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Rivelazioni

sull’eucarestia e sul sacerdozio

celate da Luca nel racconto della passione

Prima traduzione letterale di Lc 21,37 – 23,56

 

- < I >-

(21,37- 22,22)

 

Premetto

La mancanza di  qualsivoglia aiuto  da parte  degli ‘specialisti’ che non hanno mai voluto esprimere un pur  richiesto  giudizio, e offrire una qualche collaborazione, fosse anche  di stroncatura mi ha costretto  , dopo anni ed anni di attesa,  a  predicare ai ‘Greci’ quello che gli ‘eletti’ non vogliono ascoltare. Di qui il ‘sit internet’.

Questo lavoro, come tutti quelli qui contenuti, è una mera proposta che, se Dio lo vuole, potrà  risultare utile a coloro che cercano, mentre i dotti  restano impancati a  discutere fra loro come i sapienti del tempo. Con essi Gesù restò solamente tre giorni; e poi si dedicò oscuramente al mondo (Nazaret).

Quanto alla ‘forma’  della mia ricompitazione sottolineo che, trattandosi di sacre rivelazioni,  il testo non va considerato come racconto o ragionamento, nei quali è giusto  cercare finezze letterarie.  I passi vanno piuttosto meditati  punto per punto, avendo per obiettivo il loro contenuto teologico. Ho cercato nelle note di esemplificare questo atteggiamento.  

Oltre ad una novità di messaggio  (che per altro si raccorda a quanto affermato dalla Tradizione della Chiesa), si potrà così scoprire  una trama che collega testi diversi del N.T.

In ordine al messaggio teologico, quella istituzione del sacerdozio  che si cerca di  recuperare in erratiche espressioni evangeliche mi sembra qui chiaramente attestata; come pure l’allusione  a prassi liturgiche più antiche.

Le linee fondamentali nelle quali va orientato il discorso lucano  sono state esposte da me nel lavoro  editato in questo sito col titolo: “Per una teologia biblica del sacerdozio eucaristico’. In breve,  ho sostenuto  che  Gesù, dovendo lasciare questo mondo (perché come uomo era mortale),  si provvide di un ‘sostituto’ che lo rendesse presente  fino alla consumazione del tempo (sacerdos in aeternum) e, proprio in quanto caratterizzato  da questa funzione, egli lo volle ‘anonimo’ (privato cioè del suo ‘sé’), perché potesse operare ‘in persona Xristi’ , e la sua azione fosse seguita  da un effetto certo (ex opere operato).

In questo modo  Gesù vinse ancor prima di essere ‘sconfitto’ , e  celebrò la sua  vittoria proprio nella ‘Cena’ attraverso la quale si costituiva il ‘Giardino delle anime’, e si iniziava la santificazione del creato.  Per questo motivo egli fece in modo da riunire intorno a sé (e poi al suo ‘vicario’)  il mondo materiale (pane e vino) e i commensali (uomini);  ed attestò che l’insieme  costituiva il suo ‘Corpo’.  Un Corpo di cose visibili ed invisibili, un Corpo divino (calice).

 Naturalmente, soggetto di questo divenire è sempre e solamente il Cristo che si esprime in modi diversi; questa dinamica  talvolta  viene resa letterariamente attraverso personaggi diversi che dialogano fra di loro.

Chiarisco di aver già ricompitato l’intero racconto della passione  che spero di rendere pubblico  un poco alla volta via via che riuscirò a  revisionare i testi.  Aggiungo che  ho assunto come inderogabile criterio, isolare la lettera ‘Chi’ (X)  che intendo come sigla del Xristo  (vedi l scheda Cristologica n.1 in cristianesimo).  Ciò mi ha consentito di mettere in evidenza la figura del Xristo  che sembra, paradossalmente, quasi assente nella Bibbia (VT).

 

NB. Per rendere più leggibile il testo greco ricompitato  ho integrato le elisioni, ed ho sviluppato le sigle, lasciando però un puntino per segnalare questa operazione. Per non appesantire il discorso ho evitato di citare quei molti riferimenti biblici  che un lettore attento potrà facilmente recuperare da solo.

 

 

Prologo-sommario

 

XXI   .37    Hn deta shma.    Era asen  t% ier% di-idaj.

K.urioj WN te A.lfa,  S.wthr  de Nu,  ktase  Ec.

 

Il ‘Segno’  consisteva nell’unione di legno atti ad ardere (fiaccola).[1]

La terra si saziò per l’offerta sacrificale del doppio Splendore.[2]

E il Vivente Signore, il Principio, da Salvatore, da ‘50’ (Spirito), si acquistò il ‘6’ (eletto).[3]

 

Er-X.ristoj  oti menoj  h ulizeto eij to oroj  

to kalou menon El#.

38  WN  kai Paj , ol-Aoj  wr  qrizen.

 

 

Il Cristo terreno, poiché è principio di vita, manifesta sul monte  (della Croce e del sepolcro) quanto di vantaggioso per la folla rimane stabilmente.[4]

Il Vivente, che è anche servo, quale totalità del Soffio (Spirito), come falce mieteva.[5]

 

La situazione

 

Proj Auton, en t% ier%  akouein autou,  

<22,1> hggizen  deh-eorth.

T% na  aza, umwn  h  legomenh.

 

Ancora timorosa un’assemblea si volgeva all’Ardente per diventare sua discepola nell’offerta sacrificale; così ella è chiamata: vostra nuova ministra del sacrificio. [6]

 

2   Paj X.ristoj  A.lfa  ka  ie.   

Zhtoun oih  ar X.riston.

IereiÍj  - kaioi  aG.ioj -  rammata.

 

Da servo il Cristo Principio avanzava senza riserve. Da sola, essa seguiva le orme del Cristo.  I sacerdoti -che il Santo li infiammi-  (nient’altro che)  ‘toppe’.  [7]

 

 

Eij,  topw soi.   Ana  ele,  wsin,  auto/n.

Efe  o 'B' ,  ou=n  to :  aG.ion  Arton ,  la-ON.    

 

O Isolato, una doppia collocazione per te. 

Dall’alto tu conquista come impulso l’Ardente.

Egli, quale Scrittura (‘B’), annunciava certamente questo: un santo Pane , una Grande Cosa.[8]

 

 

<3> Eij,  h=lqen d' ej   atan,  ase  IS. <Ihsoun>

Io-UDA  anti ON.  

Ka louma  enon  iske.    Ari-w¯ta,  hne  onta.  

Ektou   a)r  iqma  ou,   twn  dw  deka ka.   

 

L’ Isolato, Egli venne dentro per patire, ingannò Gesù.

L’avvelenato  Poema (Legge) fu opposto alla Cosa. Qui giù egli  proponeva la vecchia paglia residuata alla spigolatura.

O orecchie raffinate, egli uccideva quanto era vivente.[9]

Tu rigetta un tale procedere  del ‘Sesto’ (eletto), deleterio per le   dieci famiglie (gentili).[10]

 

 

GIUDAIZZANTI   

 

4   Ka  I  a)pelqwÜn,  sunela/lhsen toiÍj  a)r  X.ristou  iereu=sin

- kaiì strat-hgoiÍj -  to\ pw½j  au)toij  parad%½ Auton.

5  Kaiì  e  X.riston  arhsan kai suneqento au)t%½  a)r  

g' u/ri  ON  dou=nai.

 

Quando egli (Gesù) definitivamente si allontanò, si accordò con coloro che allora erano sacerdoti del Cristo  -purtroppo guide idolatre-  sul modo di offrire  a quelli  lì  l’Ardente.[11]

Ma di Lui, il Xristo, essi sparlarono; e si accordarono perciò di offrire ora la Cosa (ai gentili) in termini di autorità. (bastone)

 

 

6  Kai  Ec wma o lo/ghsen.  

Kaiì   ezh/tei,  ieu, kairi¿a

- anta  io-upar -  

a-dou=nai auton  atero-X.riston.  

 

Allora il ‘Sei’ (eletto) predicò cose acerbe, e cercava ahimè le forme opporune  -abbi tu in sorte l’avvelenata Legge- per  non distribuire l’ardente diverso Xristo.[12]

 

Loue  auta.  

Oij  <7 >   hlqen   deh,  h(me/ra tw½n:   aza.

 

Purificali questi comportamenti ! 

Sopraggiunsero, come causa di timore per quelli lì (gentili), le (tradizioni) ad essi (eletti) familiari: cose (che sono) morte.

 

 

Il sacerdote: un Cristo sempre presente

Uma Wn,  env?;   

Edei 'Q'  uesqai.  

To,  Paj  X.ristou  A.lfa.  

 

Nel terzo Giorno il Vivente una pioggia (per tutti)?

Era necessario che piovesse giù  un ‘Segnato a morire’ .[13]

Perciò (vi fu) un servo  del Xristo Principio.

 

8  Kai  apesteilen  P.athr  e  

T.au  ra ON  kaiì  Iwa/n  nhn.

 

E il Padre mandò Lui,

Perfezione ora Cosa, e una splendida Voce  ardente: [14]

 

Ei  P.athr  wn.   Pore  U.ion '  'Q'.   

EN  T.au  ej,  eti,  Oi.

 

 (diceva.) Tu sei il Padre dei miei. 

Appresta un discepolo ‘segnato a morire’. 

Dà impulso alla perfetta unità per il dopo, attraverso un ‘capro’.

 

Me  asate  Hma In.

To,  Paj  X.ristou,  a-ina  fa/ge.  

 

Voi (eletti) ingannate Me, ‘veste-calice’ (Scrittura-eucarestia).

Per questo  tu, o servo del Xristo, cibati  di debolezza.[15]

 

W  menoi <9>  de\   -eiåpe-   ana  aut%½   P.athr  ou.

 

Oh, disse,  che  sopra di lui rimanga il Padre suo.

 

Qele  IS  eta.  Oima se.

W men ode.

 

Ambisci alle verità di Gesù. Datti slancio.

Che io sia lui.

 

 

Come individuarlo

 

10   Eipen, au)to IS.   ¹Idou\  Ei¹selqo/ntwn u(mw½n ei¹j th\n Po/lin

sunanth/sei u(miÍn aÃnqrwpoj kera/mion uÀdatoj.

'B' asta/zwn,  a)kolou  qh/sate Auta.

wia eij,  thn  oi  kian  eij,  hn e  IS  poreuetai.

 

Egli  proprio, Gesù in persona, disse:  ORACOLO [16]

Quando entrerete nella ‘Città’ , si unirà a voi ‘l’uomo’ (eletto), egli che è un vaso di coccio contenente l’acqua (della Rivelazione). [17]

Poiché la Scrittura egli la concede  goccia a goccia, voi succhiate alle cose ardenti del ‘boccone’.[18]

Nelle stanze superiori (o: nei calici), attivando per lui l’ebbrezza, eco che avanza in lui Gesù.[19]

 

 

Sacerdote  e Croce

 

11 Ka  ierei  te t%½ oi¹kodespo/tv th=j oi¹ki¿aj  lege:  

Eij, Oie , oti  ode  idaj Kaloj  P.atroj  ou=  ej T.au  In  

-to\ kata  luma -

 oÀpou, topa S.wtera  X.riston.

Ama e   -tata  wn  maqhtw½n mou-   fa/ge.

 

E dici poi  chiaramente al sacerdote, egli  che presiede la famiglia:

“O isolato, o unico,  poiché quello lì, lo ‘Splendido dell’Arcobaleno’  (sta) nel calice perfetto del Padre suo –quello coperto da un evento luttuoso-, tu considera Salvatore  il Xristo della ‘linfa’ (sangue sparso).

Cibati pure di Lui padre vivente dei miei discepoli. [20]

 

12  Wka  kein,   oj u(miÍn dei¿cei ana  aga-ion.

me/ga, ej  trwma   e/non.

Ekei   eta, oi,  Me  asate.  

 

Quello lì, perché sia subito frazionata, vi mostrerà un speciale cosa che viene; un che di grande  che rimane Unica nel frazionarsi . [21]

Lì concretamente saziatevi di Me attraverso di essa.

 

13   Apelqo/ntej de\ euÂron kaqwÜj ei¹rh/kei au)toiÍj.

Kai h(toi¿mase  anto-paj  X.riston.

 

Partiti, trovarono così come egli aveva detto.

E da servo rifinito, quello preparò il Xristo svelato (rivelazione). [22]

 

 

14  Ak#,   ote ege/neto h(  Wr. A.lfa  a)ne/pesen.

Kaioi. Apoj te oloi sun aut%.

 

Quietamente, quando fu presente la sua Sposa, il Principio dall’alto cadde giù sopra la terra.

Voglia il cielo che faccia ardere; e ogni pena sia cancellata, unita a Lui.

 

 

Il sacerdozio della Parola 

 

15  Kai eiåpen:  

Pro\j au)tou/j,  epiqi. Uma, I#,  epequmhsa  touto.  

To pas-X.riston  afa ge  IN meq' u(mw½n.

 

Poi (Gesù) disse: Per giovare a quelli (gentili), tu (o gestore della rivelazione) sali sul pulpito.

Io desiderai ardentemente che piovesse così la Grande Voce (per tutti).

Perciò il Xristo servo toccalo con mano: il Calice ad opera vostra.

 

Sacerdote e Calice

 

Pro\ tou= me Pa  qeiÍn: <16> , lege.

w  ga  ruma.

 

Prima di accorrere al Padre  <che il Padre mi faccia risplendere>,o infiacchito,  che io sia terra, sia un fluire d’acqua, (una via, un rifugio, una fune da traino).

 

 

 In  oti  ou K.uriou eti.  Ou mh fagw.

Auto eÀwj  oÀtou plhrwqv=  En.

 

Un qualunque calice (di comunione) non è cosa del Signore. Non è per me nutrimento fino a quando l’Unità non sarà perfetta.[23]

 

Tv= basilei¿# tou= qeou= <17>,  ka , ide  Ec  a/menoj pota.  

Hr,  ion eu  X.ristou,  aristh.  Se asei.

P.atroj  En labe.   T.au  Etou toka.

 

Mediante il regale potere divino, tu, o ‘Sei’ (eletto) senza riserve, bada ai Vini, ora che hai trovato la tua pace.[24]

La Grazia, quanto cioè positivamente ritorna del Xristo, sia la tua Cena.  Essa ti sazierà.

Accogli l’Unità del Padre. Genera la perfezione del Verace (= vita divina)

 

Idia meri¿sate.   Eise auto  Uj.

18 Lege: W  ga,  ruma,  In ou.

Mh  pie wa pota  ou,   nu=n,

ou  nun  e  apotou genh/matoj.

Thj  a)mpe/lou  Ewj  ou

h :  basilei¿a tou= qeou= eÃlqv  ka aila.

 

Spartitevi i  vostri  (compiti); questo lo stabilì il Figlio.[25]

Dici: O terra, (è) una fonte di acqua (viva) il suo Calice.

Tu, o Filatteria, non bere i vini d quello che ora  è un arido tralcio  (gruppo degli eletti).

Tu, o ‘Alba’ (cioè risorto) guarda alla Vite (Scrittura)– egli disse-  a che venga il potere regale di Dio in forma diversa.[26]

 

 

Sacerdote e commensalità

 

19    Abwn arton eu,  X.ristoj aristh/saj,  

eklasen  kaiì eÃdwken au)toiÍj.

Legwn,  touto estin to  swma Mou.

 To, u(per  umw½n,  di-doma   enon.

 

Imbandendo come cibo della Cena il Pane dei ‘Forti’ benevolmente, da  Xristo,  fece porzioni e diede a quelli. 

Questo che è proprio  ei deboli,  è il Corpo mio; perciò per voi (c’è)  un dono doppio (di me stesso), quello del Terzo Giorno  (Anima e Corpo fisico).

 

Touto  - P.atroj,  oi,  eiÍte -  

Ei¹j th  neme,   hn anmnhsin.

20  Ka  i   to pothrion.

 

Questo -voglia il cielo che voi in forza di esso apparteniate al Padre-

tu, da solo, ecco,  amministralo come mio Memoriale.

Esso è qui giù  il  Calice (di comunione).[27]

 

 

W , soi , auta.

Wj,  meta\ to,  dei  pnh=sai:  legwn  touto.

Topothre,   i  onh  Kain:   h  dia  qh/kh,  En T.au %.

Aima,  tima, outo u(pe\r u(mw½n  ek  X.ristou

    

 

Che tutto ciò io sia attraverso il tuo  ministero.

Così, a ciò volto, è necessario che tu ‘soffi’ (lo Spirito come feci io). [28]

Ciò compete agli Infiacchiti.

Questo, o (mio) rappresentante, l’aiuto (segno di Dio) per Caino: l’Unità perfetta come divino rivestimento per lui. [29] 

Questo per voi:  derivante dal Xristo, una discendenza, una gloria.

 

Unno-mene  <21>  On P.atroj  lh\n.  

IDOU  h   X.ristoj  eiìr.  

To  upar A.lfa  dido/nti, osma

Emete,   mou    e)pi th=j trape/zhj

oti  o Uioj me\n.

Tou a)nqrw¯pou  kata,  to,  Wr  isma  e/non pore.  

Eu/etai  P.atroj  lh   Nou  ait%½ a)nqrw¯p%,

Ekei¿ne,   %da  Iou  paradi¿dotai.   

 

Rimani stabilmente da Arconte (del gregge) per  conseguire la Cosa del Padre  -ORACOLO-  (essa è), non  dubitare, il Xristo turbine (il suo Spirito).

Quest’ultimo (è) un  profumo[30], per chi dona come Visione Reale (Scrittura) il Principio.

O tu  che da me fosti vomitato, (aleggia) sulla mia mensa, perché (è) il Figlio, sicuramente. 

Obbediente all’Eletto’, offrilo o Sposa,  o sepolcro del Terzo Giorno.

Arde l’ambone del Padre. Ad opera di un eletto ubbidiente  al divino progetto, o tu che mi sei ben noto, il Poema dell’unico (popolo, finalmente) viene donato  .

 

NB.  Il versetto 19 compitato come segue

 

19    Abwn arton eu,  X.ristoj aristh/saj,  

eklasen  kaiì eÃdwken au)toiÍj.

L.ogoj,  Egw,  N,  touto estin to  swma Mou.

 To, u(per  umw½n,  di-doma   enon.

 

può intendersi:

“Il senso positivo, quale Cristo commensale della cena , egli divise in bocconi  il Pane dei Forti e lo distribuì.

La Parola (logos), l’Io (del Xristo), lo Spirito (il 50), questa proprio è la mia vita\corpo ; essa è per voi  il doppio dono del terzo giorno”  

 

In questa lettura mi suggestiona  il riferimento ai ‘forti’ che richiamano i ‘romaioi’ di Paolo, ed ancora la valenza trinitaria dell’eucarestia che sintetizza la Parola (Verbo), l’Io comunionale  del Cristo e lo Spirito (il 50) e che perciò, se assimilata, diventa causa di santificazione.  Quest’ultima è la meta ultima ed il significato più profondo della fede cristiana che si è impoverita a obbedienza ad un Dio legislatore.

 

 

Il testo ricompitato nella versione corrente

Perché il lettore possa intuitivamente cogliere la grande differenza della traduzione proposta da quella correntemente ripetuta, la riporterò qui di seguito (la versione è di  Piero Rossano) .

 

E di giorno insegnava ne tempio, di notte invece usciva e pernottava all’aperto sul monte degli ulivi.  E tutto il popolo al mattino si affrettava a venire da lui nel Tempio per ascoltarlo.

Si avvicinava la festa degli azzimi chiamata pasqua. Ed i sommi sacerdoti e gli scribi stavano cercando il modo di prenderlo, poiché temevano il popolo.

Allora satana entrò in Giuda , detto iscariote, uno dei dodici. E andò a combinare con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie  il modo di consegnarlo a loro.

Essi si rallegrarono e pattuirono di dargli del danaro. Egli fu d’accordo e si mise a cercare l’occasione  propizia per consegnarlo a loro di nascosto dalla folla.

E venne il giorno degli azzimi nel quale doveva immolarsi la pasqua, e mandò  Pietro e Giovanni dicendo: Andate a prepararci la pasqua perché possiamo mangiarla. Ed essi gli chiesero: Dove vuoi che prepariamo?.

Rispose loro: Ecco, al vostro entrare in città incontrerete un uomo  che porta una brocca d’acqua. Seguitelo fin nella casa  dove entra, e dite al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza  dove io possa mangiare la pasqua  con i miei discepoli? .

Ed egli vi  indicherà una sala al piano superiore grande ed addobbata; la preparerete.

E partiti trovarono come aveva detto loro; e prepararono la pasqua.

E quando giunse l’ora, si assise con gli apostoli e disse loro: Ho desiderato grandemente di mangiare questa pasqua con voi prima di soffrire; vi dico infatti che non la mangerò più finchè essa non sia compiuta  nel Regno di Dio.

E preso un calice, rese grazie a Dio e disse: Prendetelo e distribuitelo fra voi; vi dico infatti che da questo momento non berrò più del frutto della vite  finché venga il regno di Dio.

E preso un pane , rese grazie, lo spezzò  e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che viene dato per voi; fate questo in  memoria di me.

E similmente, dopo la cena, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza  nel mio sangue che viene versato per voi.

Ma ecco la mano di chi mi tradisce è con me sulla tavola.

Il Figlio dell’uomo se ne va come stabilito; ma guai a quell’uomo  dal quale è tradito.”

 

Suggerisco al lettore di prendere atto  delle asperità letterarie e di contenuto del  testo. Rifletta ad esempio come il timore dei farisei per la reazione della folla è poco credibile vista la faciltà con cui  essa viene poi  manovrata per chiedere la morte di Gesù. Consideri che quel primo calice (che praticamente nessuno fin o ad oggi ha veramente chiarito) viene porto agli apostoli  non perché lo bevano, ma  perché se ne spartiscano il compito.  Vedrà allora affiorare anche da questa lettura del racconto l’istituzione del sacerdozio vicario.

NB. Ad altre schede i passi successivi. (Fine File)

VINCENZO M. ROMANO 2004

 


 

[1] La Chiesa è qui esposta nella immagine della  torcia che era composta  da stecchi resinosi (simboleggianti gli uomini ilici) capaci però di diventare fiamma e luce. La sostituzione delle ‘torce’ con le candele  o le lampade ad olio  ha messo in ombra questo segno così intuitivo. E’ rimasta solo la parola.  Il testo rimanda alla pratica liturgica del ‘lucernario’ presente sin dai primi tempi.  Essa è caratterizzata da una evidenza spirituale  che nessun ‘moggio’ dovrà oscurare.

 

[2] Gesù, Cristo umanizzato, risplende  nella sua anima e nel suo corpo.

 

[3] Il Cristo  è  il Vivente, il Signore del mondo, il ‘Cristo Re’; ma è pur sempre il Principio  (Archè) del tutto, perché in Lui fummo creati; è colui che ‘salva’ l’uomo portandolo ben oltre la sua dimensione creaturale. In quanto egli è lo Spirito divino (il 50) che  trasforma la creatura in un essere divino.

Tra gli effetti del suo operare nell’ottavo giorno va considerato il recupero dell’Eletto che corrisponde  all’uomo (anthropos) creato il ‘sesto Giorno’. I  residui cinque Giorni dell’esamerone simboleggiano l’umanità nel suo complesso, e cioè le Genti.

 

[4] Leggo ‘er-X’ come ‘era-X’ dove ‘era’ indica la terra.  Croce e Sepolcro, sintetizzate nel ‘monte’ (cioè il Golgota) sono presentati come pienezza di rivelazione per l’uomo della terra.  Alludono infatti al recupero totale dell’anima (morte) ed alla eucarestia (sepolcro). Infatti il fonema ‘Kalou’  può intendersi come ‘legno da ardere’, ed indica  ciò che rimane stabile (anima)  dopo la morte dell’uomo anche qui considerato come uno stecco resinoso.  Ciò che resta fino alla consumazione del tempo, è l’eucarestia che nel prosieguo viene indicata  come ‘Grande Cosa, Perfezione-Cosa, Cosa perfetta’

 

[5] Da notare che il Risorto (il Vivente) rimane nella sua umanità di servo anche quando, nella sua qualità divina raccoglie i suoi per farli ascendere nella divinità del Padre. Per loro arrostisce il pesce.

Intendo ‘Pas’ come ‘Pais’; ‘ol’ come radice di ‘olos’ che significa ‘tutto’ ; ‘Soffio’ come equivalente a ‘pneuma’. Nel vangelo il ‘mietere’ allude al momento finale dell’evento Cristo.

[6]  Luca richiama l’espressione messa sulle labbra di Maria  nella scena dell’annunciazione. ‘Serva del Signore’, alla luce di questo passo, indicherebbe non una generica  dipendenza, ma una vera e propria funzione sacerdotale.

Leggo ‘Auton’ come aggettivo verbale del verbo  ‘Auo’ = infiammare; l’aggettivo sostantivato indica la persona dello Spirito.  Deduco ‘Aza’ da ‘Azos’ servo specie del tempio.

 

[7] Da notare che l’appellativo ‘Toppe’ riferita ai sacerdoti rimanda  al parallelo passo evangelico sui vestiti e sugli orci. Come nelle iscrizioni intendo ‘G.’ abbreviazione di ‘aghios’, cioè ‘Santo’.

 

[8] Il vocabolo greco ‘eis’  può tradursi con ‘isolato’ oppure ‘unico’ per  indicare l’eletto e quindi il singolo sacerdote eucaristico. Intendo  la lettera ‘Beta’ come sigla della Sacra Scrittura che nel testo semita  iniziava proprio con la lettera ‘beth’.  Essa sarà ora chiamata anche ‘Poema’ (affidato agli eletti). Questo termine viene sviluppato da Paolo che lo collega non più alla morta lettera della ‘Legge’, ma alla viva fede dei discepoli  considerati quali ‘uomini-libro’ e quindi  come il nuovo ardente Poema di Dio.

 

[9] La Scrittura (il Poema) e l’eucarestia (Cosa) non vanno contrapposte. Esse procedono  insieme perché unite nel progetto divino. Il cartiglio della croce in greco era ‘INBI’ e si può intendere che volesse proprio indicare che Gesù (I) era il calice  (IN) e la Scrittura (B). Le ‘regole’ della Legge hanno spento lo Spirito della Rivelazione perché  intese in senso umano e non come profezia sul futuro (Gesù).

[10] Infatti hanno reso la Rivelazione un geloso bottino  riservato al gruppo degli eletti che simboleggiano tutti quei gruppi (clero compreso)  che, in modi e con giustificazioni diverse, sequestrano la divina rivelazione.

 

[11] Gesù, prima di lasciare la terra, istituì infatti l’eucarestia ed un sacerdote che lo vicariasse  ‘in aeternum’ , cioè fino al compimento. Gesù risorto chiarì  a Pietro che il sacerdote (discepolo amato)  doveva rimanergli accanto. Vedi in questo sito ‘Per una teologia biblica del sacerdozio eucaristico’.

[12] Il termine indeclinabile ‘Upar’ che significa ‘verità’ e ‘visione reale’  esprime perfettamente la qualità della Sacra Scrittura.

[13] La sigla ‘Theta’ (iniziale del vocabolo ‘thanatos’ che significa ‘morte’, indicava i condannati a morire.

[14] Lo Spirito che si manifesta nella eucarestia divinizzante  e nella parola ardente del vangelo che restaura il mondo (..per le parole del vangelo siano rimessi..).

 

[15]  Si può anche leggere ma/sa  te -h(-  miÍn topas-X ed intendere ‘Tu, disse, metti sotto i denti il folle svelato Xristo’.  Ricordo che ‘min’ equivale ad ‘auton’ , ma in ambiente egiziano indicava  ‘colui che può essere visto’

 

[16] Il messaggio: Gesù in persona ha istituito il sacerdozio. Deduco il significato del vocabolo ‘idou’  (che ordinariamente viene tradotto con un insipido ‘ecco’) da quello del verbo di cui è una forma (eidon).  Potrei dunque letteralmente tradurre ‘vai a parlare con..’. Preferisco  esprimere questo imperativo (sempre seguito da espressioni fortemente significative)  con il termine ‘Oracolo’ che più chiaramente introduce una rivelazione alla quale il lettore deve prestare grande attenzione.

[17] La ‘Città’ è per antonomasia Gerusalemme che simboleggia la tradizione mosaica con la quale la Chiesa nascente deve incontrarsi nella maniera giusta; evitando cioè di essere travolta dalla corrente ‘legalitaria’ dominante fra i Giudei.

 

[18] Il messaggio: approfondite il mistero della eucarestia; esso vi chiarirà il senso della Scrittura (cfr. V Canone) che l’eletto non vuole consegnare, né aiutare a comprendere; e che  anzi copre col velo delle sue  ricerche storiche e filologiche.

Si può leggere anche ‘Akolou thes’ e intendere ‘Mercenario del boccone’. Il ‘Boccone’ indica la particola eucaristica, cioè la personale partecipazione al mistero del Cristo. Perciò esso diventa la chiave interpretativa della figura letteraria di Giuda. Vedi in questo sito il testo prima citato.

 

[19] Il messaggio: per l’Eletto, la via è quella della Scrittura  (diaconia della Parola)  che gli offre la possibilità di godere dello ‘entusiasmos’ dello Spirito.  Infatti, come sacerdote eucaristico, egli è un ‘anonimo’  nel quale si incarna il Xristo. Paradossalmente infatti egli gode della ‘Cena’ in  maniera diversa, ed in qualche modo riduttiva. A goderne  pienamente sono solo i commensali.

 

[20] Il messaggio: Il sacerdote deve comprendere che la sua funzione  si ricollega alla Passione di Gesù. Che egli è ‘segno’ (calice di comunione) solo se si identifica  al Xristo; e non solo come soggetto operate, manche come ‘vittima’. Per indicare questo riferimento all’evento terribile della croce, il calice veniva coperto con un velo. Naturalmente  tutto ciò non impedisce al sacerdote di essere un commensale qualunque. Ma strettamente sacerdotale (in persona Xristi) è quel ‘bere’ l’intero calice, e da solo; indica infatti la ricapitolazione nel ‘sé’ del  Xristo.

 

[21] Questa affermazione sostiene la fede della Chiesa  in ordine alla frazionabilità  del pane eucaristico. Vedi a proposito il racconto dei cinque pani che scorrettamente  viene detto ‘della moltiplicazione’, laddove  ne descrive  un infinito frazionamento che è fondamentale per consideralo una testimonianza eucaristica.

 

[22] Cioè egli  (diacono) predicò la rivelazione  e così costituì la Chiesa della Parola  (Giardino di Edem); ed essa, come Sposa  potè celebrare le mistiche nozze di divinità col Xristo Spirito.

[23] Il Xristo berrà (cioè assimilerà a sé tutto il creato) solo quando esso avrà trovato una perfetta unità che non può certo assimilarsi alle forme di unificazione politiche e comunque mondane.  Giovanni lo profetizza con le parole di Gesù: ‘Ho sete’.

 

[24] Il vino, in quanto acquosità che diventa ardente, simboleggia il passaggio  della terrestrità  materiale  nella immateriale creaturalità animica.  Il messaggio è chiaro: il sacerdote deve badare alle anime  perché esse si santificheranno.

 

[25] Preferisco questa computazione fra le tante possibili, perché propone un messaggio che va ben oltre la compartecipazione dei beni terreni; e riguarda la complessa strutturazione dei compiti all’interno della Chiesa.

 

[26] L’eucarestia è qualcosa di diverso dalla Scrittura, perché quale fonte di acqua viva affiorata, non prevede ‘pozzi’ fonte di inquinamento e di divisione. Essa sirealizza nella comunione degli uomini che sono al di sopra della terra. Tale comunione è simboleggiata dal ‘Calice’ che raccoglie  l’acqua altrimenti diffusa e dispersa.

[27]  Il Calice sacramenta l’effetto che si verifica  quando si è assimilato il dono del Xristo, cioè il Pane.  Perciò gli evangelisti precisano ‘dopo aver mangiato’  Tale effetto consiste nella Comunione divina . Pane e Vino si mostrano  quindi oltre che come duplicità  (corpo materiale e animico) come una sequenza di misteri.

 

[28] La liturgia ha conservato il ‘soffiare’; teme però di vedere in esso il dono dello Spirito in quanto vede il sacerdote nella sua povertà umana e non in ‘persona Xristi’. Certo non per evidenziare i moti sentimentali del suo cuore, ma per affermare un verità di fede, Paolo diceva: Non sono io che vivo in me, ma il Cristo.

 

[29] La liturgia ha conservato questa espressione greca che resta però coperta dalla brutta tradizione corrente ‘Nuova alleanza’ .  Avendo liquidato per le spicce la figura di Caino come quella di un fratricida,  poco si riflette al fatto che la vita animica  di Abele (che permane dopo la morte; egli infatti dialoga con Dio) è il motivo per cui Dio garantisce l’immortalità a Caino , eponimo della terrestrità materiale (contadino).

[30]  Il tema del profumo  ricorre spesso nella Bibbia ed è stato conservato nella liturgia (incensi e acque profumate).