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Gv. III Epistola

 

 

 1- Oti presbut-eroj, ge aie

% t% agapht%. On EGW aga.

Pw ena.

Lhqh  eia, aia  agaph  te

ep' eripe  anta.

 

Awn <A Wn> Eu Xristoj  oma

ise

eu  o  douj:  'q' , Aika.

Iug-Ia inein  ka 'q'  wj

eu odoutai

Sou h  yu-Xristoj 3-

he Xristoj arhn,  gar li-aner

om'enwn  adelfwn,  kai  martur

oun twn.

 

Sou. Tv  alhqei#  ka 'q'  wj su.

En alhqei# peri pateij,

4- meizotera  anth.

Ou,  twn Uke  Xristou  aran

ina.

 

Akou  wta.

Ema te,  ek na enth,  iala  h

qei#  peripatounta, 5- agaphte.

Piston  poieij O'

e  an'erga.

Soi hie IhsouS , to uj,

adelfo-uj.  Kai touto

oc-eno-uj , 6- Oie, martur .

H soi Alfa En.

 

Sou  tv  agapv , enw  pion.

 

 

Ekklhsiaj o uj kalwj  poihse eij; propemyaj  acioj tou qeou ;

7- Uper ge Artou  onoma

atoj ecelqe.

On mhden  lambane.

Onta esaph  ote wn  eqnh ikwn

8- hma eij  oun  ofei.

 

Logon oma En,  upo lambane IN.

To uj , T-Oi, ou  touj.

Ina sun ergoi .

 

Ge nwma hqe.

atv  9- egraye  ata i.

Tv ekklhsi#  allo , File:

o  prwteuwn  autwn  diotrefhj

ouk epi. Ide Xristou  eta,

ihma Swthroj.

 

10- Dia,  touto, ean elqw, upo

mnhsw autou ta erga

a poiei.

 

Logoij  poneroij  fluarwn h  me

ask#  mh  arkou  menoj.

Epi tou T-Oij.  Ou  te autoj

ep' ide Xristoj, eta, itouj

adelfouj. Kai touj

boolomenouj  kwluei  kai thj

ekklhsiaj ek  ballei.

11- Agaphte  mh   mimou  

to kakon alla to agaqon,  

oti agatopoiwn  ek,  tou Qeou

estin.

O ka  kopo-iwn,   ou Xristou

ewrake En, T.ON, Qeon.

 

 

12-

Dh  Metri % - i me martur htai-

upo pantwn , kai upo authj.

 

 

Thj  alhqeiaj  ka i  hma.

Eij de,  martur ou , men  kaioi,

Idaj oti  h  martur.

Ia hmwn alhqh , soi,   estin

13- polla.

Aei Xristou  on gra, ya,

iso-ialle uie 'Q', elw Dia

melanoj.  Kai kala mou

soi  grafein.

 

14- Elpize  wdh, ee uie 'Q'

ewj  se  idein.

 

Kurion , a-ij, toma, proj stoma

lalhsomen.

 

 

15- Ei  rhn hj.

Aspazontai  se , Oi, filoi

Aspazou  touj  filouj

ka  T.ON  oma.

 

Giovanni: Epistola III

l’Apostolo incardina

un ‘eletto’ come sacerdote

Ai gentili

Poiché tu sei l’antico Amore (di Dio), sii fiera della tua forza in grazia del tuo Amato. Veneralo quale ‘Ego’ (quale Dio).  Bevi  le cose del Terzo Giorno.

 

 

 

Cessava l’oblio, o Terra, e l’amore dall’alto, avanti a te, cadde qui giù.

 

 

 

 

 

Quale Ictus <principio Vivente> il Cristo stabilì benevolmente cose comuni (a tutti) offrendo come positivo dono un ‘segnato a morte’, un Turbine (di Spirito).

La Grande Voce (il Verbo), che qui da ‘segnato a morire’ gridava sofferente, indica pure un favorevole cammino.

A te (o terra) certamente appartiene il Cristo-generante (lombi); era il Cristo-agnello in quanto uomo perfetto unito ai suoi antichi fratelli e senza dubbio loro testimone.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Mandato all’Eletto

Suvvia ! Tu proprio (o eletto) sei qui il ‘segnato a morire’ per la Verità. In questo modo tu avanzi nella Verità come somma liturgia.

Allora seminala, o Ictus rosso dei suoi, la ‘sciagura’ (della croce) che è potenza del Cristo.

 

 

 

 

 

 

 

Voi, orecchie, prestate ascolto, e amate i miei splendidi strumenti (sonori, cioè i vangeli); come giullari io certo li inviai, per la Divina.

Sei tu che per le settanta (genti), appresti le ‘bevande’ (i vini della Vigna) che costituiscono il culmine delle ‘opere’.

A te perciò veniva Gesù, come figlio (degli eletti), un figlio-fratello; e perciò o agnello, figlio antico e inacidito, sei il testimone.  A te egli annunciò il Principio (e) lo Spirito.

Mediante la tua amorevole accoglienza, io faccio diventare un che di comune  questa ricchezza. 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Errori e conversione

L’Isolato edificò bene quelli dell’Assemblea? da battistrada degno di Dio?

Certo, quell’insaziabile si avviò falsificando il significato del Pane (eucaristico). Tu non impadronirti di ciò che è loro (gentili).

Le cose viventi marciscono, quando egli si accosta  alla moltitudine di quelli, e getta su di essi una coltre che avvantaggia il serpente.

 

Da sottoposto, assumi come calice la Rivelazione, unitamente alla Comunione. Perciò, da figlio, attiva quelli per il Perfetto Agnello. Voglia il cielo che unita a te operi la Potenza.

Affina l’intelligenza; egli per ingannare scrisse  (regole)  insaziabili.  (Ma) per l’Assemblea, o amato, (vale) qualcosa di diverso: chi è primo, quello che tra loro è alimentato da Dio, non è un padrone.

Tu bada alle Verità del Cristo alla guarigione (offerta) dal Salvatore.

 

Ovemai tornassi, io riporterò alla memoria perciò le realtà divine sottostanti le opere che egli compie.

 

 

Tu non stornare la Forza, con discorsi eretici, deridendomi, forte del (tuo) mestiere.

 

Presiede il suo perfetto Agnello; e dove (c’è) Lui, tu come il Cristo, veramente prenditi cura dei fratelli che si lasciano accostare. Egli ricusa coloro che tramano e li espelle dall’Assemblea.

 

O amato, non imitare ciò che è male, ma ciò che è buono, perché chi lontano opera il bene a Dio appartiene.

 

Chi procede da vittima sacrificale ha conosciuto la comunione del Cristo; la Perfezione-Cosa (eucarestia); la  divinità.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Promessa del sacerdote

Ebbene, che io sia (a servizio) della Madre (cioè dello Spirito e della Chiesa) -essa testimonia per me-  sottoposto a tutti, ed a lei obbediente.

 

 
 
 
 
 
La risposta del popolo

Egli è qui giù la veste della Verità. Quale testimone di quella (madre), che l’Isolato arda per testimoniare con certezza l’Arcobaleno (cioè il Cristo).

Ad opera tua il Verbo è la nostra eccelsa Verità.

 

Sempre, mangia ciò che è proprio del Cristo; smussa; allo stesso modo affrettati o figlio segnato a morire; che io conquisti il divino (nascosto) nell’enigma; e possa scrivere, con il tuo aiuto, le splendide realtà che mi appartengono.

Abbi fede, o canto (liturgico), o figlio suo ‘segnato a morire’, che ti veda l’Alba (della Resurrezione).

 

Noi annunceremo il Signore attraverso il linguaggio della debolezza e della passione.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Conclusione dell’Apostolo

Tu sei il Capro della ‘Sua’ (chiesa).

A motivo dell’Agnello con trasporto ti accolgono gli amici. Tu accogli gli amici uniti nella Perfezione-Cosa (nell’eucarestia). 

Aggiungo qualche breve nota di commento a questa prima lettura del testo giovanneo che affido alla costruttiva critica ed alla collaborazione di quanti amano cercare la Verità, e non si asserragliano nel munito palazzo del ‘ripetuto’.

Un semplice confronto con il testo correntemente proclamato, evidenzia il diverso spessore teologico delle due letture.

Suggerisco al lettore di meditare sulle immagini che il testo propone e su quei termini che, seppure estranei al parlare corrente, hanno forti riscontri nella iconografia e nella tradizione popolare. Noterà che il piatto parlare denotativo dei Vangeli si arricchisce qui di una notevole profondità simbolica e diventa fortemente allusivo.

Ricordo a tal proposito che il discorso sacro, volendo esprime un che di indicibile certamente non può essere meramente denotativo e che l’involuzione storicistica della teologia lo ha privato di molte potenzialità espressive. Lo storicismo è un riflesso del peccato originale così come lo intesero i Padri. Questi lo riferirono alla sessualità, perché essa indicava la scelta da parte dell’uomo di una evoluzione orizzontale destinata quindi a finire. Lo storicismo è parallelamente una scelta orizzontale che produce certezze che sono tali solo per chi le formula, e che subisce l’ineluttabile tramonto di tutte le cose umane. Nulla nella storiografia è certo e definitivo.

Il lettore attento scoprirà poi molti riferimenti ad altri passi  del NT e ciò lo farà riflettere sulla unità o divisibilità di questo Corpus rivelativo.

Preciso infine che la sigla ‘teta’ (iniziale di ‘thanatos=morte) indicava colui che era condannato a morire, sicchè questa lettera greca assume il doppio significato di ‘Dio’ (Theos) e di ‘Segnato a morire’ nel doppio senso di ‘mortale’ e di ‘crocifisso’; qualità queste che espongono perfettamente la persona di Gesù.

Da ultimo voglio ricordare che nelle mie riletture appare evidente come il grande problema della Chiesa primitiva consistette proprio nel trovare un punto di coesione fra i ‘gentili’ e gli ‘eletti’ specialmente quando questi ultimi si presentavano nel mondo greco-romano in veste di sacerdoti e di predicatori; è il problema di Paolo. Ed ancora, di saldare insieme l’insegnamento del Vangelo con quello del Vecchio Testamento. Questi ed altri mi sembrano i temi affrontati in questa lettera giovannea che considero, a differenza di quella correntemente proclamata, strettamente teologica.

I titoletti che ho aggiunto alla traduzione sono latamente indicativi del tema trattato in quel punto; mi sono però reso conto che approfondendo la meditazione del testo essi possono cambiare. Non bisogna dimenticare che non solo è possibile operare diverse compitazioni e dare altro significato alle parole, ma che anche la semplice variazione della punteggiatura può avviare ad ulteriori significati. Ed ancora che i testi nascosti sono stati costruiti per essere meditati e non proclamati; e che la loro bellezza letteraria si conforma  al volto umano di Gesù che certo non si autenticava per la sua venustà.

Vincenzo M. Romano 2003