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Le fantasiose benedizioni di Giacobbe Suggerimenti di lettura
L’input che mi ha spinto a rileggere questo passo della Genesi (49,1-27) è alquanto remoto. Quando ancora consideravo come testo originale della Bibbia la versione masoretica (cioè quella fatta dai rabbini intorno al 100 dopo Cristo in ebraico quadrato e per di più solo consonantica), lessi una lettera di Girolamo nella quale egli spiegava perché aveva tradotto in latino, dal greco (Settanta) il libro dei Salmi, mentre per gli altri aveva preferito il testo giudaico. La questione era in questi termini: Girolamo aveva tradotto il libro dal greco; poi, spinto da motivazioni filologiche l’aveva ritradotto dal testo ebraico, giusto in tempo per rendersi conto che in quest’ultimo, in un modo o nell’altro, sparivano i riferimenti cristologici che si potevano riferire alla figura storica di Gesù. Turbato da questo fatto, ritornò alla prima versione dal greco e inserì quest’ultima nella sua ‘Vulgata’. Purtroppo l’attuale deriva filogiudaica ha convinto finanche i vescovi a preferire la traduzione dall’ebraico, sicché oggi nella liturgia noi proclamiamo un testo che è stato redatto in dialettica, per non dire ‘in opposizione’, al nascente cristianesimo. [1] Sulle bibbie in commercio leggiamo ‘Tradotta dai testi originali’ quasi esistesse un testo che filologicamente si possa dire ‘originale’, quale potrebbe essere ad es. una ‘Divina Commedia’ di pugno di Dante. Abbiamo già acquisito che molti libri della Scrittura sono rielaborazioni di testi precedenti, sicché a voler individuare un originale, bisognerebbe andare a molto prima della Bibbia. Ad es. considerare che il Canto al Dio Aton (Dio unico) del tempo di Amenofi IV è ‘originale’ rispetto al salmo 103\4 che lo ha rielaborato. A fronte di questo fantasmatico ‘originale’ va certamente preferito il testo che è stato avallato dalla tradizione religiosa che culmina nel cristianesimo. Quest’ultimo è senz’altro quello greco cd. dei ‘Settanta’ del III-II secolo avanti Cristo. Ed infatti la quasi totalità dei fedeli mosaici la considerò ispirata; i Vangeli fanno chiaramente riferimento ad esso; i Padri lo hanno meditato; la Chiesa greca continua ad usarlo nella liturgia; quella latina lo sostituì verso il V secolo con la versione latina, ma ad essa si continuò a fare riferimento. Inoltre, essa è la prima Bibbia unitaria che permette perciò di collegare sincronicamente libri i quali, in un’ottica storicistica, sono molto distanti fra di loro nel tempo. Se la Chiesa, dagli evangelisti alla prassi liturgica, l’ha avallata, non c’è ragione di farsi guidare dalla scienza ancilla storico-filologica. Il problema non è astratto, ma molto concreto. Ed infatti anche se i testi ebraico e greco sembrano quasi sovrapponibili, in realtà le varianti non sono poche e tutte di peso (come aveva notato Girolamo); ed inoltre mentre l’ebraico è poco più che una ‘pittografia’ (considerando che non esistono altri testi da cui trarre lumi sull’uso della lingua), sicché ogni nuova traduzione è necessariamente uguale alla precedente, al contrario il greco è un linguaggio di cui conosciamo se non tutto, almeno gran parte. E ciò consente di compitare variamente i testi e spremere da essi nuovi sapori. In pratica questo atteggiamento filogiudaico, snobistico ed elitario, ha condizionato la lettura della Bibbia alla conoscenza (si fa per dire) dell’ebraico; ha poi inventato molti mostri sacri che si sono regalmente seduti sulle cattedre di Mosè, e impediscono agli altri di entrare. Così, pur avendo l’Accademia prodotto milioni di dotte ed anche utili parole, non è stata in grado di migliorare l’esegesi dei testi. E per esegesi intendo l’esplicitazione della Verità divina in essi contenuta. In conclusione dopo aver letto tanti libri, si scopre di dover predicare ancora quello che i Padri trassero dalla Bibbia greca; ed avendo dimenticato quest’ultima, le loro conclusioni appaiono spesso come delle pure fantasie, delle superfetazioni mentali. Non a caso la parola ‘Allegoria’ che li etichetta è diventata sinonimo di fantasia, rapportata alla ‘scientificità’ degli studi storicofilologici.
La benedizione dei figli di Giacobbe Dopo questa necessaria premessa [2], veniamo ora al testo di Gen.49,1-27 (ne cito solo la parte che ho tradotto dalla Settanta); esso, come dicevo, è ricavato dalla Bibbia giudaica del 100 d.C. (cd. Masoretica).
“Giuda, te loderanno i tuoi fratelli. La tua mano sarà sul collo dei tuoi nemici; i figli di tuo padre si inchineranno a te. Un giovane leone è Giuda; figlio mio tu sei tornato dalla preda. Si piega, si sdraia come un leone, anzi come una leonessa: chi oserà farlo alzare? Non sarò tolto lo scettro da Giuda, né il bastone del comando dai suoi discendenti, finché venga colui al quale appartiene e a cui i popoli dovranno obbedire. Egli lega alla vite il suo asinello, a generosa vite il puledro della sua asina. Egli lava nel vino il suo vestito e nel sangue dell’uva il suo mantello. Rossi gli occhi per il vino e bianco i denti per il latte.”
Beniamino è un lupo rapace; al mattino divora la preda e alla sera divide il bottino.
La traduzione dal testo greco (dheoniana) è la seguente:
“Giuda, te lodino i tuoi fratelli, le tue mani sul dorso dei tuoi nemici. Si prostreranno a te i figli di tuo padre. Cucciolo di leone è Giuda, dal germoglio, figlio mio, sei salito. Accovacciato ha dormito come un leone e come un cucciolo: chi lo farà risorgere? Non verrà meno un principe da Giuda, né una guida dai suoi fianchi, finché non giungano i doni messi a parte per lui: ed è lui l’atteso delle genti. Lui che lega alla vite il suo puledro, e al tralcio il puledro della sua asina; laverà nel vino la sua veste e nel sangue dell’uva il suo mantello. Danno gioia i suoi occhi più del vino, e bianchi i suoi denti più del latte.
Beniamino lupo rapace; all’alba mangerà ancora, e alla sera farà parte del suo cibo.
Se i testi in questione fossero meramente letterari si potrebbe anche considerali più o meno equivalenti fra loro. Ma trattandosi di ‘Parola di Dio’ le differenze non possono saltarsi a piè pari. D’altra parte non è corretto scartare questo o quel verso, e ricavare solo quanto risulta utile a sostenere una propria tesi. In questo modo la Rivelazione subisce una cura dimagrante che la riduce allo scheletro. Non c’è dubbio che anche una parola, uno stico, un verso possono essere oggetto di meditazione, perché lo Spirito è ovunque, ma chi dell’esegesi vuol farne una scienza, e ancor più chi cerca un coerente discorso di Dio, non può spigolare a suo libito il testo. Rilevo poi che nel testo giudaico viene esaltata la figura storica di Giuda, sicchè il Talmud fa notare che l’espressione “I figli di tuo padre si inchineranno a te” equivale alla scelta del termine ‘giudeo’ per indicare gli appartenenti a tutte le tribù. C’è poi un riferimento al Cristo che verrà, ma le indicazioni sono molto generiche. Il testo greco è anch’esso non facilmente comprensibile, per cui viene da chiedersi se queste sono vere benedizioni o nascondano qualcosa d’altro. Utilizzando frasi isolate, la patristica greca ha costruito letture cristologiche e mariane. Per quanto riguarda Beniamino (si ricordi che Paolo apparteneva a quella tribù) il discorso è ancor più insignificante sul piano profetico e rivelativo.
Una lettura del testo greco[3] Veniamo ora ai testi che ho provato a ricompitare. Il primo può (tra l’altro) intendersi, quasi alla lettera, così:
8- O ‘terra dell’Unico’ (uomo di Dio) ti promise il fato. Tu da Agnello spandi ciò che è adeguato al divino progetto. Laddove, quale Cristo, tu ti rivestisti di tempesta, piovi giù. Questa (acqua) io la bevo. O prezzo di acquisto, o Cristo che ora sei segnato a morire, affrettati, ancora come un elmo. A te si volgono i figli del Padre tuo.
9- Tu (o eletto) sin da bambino conoscesti il Leone (sacerdote mitraico) dell’Unico. Fa germogliare il Signore, o figlio mio! Acque meravigliose stillarono; adeguate a Lei, la Scrittura. Per le tue cadute ti si assopì l’orecchio; quando tralasciavi la Rivelazione (eri) un bambino tutto solo. La perfetta Potenza risanerà; non lo abbandonerà il Cristo quando starà qui giù come ‘terra dell’unico’ (uomo di Dio). Ardi, da presidente di coloro che si possono guadagnare, essi che lottano per me. Come Aurora dell’Ardente, ritorna; che tu diffonda quanto per te avevi riservato: questo proprio i popoli attendevano.
Ed ancora, per riunire in manipoli la Vite, bevila la Cosa Perfetta (eucarestia) , la sua Rivelazione. Predica cose molto accessibili; che tu abbia a rigettare le intricate proposizioni. Bevi la Rivelazione vivente del suo calice; subito essa purifica il suo rivestimento (letterario) nel meraviglioso Agnello. Fa ardere il 50 (Spirito) col succo del grappolo (i grumi di sangue nell’orto) che cinge la sua piaga. Allora i ‘volatili nati dal mare’ (pensieri diventeranno), linfe del Cristo. Quelli che sono nella Via, suoi certamente, anch’essi risplendono mediante il suo Vino: una santa schiera in marcia.”
Il passo relativo a Beniamino può leggersi come segue:
“La Scrittura (è) unico rimedio; contenitore della Rivelazione. Un Ictus rosso allora: tutto bene! Perciò mangia nell’alba il suo 50 (Spirito): perfezione per sempre! Qui giù veniva la Perfezione, quella della sera della croce. Realtà divine donerà: esse erano qualcosa che si mangia.
Omettendo le varianti, e integrando le elisioni per una migliore lettura, ho ricompitato come segue i due testi:
Iou da, se ainese aisa. Noi adelfa, Oij ou # X. eira esso: ue. Pinw touto, wne X. 'q' ra wn. Sou proj kunh. Sousin soi oi ouioi tou Patroj sou. Skumnoj, lewntoj Iou dae. K. blastou, uie mou. An' e 'B' hsan aa na. Peswn ekoimhqh s' wj, L. ewn, ka ioj skumnoj. T. IS egeire. Auton ouk ekleiyei ar X. wn ec Iou da. Kaie hgoumenoj ektwn m' hrwn. Autou ewj anelqe. v ta apokeimena: aut% prosdokia eqnwn. Desmeuwn, proj, ampelon, T. ON pw, L. on. Autou ka ita, v eliki. Ton pw L. onta hj onou, autou plunei en Oi n% thn stafulhn autou. Kaie 'N' aimati stafulhj thn peri bolhn autou. X. ar opoi oi ofq-alm-oi. Autou apo oinou ka leikoi oi odo-ontej. autou h: G. ala.
B en iama in L. Ukoj ar: Pac. To pr% 'N' on ede, T. aie. T. i ka ie isto-esperaj Dia dwsei, trofh hn
Dovrebbe qui seguire un commento puntuale filologico e teologico. Ma il mio unico intento è quello di mostrare (se la mia tesi è esatta) che veramente non basta una vita a commentare, pur meditando giorno e notte, la Scrittura. Avverto il lettore che si possono costruire diverse ricompitazione e che il testo è costruito così bene da consentire di punteggiarlo in molti modi.
[1] Fino ai tempi nostri (credo anche per la solita ‘riserva’ clericale) non è stata approntata una traduzione del testo greco della Settanta. Una traduzione di Aristide Brunello degli anni 40 è sparita inghiottita dalle biblioteche; in Francia, solo oggi, si sta iniziando una traduzione di essa; in Italia la Dheoniana ha pubblicato il Pentateuco, ma pare che questa operazione editoriale sia fallita. Essa, per altro, è praticamente illeggibile in quanto il testo greco, pur dotato di segni di interpunzioni, viene stampato tutto di seguito…forse per ragioni penitenziali.
[2] Sul punto il lettore può tra l’altro consultare in questo testo le note su ‘Le lettere di Pacomio’ e su ‘Il segreto messianico in Marco’.
[3] Ho provato a ricompitare il passo relativo a Giuda, scoprendo fra l’altro (almeno così mi sembra) che esso contiene una serie di termini i quali nella lingua greca hanno anche una chiara valenza sessuale. Provando a ricostruire il testo in questa ottica ne ricavo una esaltazione del gesto copulativo del maschio. Dico questo perché anche altrove ho potuto verificare questa singolare attitudine de testo, e perché la generazione dei figli è più che un problema all’interno della Bibbia, dove sono molte le donne sterili a ricordo del peccato originale; ed inoltre proprio Giuda è raccontato come chi aveva commercio con prostitute (Gen 38,15). Per incidens direi piuttosto teologicamente: con idolatre (pornai). La sessualità è un tema poco studiato; a detta di M.Eliade, già Carpocrate (II sec.dC) invitava a pratiche orgiastiche, in quanto, come teorizzato dall’eresia giudaica detta ‘sabbatianesimo’ del sec. XVII, chi compie il male è un virtuoso agli occhi di Dio; tutto è permesso, anche l’immoralità sessuale; le azioni redentive devono provocare il massimo scandalo; ed il messia deve condannare se stesso con le proprie azioni. |