSARIO

Il legame di questi particolari giorni è, per antica tradizione, il rosario. Una preghiera sempre esaltata, che ha conosciuto momenti di splendore e di offu­scamento, ma che, per la sua costante pre­senza nel cuore della Chiesa, ha tutte le carte in regola per essere oggetto di appro­fondita meditazione.

Certo bisognerebbe fare innanzi tutto un buon esame di coscienza; ed in particolare dovrebbero farlo proprio coloro che, sem­pre pronti a sostenere questa speciale litur­gia, l'avviliscono poi praticandola in manie­ra indecorosa. E' grave vantare a parole qualcosa che appartiene alla Chiesa e poi, nei fatti, mostrare per esso sciatteria, super­ficialità o vuoto ritualismo.

Quanti si sono allontanati dal rosario dopo aver partecipato ad una sua squallida cele­brazione! Vere e proprie raffiche di ave marie, miste a giaculatorie e requiem aeter­nam, falsificano lo spirito e la struttura di questa stupenda e profondissima preghiera e la riducono ad una monotona e ripetitiva litania.

 

LITURGIA DEI LAICI

Proviamo perciò, nel prossimo mese di maggio, a restaurare nelle nostre case questo antichissimo rito, che nel nome ricorda il Rezar degli spagnoli. Rezar significa pregare, e il rosario potreb­be significare «la preghiera». Sia giusto o no questo accostamento, esso è in ogni caso una autentica litur­gia della Parola, fondata sulla comunione.

E’ una liturgia di Gloria, di Comunio­ne e di Annuncio, che consente ai laici di celebrare la grande preghiera della Chie­sa, cioè l'eucarestia, nelle proprie case e di inserirsi attivamente nell'opera di salvezza universale.

In questo tempo, nel quale si viene risco­prendo la Chiesa domestica nel sacerdozio dei coniugi e nelle connesse liturgie, il ro­sario si propone come l'eucarestia domesti­ca, a patto però che nessun elemento venga tralasciato, ma anzi tutti siano tenuti nella debita considerazione.

Una preghiera da celebrare fra le mura della casa come elemento di unione fra i suoi componenti, luogo spirituale che rende visibile la presenza di Dio, ed esercizio del sacerdozio degli sposi. Una preghiera tipi­camente laicale: il rosario non prevede la presenza di un ordinato e trova naturalmen­te la sua area nelle case, nelle strade, nei luoghi pubblici, piuttosto che nelle chiese.

Una preghiera tipicamente ecclesiale: essa infatti è, sempre e comunque, una liturgia celebrata almeno in due; e Gesù, prometten­do la sua presenza lì dove almeno due per­sone sono unite nel suo nome, garantisce che la recita del rosario equivale a convocazione della Chiesa.

Celebrare il rosario a due cori è qualcosa di più di una divisione di compiti, di una regola per il corretto svolgimento di una liturgia. I due cori rappresentano quelle due polarità umane in mezzo alle quali siede da signore e re il Cristo, sicchè nasce la Chiesa come mistica Maria.

Ora qualcuno penserà: allora da solo non posso recitare il rosario? Ed io rispondo: chi dice da solo le parole di questa liturgia sta sempre rivolgendosi ad un altro. Anche se a prima vista può sembrare strano, il rosa­rio, come l'eucarestia, è qualcosa che impli­ca necessariamente un altro; il popolo da sempre lo ha capito e perciò si sente dire: ho detto un rosario “per te”.

Quando si recita il rosario dunque, anche se si è soli, si è sempre in compagnia, perché attraverso di esso la chiesa domestica cammina nel mondo seminando vita e spe­ranza. E cerchiamo di approfondire questo punto rileggendo insieme gli elementi di cui è composta la liturgia.

 

IL GLORIA PATRI

Quando inizia la celebrazione, facendo il segno della croce ci si rivolge un saluto scambievole e ci si riconosce come discepoli di Gesù. E' un saluto, quello della croce, che attesta inoltre un voler aderire alla realtà che esso indica: io affermo solenne­mente che voglio, a somiglianza del mio Maestro, servire i fratelli e, morendo a me stesso, dare la vita al mondo. Mi dichiaro perciò pronto ad essere sacerdote e, al tem­po stesso, vittima.

Appena ci siamo riconosciuti fratelli in Cristo, tesi alla stessa missione e uniti dalla fiducia che la morte è il mezzo per dare la vita, subito, come fratelli di Gesù,  ci proclamiamo partecipi della divinità di Dio. Que­sto è il senso delle parole “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", che si aggiungono al segno della croce.

E' passato solo qualche attimo dall'inizio della liturgia, e già siamo nell'intimo del cuore di Dio; da qui allora partirà ogni no­stra parola e da qui trarremo l'onnipotenza della nostra preghiera: Maria, “è onnipo­tente per grazia", dice Bartolo Longo nella sua supplica.

Come per ogni preghiera, il senso del rosario è naturalmente la gloria di Dio, cioè l'esaltazione della Vita che regna sovrana, libera ed infinita. Perciò, all'inizio del rosario, nel suo corso ed alla fine, noi reci­tiamo parole di gloria: « Gloria a Te o Tri­nità beata, gloria a Te, per sempre".

Chi si sofferma a meditare questo punto si rende conto che la preghiera ci ha spinto verso l'alto, verso quell'intimità divina nella quale, come dice l'evangelista Luca, ci muo­veremo per l'eternità: « Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli.

 

IL MISTERO

« Nel primo mistero si contempla l'annun­ciazione a Maria vergine...”.

Quante volte abbiamo udito o detto queste parole! Anzi, nell'abitudine a ripeterle, ab­biamo forse dimenticato che esse non ci chiamano a ricordare solo un fatto antico e miracoloso, ma a vivere un mistero.

Mistero significa infatti qualcosa di più di un semplice fatto che è morto nella storia; il mistero è la capacità per ognuno di vivere quel fatto in qualsiasi epoca ed in qualsiasi condizione. Così l’incarnazione di Gesù è certamente un fatto storico di duemila anni fa, ma è anche il continuo venire della Grazia di Dio in ognuno di noi.

Meditare un mistero non può significare solamente pensare per capire, ma consiste nell'appropriarsi di quel fatto, di riviverlo in prima persona; significa dire: io sono l'an­gelo, io sono Maria, io sono il messaggio, io la consolazione, io tutto ciò che sto di­cendo. Allora veramente la meditazione di­venta concretezza: perciò come si racconta, i santi concretamente soffrivano, nella loro stessa carne, il dolore della passione o godevano l'estasi della beatitudine.

In ogni mistero siamo noi gli attori prin­cipali; perciò, nel recitare il rosario, c'è bi­sogno di un momento di pausa dopo le parole che lo annunciano, così da permettere ad ognuno di appropriarsene, di accettarlo, di vivere l'eternità che si è ascoltato.

Celebrato bene, il rosario diventa il van­gelo di tutti, l'annuncio specifico nella chie­sa domestica, ciò che la convoca e la costituisce in forma viva; il laico che medita il mistero si fa allora sacerdote che, attra­verso la propria personale offerta, annuncia Gesù Cristo salvezza del mondo; e si fa vittima che realizza in sé tutto intero il mistero che egli stesso viene annunciando e ascoltando.

Questa meditazione, consistendo in una immedesimazione, è realmente un  sacrificio eucaristico. Ogni discepolo di Gesù, nella casa, nella strada, nel lavoro si fa Cristo ai propri fra­telli e si fa Chiesa a somiglianza di Maria. Ed il mondo, guardando noi, che, siamo l'incarnazione di Gesù, vede Lui, e nel cuore nasce la nostalgia del divino.

« ...nel primo mistero si contempla l'annun­ciazione a Maria,: il rosario sta comincian­do e già si intuisce il senso di ciò seguirà.

 

il PADRE NOSTRO

Nel cuore di chi prega si sta rivelando il grande mistero della venuta di Dio: attraversa le parole che annunciano il mistero, la sua Parola divina ci raggiunge, e noi l’accogliamo come Maria accolse l'offerta dell'angelo. Come lei, anche noi abbiamo concepito un figlio di Grazia, un figlio di Eterno e, per ciò stesso, siamo diventati figli di Dio, immagine della sua paternità.

Quando si è accettato il mistero e si è compiuta l'offerta di noi stessi come corpo, vita e storia dove Gesù può incarnarsi, sgor­ga naturale la preghiera della pienezza: Pa­dre nostro...

Ecco, ora siamo una famiglia di figli di Dio riuniti intorno alla sua Parala; che vivono il suo mistero, accettando la via della croce: la nostra chiesa è perfetta nella co­munione, ed ospita la Spirito che rende figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo.

Se è in noi la Spirito, ora sentiamo, dirette a noi proprio, le parole finali della eucare­stia: quel “Andate" che ci costi­tuisce missionari del mondo, chiese dome­stiche che, ovunque e sempre, manifestano la presenza di Dio con la Vita che viene a cacciare la morte.

Terminano le parole del Padre nostro, e termina la prima parte della liturgia che fedelmente rispecchia quella eucaristica ce­lebrata dal sacerdote: inizia allora la parte speciale che si riferisce ad ogni singolo discepolo di Gesù e a tutti uniti insieme: comincia la diffusione nel mondo per continuare l'annuncio dell'angelo, la sua proposta di generare nel proprio cuore e nella propria esi­stenza la Vita eterna che è il Cristo di Dio.

 

AVE MARIA

Ora, spontanea, naturale e consequenziale si avverte di doversi immedesimare con l’angelo che duemila anni fa venne a Maria per proporle l’incontro con Dio.

Figli di Dio, uomini di Luce, possessori dello Spirito di comunione, ora siamo veramente gli uomini di Luce che annunciano alle donne la resurrezione di Cristo. Ora possiamo, con autorità e con potenza, dire che ogni morte di questo mondo può trovare e troverà un’uscita vittoriosa.

Fratelli è proprio questo il momento di annunciare al mondo che è finito il tempo della schiavitù del dolore; che la paura è solo un ricordo del passato, dal momento che ogni male è stato sanato ed è diventato, oltre se stesso, grazia di Dio. Anzi qui anche il dolente ricordo sparisce, perché nel suo Cristo Dio fa nuove tutte le cose.

Allora, avanti a noi in preghiera, scorrono i fallimenti di questo mondo: quella famiglia in crisi, quel giovane drogato, quella donna intristita, quel bambino cieco, quell'uomo sfiduciato. Un mondo che cerca soluzioni, che vuole vivere e si dibatte fra speranze vendute co­me sicurezze, ma traditrici come un giorno di marzo. A questo mondo noi proprio siamo stati mandati come angeli per ripetere l'annuncio a Maria: “Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te....

E, scavando nel vangelo, le parole che diciamo diventano ancora più belle: ad ogni sfiduciato, ad ogni canna incrinata, ad ogni lucignolo fumigan­te, ad ogni anima afflitta, io piccolo uomo, divenuto angelo di Dio, rivolgo la parola di certezza e di vita: « Rallegrati fratello, tu sei pieno di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetto, e benedetto il frutto del tuo seno qualunque esso sia: non temere, è Gesù”.

 

La Parola di Dio, ora sulla mia bocca, diventa potenza di profezia, vento dello Spirito, seme di eternità che fa di ogni storia umana la storia stessa di Dio. Ed il sofferente, attraverso questa mia parola che supera il tempo e lo spazio, nella carne del suo dolore, concepisce Gesù Cristo, così come un giorno Maria nella sua carne mortale. Così lo sfiduciato concepisce il Cristo nelle vesti umane della sua sfiducia; e colui che invoca la gioia, ugualmente col volto della sua speranza in un mondo migliore.

Annunciare la vita pregando il Rosario è dunque una propo­sta di vittoria: chiunque tu sia, o uomo delle genti, comunque tu pensi e dovunque tu sei, a te proprio viene la mia Parola po­tente e trasformatrice ed ora e qui io ti costituisco nella realtà di Dio. Tu hai vinto il mondo.

« Andate e fate mie tutte le genti »: così disse Gesù ai suoi discepoli; e, nel dire questo poneva sulle loro labbra la parola di trasformazione e di vittoria che il mondo desidera da sempre.

 

 

REGINA DELLE VITTORIE

In questa fede la Chiesa ha chiamato Ma­ria « regina delle vittorie» ed ha intuito che nel rosario c'è un segreto di potenza e di salvezza.

Al di là delle semplicistiche, ed a volte troppo riduttive immagini che cantano que­sta potenza; al di là del ricordo di battaglie vinte con i cannoni e la spada, c'è la fede limpida del popolo di Dio. Il vero cristiano sa di avere in se la Parola potente, quella che muove la storia e la trasforma, pur la­sciandola intatta nella sua realtà mondana, sicchè tutte le cose diventano vive senza perdere la loro fisionomia. « Tutto quello che hai messo nelle mie mani è stato salvato e nulla è andato per­duto ".

Chi, come uno strale di Spirito San­to, dirige la sua Ave Maria verso il mondo, è di­ventato finalmente un Angelo di Dio; mentre chi riceve l'annuncio vive il mistero di Ma­ria che concepisce l'eternità, nel suo seno di donna.

Ecco davanti a noi, nella trasparenza del rosario il mondo escatologico, quello finale, nel quale lo Spirito circola, annunciando, ascoltando e meditando nel cuore tutta la vita.

 

SANTA MARIA

Annunciare, ascoltare, meditare, operare: momenti di un’unica ed identica azione del­lo Spirito. Viene allora spontanea la seconda parte della invocazione: Santa Maria”..

E' la certezza che all'invocazione mia, an­cora debole e dubbiosa, si unisce quella del­la persona fisica di Maria; con tutta la sua pienezza di fede e di abbandono alla missio­ne di salvezza affidatale da Dio; con tutta l'obbedienza al piano della Vita; con tutta la dedizione con cui il seno di una madre sa costruire un figlio di amore. Una unione che mi dà sicurezza e che fuga il timore di un tradimento della mia piccola umanità.

Santa Maria’ è al tempo stesso convocazione della Chiesa intera, sintetizzata nel “nome" di Maria, di colei che è la Madre di Dio.

All'annuncio segue così la solenne dichiarazione della potenza che ad esso si accom­pagna, ed il canto di gloria per questa no­stra umanità che, ritrovando la sua unità, della quale Maria è segno vivente e vero, ha vinto definitivamente il male e la morte.

Ora regna sovrana Maria Regina del cielo e della terra: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi pecca­tori. E noi l’invochiamo: tu che sei assunta in cielo e già partecipi della certezza di divinità; tu che sei la no­stra realtà ultima nel giorno della fine del mondo, la nostra perfezione finale, sii oggi e qui potenza del nostro annunciare e del nostro annuncio, sorreggendo la debolezza della umanità su cui ancora poggiano le nostre azioni e le nostre parole.

Tu, o Maria, che sei già Santa di Dio, sii la forza interiore della nostra famiglia; essa è una Maria ancora in viaggio, ancora dub­biosa sulle parole dell'angelo, ancora tenten­nante sulla via che la porta ad Elisabetta.

Santa Maria": tu questo lo puoi perché sei Madre di Dio, Madre dell'eternità e con­tinuamente generi nella carne eucaristica quel verbo dell'uomo che coincide con il Verbo di Dio eternamente generato dal Padre.

Con questa fede concludiamo la nostra invocazione di­cendo: “Prega per noi peccatori adesso", mentre annunciamo e andiamo, “e nell'ora della nostra morte" cioè nell'ora della prova delle tenebre, quando dubitiamo della po­tenza che si nasconde nel nostro seno, e sfuggiamo l’impegno a visitare Elisabetta, a chinarci sul mondo per portarvi la salvezza del Si­gnore.

Aiutaci dunque con la tua voce che è pienezza dello Spirito a salire il monte, ad entrare nella casa di Zaccaria e dare vita all'opera che cresce nel seno dell’umanità. Aiutaci a battezzare di eternità tutto lo sforzo che l'universo compie per battere quella strada che lo riporta a Dio. “Prega nell'ora della nostra prova”, così io direi.

Ave Maria"... “Santa Maria”: un andare e un venire; un parlare ed un ascoltare; un dare ed un ricevere; un'onda di eternità che si comprime e si dilata; un respiro di eter­nità che non dà più affanno ai nostri pol­moni di terra.

E, quando il nostro cuore è sazio di an­nunciare e di salvare, allora la conclusione del Rosario coincide con l'inizio, nella circolarità dello Spirito:  Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo..." e la preghiera è terminata.

 

UNA PROPOSTA

Se queste considerazioni hanno trovato eco nella tua coscienza cristiana, amico lettore, vorrei qui farti una proposta per questo mese di maggio. Se puoi, recita ogni giorno il rosario per chi ti è vicino e lontano, ricordando gioie e dolori, e sentendoti un operaio di Dio, un riparatore di guasti, un consolatore di af­flitti. Ma in ogni caso, al mattino ed a sera, all'iniziare del giorno e della notte, volgen­doti col cuore ai quattro angoli della terra, lancia la tua parola di Vita Eterna e dì ad ogni uomo:

“Chiunque tu sia, rallegrati, il Si­gnore è con te, tu sei benedetto, e benedetto è il frutto del tuo seno perché qualunque esso sia, non te­mere è sempre Gesù”.

E quando avrai detto le tue quattro invo­cazioni, ti accorgerai che esse sono passate come una croce sulla tua persona; allora, a gloria tua, ed a salvezza del mondo, con­cludi:

“Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell' ora della prova”. Amen.

E sia questo il tuo breve e nascosto ro­sario del mese di maggio, la tua pietra di fede che edifica il paradiso.[1]

 

VINCENZO M. ROMANO

 


 

[1] Questo testo è del 1981. Nel frattempo il Papa ha più volte invitato a ravvivare la pratica del rosario. Chi vi ha interesse può trovare altri spunti di meditazione nel mio ‘Quaderno V.M.R. n. 5’ ‘Salterio-libro o contenitore?’ edito da ‘Simone’ Napoli. In particolare ho lì considerato la relazione che intercorre fra Rosario e Salterio.