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Natale in Famiglia – suggerimenti In ‘Spiritus Domini n.12 , 1981
Sommario: - E’ tempo di Avvento…Natale; - Una proposta; - Alcuni punti di riferimento; - Lo stile della preghiera; -Liturgie; -Conclusione. E' tempo di avvento... Natale! La Chiesa ricorda che lo Spirito di Dio è venuto in mezzo a noi e si è fatto uomo, uguale a noi, perché l'uomo possa diventare come 'Dio. Avvento del Signore significa infatti la venuta del Signore. Ogni anno la Chiesa ripete questo mistero di amore perché il mondo sappia ed accolga l'offerta della vita divina. Ogni anno, coscientemente oppure senza saperlo, ognuno di noi riprende a sperare che l'occasione del Natale, cioè della nascita del Signore, trasformi la nostra vita e la renda più serena e più colma di amore. Al giorno d'oggi tutti indistintamente avvertono il desiderio, sempre più pressante, di una pace che smussi gli angoli, ammorbidisca le asprezze e faccia sentire più uniti e più aperti a comprendere gli altri. E' una invocazione, a volte silenziosa, che trovi sulle labbra finanche dei più malvagi, di coloro che fanno parlare solo le pistole. Vogliamo pace, amore, unità, ma non sappiamo come ottenerle, Eppure è proprio qui, fratello mio, che comincia il tuo compito di uomo di Chiesa. Tu sei cristiano e sei stato battezzato non solo per te, ma principalmente per tutti e tutto; in una parola per cambiare il mondo. Tu sai che possiedi un solo mezzo per attuare ciò, e questo mezzo è la pace, quella fondata sulla vita eterna e non certo la provvisoria e traditrice quiete che deriva dall'equilibrio delle armi. Sai che la pace che viene da Dio non va annunciata con parole ma con opere; di parole ne abbiamo dette anche troppe. Perciò cambiamo registro: chi vuole veramente la pace nel mondo cominci a viverla ed a mostrarsi operatore di pace. E, quale discorso di pace è più reale, più naturale e più vivo di una famiglia unita dalla fiducia in Dio? Quale luogo è più tempio di una casa dove si venera la presenza invisibile ma reale della Provvidenza di Dio Padre? Il tempo di avvento è il tempo dell'accoglienza; un cammino di attesa che riguarda più i gruppi che gli individui; è questo il tempo della famiglia e della comunità parrocchiale . Se dunque vogliamo veramente proporre la pace cristiana, cerchiamo di far capire agli uomini che noi non siamo diversi da loro ma anzi siamo perfettamente uguali a loro. Che nella nostra esistenza, come nella loro, c'è il dolore e la gioia, la stanchezza e l'entusiasmo; che anche per noi passano le stelle; ma che, al contrario di loro, noi non siamo come le foglie, regolate dai tempi e dalle stagioni. Su di noi il male non ha potere. Se infatti nel cielo brilla il sole, noi lo chiamiamo fratello sole; se c'è la pioggia e il vento, essi ugualmente sono sorella e fratello; godiamo così dell'odore del pane che esce dal forno, ma al tempo stesso possiamo chiamare sorella la morte, che ci accompagna ogni giorno e ci apre infine la porta dei cieli Uomini per tutte le stagioni dunque, perché fra di noi c'è unità: c'è Colui che tiene unito l'universo ed è per noi calore e luce. In forza di questa luce, come nel fumetto di Nembo Kid, noi cristiani siamo in grado di illuminare le cose con raggi diversi e di comprenderle fino in fondo. Attraverso lo Spirito, che è la Luce di Dio, noi infatti guardiamo l'ossatura vera dei fatti e scopriamo così che nella gioia o nel dolore, nella stanchezza o nello slancio si nasconde sempre il volto di Dio, il fraterno sorriso di Gesù il Cristo. Noi siamo infallibili rabdomanti di vita. Chi ci ha donato questo potere è Gesù di Nazaret, e noi sentiamo il bisogno ogni anno di celebrare solennemente questo giorno magico, questo principio del tempo di pace. Per questo celebriamo il Natale. La pace è così il nostro metodo, la nostra forza, la nostra conquista ed il nostro annuncio al mondo affamato di vivere. Cerchiamo allora di non venir meno a questo compito; impariamo ad essere segni vivi della grande opera di Dio e realizzeremo così il sacerdozio battesimale nel luogo più adeguato: la famiglia. Essere sacerdoti significa infatti prendere le cose del mondo ed invocando la potenza dello Spirito, che è la Vita di Dio, trasformarle in realtà viva. Così è vinta la morte. Nelle nostre case, nel nostro lavoro, passa il mondo intero, e noi siamo come mulini di eternità nei quali viene versata la giornata umana perché sia sfarinata in vita eterna.
Una propostaNatale è l'occasione prossima per dare consistenza al discorso che fino ad ora abbiamo portato avanti: costruire nelle nostre case un luogo di Dio che sia segno vivo e parlante della fede che professiamo e che fa nuove tutte le cose. Voi famiglie cristiane, voi chiese domestiche, perché non provate a costruire un presepe, un luogo speciale di Dio per un tempo speciale; e nel costruirlo ad edificare voi stessi come il luogo vivente di Dio che annuncia agli amici ed agli stessi familiari la soluzione della pace? Volete provare a celebrare nelle vostre case una liturgia pregando da laici, in forme laiche, quali sacerdoti delle vostre comunità familiari? Volete impegnarvi a perfezionare la vostra famiglia? Se accogliete questo invito sforzatevi di comprendere bene lo spirito della proposta; non fermatevi nelle concrete indicazioni. Se infatti fornisco delle indicazioni, lo faccio unicamente per orientare questo primo sforzo; ma il lavoro vero è compito vostro e va attuato nelle vostre case, con le vostre parole e con i vostri gesti. In breve, dovrete assumervi anche l'impegno di annotare, e comunicare ad altri, eventuali considerazioni, proposte, correzioni e suggerimenti che riterrete utili a quelle famiglie che vorranno imparare a pregare nelle case, in modo laico. La chiesa, ricordiamolo, ha bisogno dei suoi seicento milioni di figli ed il mondo ha bisogno del contributo di seicento milioni di fratelli. Pérciò non cercate il foglietto da leggere, non ripetete le cose che si fanno in chiesa; più di tutto evitate di imitare i preti; siate invece naturali badando a valorizzare gli elementi propri del luogo, della famiglia e della casa. Se in chiesa ad esempio si richiede il silenzio, in casa si può preferire invece una festosa allegria; se in chiesa si esige l'ordine e la compostezza, nella casa si può sedere per terra, si può far gruppo, si può vestire in modo meno formale. Spero che vi sarete già resi conto che vi sto offrendo la grossa occasione di partecipare da veri attori al movimento che il Papa ed i Vescovi hanno iniziato, tendente alla riscoperta della famiglia come vera e propria chiesa domestica. Per dare il vostro contributo sul piano liturgico, partecipate dunque da adulti, in prima persona, con fantasia e con libertà di espressione, senza alcun condizionamento clericale, avendo solamente ben chiaro che vogliamo con verità di cuore celebrare il più grande mistero della nostra fede, quello dell'amore di Dio per l'uomo; e vogliamo celebrarIo nelle nostre case e nell'interezza della famiglia. Le mie proposte, lo ripeto, sono solo indicative e per di più condizionate dalla mia qualità di sacerdote e di uomo che non ha figli. Voi invece avete una casa, siete spesso sposati ed avete anche dei figli. Diamoci allora una mano e per ora comincerò ad offrirvi la mia.
Alcuni punti di riferimentoNoi vogliamo con queste liturgie natalizie ricordare alle nostre famiglie, ai nostri amici ed a quanti ci conoscono e ci osservano, che Dio visita le nostre case; che è nostro ospite come luce che illumina l'esistenza e ci rende capaci di vedere il bene nel male e di godere pienamente di tutto ciò che è buono e bello. Noi vogliamo dire insieme che siamo grati a Dio di questo suo dono e che, per possederlo pienamente, per essere veramente somiglianti a lui che è Padre, dobbiamo sapere dare agli altri la luce che abbiamo ricevuto. Queste liturgie sono: una preparazione all'incontro; una accoglienza; un dono. Come realizzare tutto ciò ? Ci serviremo di segni; alcuni li suggerisco io ed altri li troverete voi stessi, imparando un pò alla volta ad usarli. Ne verrà fuori una preghiera nuova fatta di gesti, di parole, di segni. Collegheremo questa preghiera al pranzo comune, cioè al momento di maggiore unità e vitalità della famiglia. Che altro è il pranzo se non una naturale liturgia di vita? Inizieremo dunque ogni liturgia prima del pranzo: quelli della vigilia, del Natale, e dell'Epifania, e così il pranzo diventerà esso stesso una lunga e gioiosa preghiera a Dio. Faremo liturgie diverse e collegate; cioè un discorso unico in tre momenti distinti. La Vigilia infatti pregheremo costruendo il presepe. Esso ci farà ricordare che Dio viene a noi senza chiedere nessun prezzo, ma che è bene prepararsi, costruendoci come una culla per il Signore che viene. Nel giorno di Natale poi, apriremo la porta della nostra casa e faremo festa alla luce che entra per illuminare la tavola della cena. Ed all'Epifania pregheremo infine col gesto del dare. Questo gesto ricorderà a noi stessi ed ai nostri figli che bisogna saper dare ciò che si è ricevuto: sarà dunque una preghiera di offerta. Qualcuno del gruppo si assumerà il compito di guidare la liturgia, coinvolgendo, con ogni rispetto, tutti gli altri. Sarà bello se ad agire saranno il padre e la madre o chi funziona da capo-famiglia.
lo stile della preghiera Tutti i gesti, tutte le parole, tutti i segni possono essere preghiera. Agite perciò in modo semplice e naturale, ricordando che non stiamo recitando. Al tempo stesso ricordate che si tratta di cosa seria che, se naturalmente riguarda anche i piccoli, non deve però in nessun caso diventare un gioco da bambini. Il vezzo di far scherzare i bambini con le cose sacre, allontana, più di quanto si creda gli uomini adulti dalla preghiera liturgica. Con la vostra abilità di genitori fate perciò in modo che i piccoli partecipino responsabilmente, ma assolutamente evitate che siano i piccoli (per loro natura invadenti) a gestire la cerimonia, perché allora essa diventerebbe un ennesimo ed inutile gioco. Sapete bene che i piccoli capiscono che una cosa è seria quando vedono che gli adulti si implicano in prima persona; solo allora essi diventano naturalmente rispettosi e conservano nel loro intimo il messaggio ricevuto come una cosa importante. Dunque gli adulti facciano la loro parte, e sia l'amore familiare ad indicare la giusta collocazione di ogni partecipante. Bisogna imparare a fare liturgia nelle case, con uno stile che sia tutto domestico, senza bizzochismi, ma con virilità e dignità. Sarà così possibile, ad esempio, utilizzare musica riprodotta, in sottofondo e con discrezione, ma si eviterà il generico chiasso che connota tutte indistintamente le riunioni; o di restare sommersi e dominati dai suoni meccanici. Potrà essere bello cantare insieme; ma è certo controproducente forzare le persone a farlo se non c'è questa abitudine. Ricordiamo che si suggerisce il canto come preghiera perfetta non perché alla parola si unisce la musica o la melodia, ma perché il cantare è atto comune sicché il singolo prega insieme a tutti con una voce sola. Recitare insieme il Padre nostro liturgicamente equivale dunque a cantare, perché ciò che conta è l'unità.
LiturgieLa nostra Famiglia accoglie DIO che viene!
I ) nella Vigilia di Natale La nostra casa, per bella che sia, è la stalla dove nasce Gesù; la nostra famiglia, se vuole, può diventare Maria e Giuseppe, cioè la Santa famiglia che lo accoglie. Per esprimere tutto ciò bisogna approntare un luogo e un gruppo. Nel giorno della vigilia la preghiera consisterà proprio nel preparare, con piena coscienza, il presepe segno della casa, ed i personaggi segno della famiglia. E' una liturgia di costruzione e di spiegazione che suggerirei di fare nel modo seguente. Tutti all'ora di pranzo si riuniscono intorno alla tavola apparecchiata e fanno il segno della croce. Servirà a introdurre nel momento Spirituale. Si colloca poi a centro della tavola, o su un mobile della stanza da pranzo, un supporto che può essere costituito da una scatola; su di esso si poggia una tavoletta o un vassoio, e si decora intorno con segni natalizi e con frutta. Mentre il marito, ad esempio, sta facendo quest'opera, la moglie ne commenta i gesti dicendo con parole adatte: « Ecco, vedete, papà sta costruendo qualcosa che vuole significare il mondo, la terra e la casa dove noi abitiamo…. ». Sul vassoio vengono poi attaccati (con un nastro adesivo a doppia faccia) due statuette, una raffigurante Maria e l'altra Giuseppe; esse sono disposte a buona distanza in modo da lasciare uno spazio sufficiente per il terzo segno che sarà il cero natalizio. « Sono Maria e Giuseppe, (dirà la mamma), sono l'immagine di tutta l'umanità ed in particolare della nostra famiglia che sì prepara ad accogliere Dio che viene. Vedete c'è ora un luogo pronto e vi sono delle persone disponibili ad accogliere Dio. E Dio verrà come una fiamma che dà calore ". Il papà prende allora un cero che dovrà rappresentare Cristo luce del mondo e lo colloca fra Maria e Giuseppe. Questo cero, che sarà stato già preparato, deve essere basso e di grosso diametro e addobbato in modo da mostrare chiaramente di essere un segno di Cristo. Potrà ad esempio portare intorno una fascia su cui è scritto « Questa è la luce vera che illumina il mondo» o un'altra espressione evangelica che consenta subito di identificare il cero con Gesù. Invece della scritta si potrà scavare alla base del cero una piccola nicchietta a forma anche di culla e inserirvi un piccolissimo bambinello. Bisogna stare molto attenti ai segni e alle parole, per fare in modo che intuitivamente nel cero si colga il mistero di Gesù. Chi commenta provi, a modo suo, a spiegare quanto si diceva all’inizio. Egli potrà dire che noi abbiamo bisogno di una luce che ci faccia capire la vita; di un calore che riscaldi il nostro cuore e vinca il gelo della divisione, della tristezza e della solitudine. Potrà inoltre suggerire che la cera è qualcosa di molle e col calore si scioglie e perde la sua forma. Dunque teme il fuoco come il suo più grande nemico. Eppure se accetta di prendere dentro di sé uno stoppino, allora il fuoco non le farà più paura anzi sarà la via attraverso cui essa si trasformerà in luce e non morirà mai più. Come il cero dà luce e calore perché accetta di consumarsi così Gesù morendo è diventato per noi luce di divinità. E come la cera ha nel suo cuore uno stoppino che le permette di bruciare, così anche la famiglia che si è riunita ha nel suo intimo l’amore che unisce tutto. Questo amore è lo stoppino che si illuminerà quando verrà il fuoco di Dio. Chi vuole può, naturalmente, aggiungere nel presepe un bue ed un asinello chiarendo che la venuta di Gesù nel mondo porta la Vita ad ogni cosa: alla terra rappresentata dai frutti che vi sono intorno, ed anche agli animali. E’ questo un richiamo molto bello alla salvezza dell’intero creato. Finita la preparazione tutti dicono parole come: “Vieni Signore Gesù; la nostra famiglia ti aspetta, la nostra porta è aperta. Vieni luce che illumina, la nostra porta è aperta. Vieni luce che illumina la nostra notte; vieni calore che riscalda la nostra giornata, vieni gioia che unisce i nostri cuori, vieni Signore Gesù, donaci la gioia di vivere insieme. Amen”. Si dà quindi inizio al pranzo lasciando il presepe come segno di unità nella festosità della riunione.
II ) Liturgia del giorno di Natale La liturgia di questo giorno è centrata sulla luce che entra nella casa e sull’accoglienza che le vien fatta dalla famiglia riunita. Prima di cominciare il pranzo tutti si raccolgono in piedi vicino alla tavola su cui è poggiato il presepe preparato il giorno prima e dal quale è stato tolto il cero. Fatto il segno della croce, si ripete la preghiera della vigilia e poi un componente della famiglia, preso il cero spento, esce dalla stanza e fuori lo accende. Nel frattempo viene oscurata la camera, spegnendo la luce o chiudendo le imposte. Chi porta il cero acceso bussa allora alla porta della sala da pranzo e qualcuno va ad aprirgli. Egli entra lentamente, sapendo di portare il segno di Dio, e religiosamente colloca il cero acceso fra Giuseppe e Maria. Nel frattempo, o subito dopo, si può intonare la strofa di un canto natalizio (se si sa cantare) oppure si può ascoltare un canto natalizio attraverso un disco; o comunque si può recitare tutti insieme il Padre nostro. Finito il canto e/o la preghiera, un grande applauso; lo scambio degli auguri e dei doni, gli abbracci e i segni di fraternità concludono la prima parte della liturgia. Si riaccendono le luci ed inizia il pranzo natalizio. Alla fine del pranzo, quando c’è ne è l’uso, si possono leggere le letterine preparate dai più piccoli, e che prima erano state collocate ai piedi del presepe. Si chiarisca che esse esprimono, per bocca dei più piccoli, la Parola di Dio, e la volontà di tutta la famiglia di vivere d’amore e d’accordo. Ugualmente si possono recitare le poesie del Natale come saluto al Signore da parte della famiglia che Egli ha visitato. Quando tutto si è concluso, il presepe resta ancora al centro della tavola con il suo cero acceso per ricordare che lo Spirito è continuamente presente nella casa che lo ha accolto.
III ) Liturgia del giorno dell’Epifania Epifania significa rivelazione. E chi altro se non il cristiano rivela Gesù? E come lo rivela, se non donandolo agli altri attraverso la propria vita? E’ il giorno quello dell’epifania in cui impariamo a passare agli altri la luce ed il calore che Dio ci ha regalato. La liturgia è una preghiera fatta di amicizia e di dono. I segni suggeriti possono naturalmente essere diversi, secondo la sensibilità della famiglia. - Si può ad esempio invitare a pranzo una persona sola (perché lontano da casa) o una persona che vive un suo momento speciale, bello o brutto che sia. L'invito a pranzo esprime il desiderio di offrire agli altri, nella nostra amicizia, la luce ricevuta; al tempo stesso vuol dire che noi riconosciamo nell'ospite quello stesso Dio che ha bussato alla porta nel segno della luce. - Se non c'è occasione di invitare una persona, si può comunque apparecchiare a tavola un coperto per un bisognoso: è il piatto del povero e perciò come quello del!'invitato stia vicino al presepe. Tutti capiranno che è il piatto di Dio. - Anche i doni, se vi sono, siano collocati vicino al presepe. Si chiarisca che essi esprimono il desiderio di dare e ricevere per amore. Naturalmente sarà più bello se i doni sono opera di chi li offre; che importanza può avere il valore economico quando l'oggetto porta in sé uno stoppino... di amore?
La preghiera si può svolgere nel modo seguente. Tutti si riuniscono in piedi vicino alla tavola da pranzo; essa è già imbandita, il cero natalizio è acceso, e vicino al presepe c'è un piccolo pane. Tutti fanno il segno della croce ed il capofamiglia, o chi lo sostituisce, prendendo nelle mani il pane prega dicendo più o meno queste parole: «O Dio ti ringraziamo perché ci hai visitato e sei venuto fra noi come luce, come calore e come pace per tutti. Oggi noi vogliamo farti conoscere nel mondo e perciò ricordando quello che ci hai detto, vogliamo dividere tutto ciò che abbiamo, con gli altri. Ringraziamo anche questo nostro amico ........... (e dice il nome) che ha accettato di stare insieme con noi. Egli ora rappresenta tutti i fratelli del mondo; e con lui dividiamo il nostro pane ed a lui offriamo la nostra luce ». Spezza il pane e ne dà una parte all'amico che l'accetta e lo mangerà durante il pranzo.
Se invece c'è a tavola il piatto per il povero il capo di casa dirà: « O Dio ti ringraziamo perché ci hai visitato e sei venuto fra noi come luce, come calore e come pace per tutti. Ora vogliamo impegnarci a farti conoscere nel mondo tendendo la nostra mano ai poveri, perciò riempiamo il piatto di un fratello bisognoso, sicché noi siamo Cristo per lui e lui Cristo per noi». E mette nel piatto del povero metà del pane spezzato.
Quando sono stati preparati dei doni vicino al presepe si può dire: « Benedici o Signore questi doni. Durante tutto l'anno che sta per venire serviranno a ricordare che noi ci vogliamo bene; che desideriamo essere in pace con tutto il mondo e che per avere la pace bisogna imparare non a pretendere ma a dare». E, stendendo sopra i doni la mano aggiunge: Nel Nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Si inizia la cena, ed al termine il capofamiglia offre all'ospite, se c'è, il cero che è ancora acceso. Gli chiederà di tenerlo nella sua casa come pegno di amicizia e della protezione di Dio.
ConclusioneSiete voi, amici miei, i sacerdoti laici nelle vostre case. Provate perciò a pregare insieme con spirito laico servendovi, se li credete adatti, dei gesti che vi ho suggerito e inventandone quanti altri vorrete. In questo lasciatevi guidare dallo Spirito Santo: vi è stato espressamente donato perché possiate, da autentici pastori, reggere le vostre famiglie come vere e proprie chiese domestiche. Buon Natale a tutti. Vincenzo M. Romano
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