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Aggiungo qualche breve nota di commento a questa prima lettura del testo giovanneo che affido alla costruttiva critica ed alla collaborazione di quanti amano cercare la Verità, e non si asserragliano nel munito palazzo del ‘ripetuto’. Un semplice confronto con il testo correntemente proclamato, evidenzia il diverso spessore teologico delle due letture. Suggerisco al lettore di meditare sulle immagini che il testo propone e su quei termini che, seppure estranei al parlare corrente, hanno forti riscontri nella iconografia e nella tradizione popolare. Noterà che il piatto parlare denotativo dei Vangeli si arricchisce qui di una notevole profondità simbolica e diventa fortemente allusivo. Ricordo a tal proposito che il discorso sacro, volendo esprime un che di indicibile certamente non può essere meramente denotativo e che l’involuzione storicistica della teologia lo ha privato di molte potenzialità espressive. Lo storicismo è un riflesso del peccato originale così come lo intesero i Padri. Questi lo riferirono alla sessualità, perché essa indicava la scelta da parte dell’uomo di una evoluzione orizzontale destinata quindi a finire. Lo storicismo è parallelamente una scelta orizzontale che produce certezze che sono tali solo per chi le formula, e che subisce l’ineluttabile tramonto di tutte le cose umane. Nulla nella storiografia è certo e definitivo. Il lettore attento scoprirà poi molti riferimenti ad altri passi del NT e ciò lo farà riflettere sulla unità o divisibilità di questo Corpus rivelativo. Preciso infine che la sigla ‘teta’ (iniziale di ‘thanatos=morte) indicava colui che era condannato a morire, sicchè questa lettera greca assume il doppio significato di ‘Dio’ (Theos) e di ‘Segnato a morire’ nel doppio senso di ‘mortale’ e di ‘crocifisso’; qualità queste che espongono perfettamente la persona di Gesù. Da ultimo voglio ricordare che nelle mie riletture appare evidente come il grande problema della Chiesa primitiva consistette proprio nel trovare un punto di coesione fra i ‘gentili’ e gli ‘eletti’ specialmente quando questi ultimi si presentavano nel mondo greco-romano in veste di sacerdoti e di predicatori; è il problema di Paolo. Ed ancora, di saldare insieme l’insegnamento del Vangelo con quello del Vecchio Testamento. Questi ed altri mi sembrano i temi affrontati in questa lettera giovannea che considero, a differenza di quella correntemente proclamata, strettamente teologica. I titoletti che ho aggiunto alla traduzione sono latamente indicativi del tema trattato in quel punto; mi sono però reso conto che approfondendo la meditazione del testo essi possono cambiare. Non bisogna dimenticare che non solo è possibile operare diverse compitazioni e dare altro significato alle parole, ma che anche la semplice variazione della punteggiatura può avviare ad ulteriori significati. Ed ancora che i testi nascosti sono stati costruiti per essere meditati e non proclamati; e che la loro bellezza letteraria si conforma al volto umano di Gesù che certo non si autenticava per la sua venustà. Vincenzo M. Romano 2003
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