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Il ‘Dragone’ dell’Apocalisse

una teologia del sacerdozio in Ap. XII ?

 

Sommario: 1) Premessa; 2) Glossario; 3) La versione corrente; 4)Un primo tentativo di letterale traduzione.

 

1) Premessa

Molti sono gli studi sull’oscuro libro giovanneo dell’Apocalisse, e ognuno di essi si vanta di averlo in qualche modo spiegato; ma pur avendone letti alcuni, tra i migliori, mai mi è risultato chiaro quanto narrato nello scritto.  Ho come l’impressione che invece di esplicitarlo, si parli intorno ad esso quasi presumendo già di possederne quel significato unitario che resta misterioso a chi legge sia per l’insieme, sia per i singoli passi.

Osservando certi commenti mi vengono alla mente quelle pozze d’acqua vulcaniche in cui continuamente si formano bolle che esplodono una alla volta; e tu ti fermi a guardarle, e mentre ti pare di contemplare il tutto, in pratica sei attratto solamente dal singolo e ripetuto fenomeno, e continui indefinitamente ad esserne posseduto. Ché se alla fine ti chiedi: ‘che cosa ho visto?’, saprai solo descrivere quelle piccole esplosioni di gas.

Anche l’uso liturgico del testo obbedisce alla logica delle ‘bolle’, cioè alla proposizione di questo o quel frammento. Di una predicazione catechetica del libro, neppure a parlarne. A differenza dello scritto infatti l’oralità non può distrarre l’uditore con quella massa di riferimenti e di note che ordinariamente sono gloria del libro.

Eppure il titolo tradizionale della nostra opera significa proprio ‘Rivelazione’ e quindi mostra di voler comunicare qualcosa.

Ho rivisitato più volte questo testo saggiandolo in più punti attraverso una mirata ricompitazione (cioè una vera e propria ‘lettura’); ora proporrò una letterale traduzione del capitolo  XII dell’Apocalisse la quale, senza bisogno di particolari ed elaborati commenti storico filologici, spero parli direttamente ad un lettore che conosca qualcosa del linguaggio biblico e tradizionale della Chiesa.

E, se il mio tentativo dovesse risultare valido, quasi mi scuso di strappare dalle mani degli studiosi dell’esoterismo, della storia e della filologia il loro giocattolo; essi che, autenticandosi a vicenda (proprio nel contendere sul significato), hanno fatto della misteriosità del testo il materiale del loro gioco. Ed ancora di privare gli artisti di un soggetto molto interessante dal punto di vista estetico e fantastico.

Ma io credo proprio che l’Apocalisse non sia un testo letterario, bensì una esposizione della teologia della Chiesa. Tutto sta nel leggerlo per il verso giusto (cioè quello testuale), e nel cercare in ogni recuperata proposizione uno spunto di riflessione.

La soluzione che propongo parte da due considerazioni molto banali, e cioè. a) che la compitazione corrente dei testi biblici (quella che troviamo nelle Bibbie in commercio) era essenzialmente tesa a consentire la loro conservazione mnemonica; b) che, come avvertiva Agostino, essa non può assumersi come base per una penetrante riflessione teologica. Come dire che non si possono analizzare i particolari di una fotografia quando è ancora nei primi momenti del suo sviluppo.[1]

In breve non ho fatto altro che superare la ‘lettura carnale’; e verificare se, in una diversa compitazione, il testo sia in grado di mostrare un diverso e più alto comunicato. Dopo tale indagine posso serenamente ipotizzare che nell’Apocalisse molto probabilmente non c’è nessun discorso simbolico, e che muoversi in questa direzione equivale a lasciarsi distrarre da luminosità, oscurità, colori e fumi che mi ricordano le rutilanti scene nelle quali i cantanti di oggi riescono spesso a mascherare i loro difetti canori.

Chiarisco che ovviamente la mia ‘lettura’ non pretende di essere inattaccabile’, ‘vera’, edunica’. E’ solo un tentativo che vuole mostrare un possibile percorso ermeneutico, e che rendo pubblica proprio per sollecitare la collaborazione di chi vi abbia interesse.

Certamente in molti punti si poteva compitare diversamente, ma ho evitato di proporre soluzioni multiple perché non ho voluto considerare la ritraduzione come oggetto di un saggio, ma solo come proposta di riflessione.

So infine che editando questa traduzione mi acquisterò il sorriso di quella teologia ‘templare’ che (per tanti motivi che non starò ad elencare) si arrocca a difesa delle ‘pietre del Tempio’. Spero che continui ad ignorarmi e mi lasci lavorare in pace.  Nutrendo grande e sincera stima per le altrui competenze in tanti aspetti della ricerca biblica (a mio giudizio  comunque ancillari), ho sempre umilmente cercato una qual forma di critica collaborazione. Ma, silenzio o dialogo che sia, nutro comunque fiducia nello Spirito di cui nessuno è proprietario; e so anche che non noi, piccoli ricercatori, ma il Cristo solamente, guida e difende la sua Verità.

Avverto il cortese lettore che sto cercando di eliminare alcune incrostazioni che offuscano il volto della fede. Quanto ho qui editato riguardo al cd. esoterismo di Marco, al segreto messianico, alle lettere di Pacomio si congiunge col presente lavoro (che avrà un seguito nella ritraduzione di un testo del ‘Fisiologo’), per restituire ai testi sacri una densità teologica ed una positività che spesso sembrano del tutto assenti.

 

Glossario

Per decodificare il nostro testo evidenzierò ora, in limine, la polisemia di alcune sequenze fonematiche che ordinariamente vengono lette solo in un certo modo, e diventano così il materiale fantastico del nostro racconto. Del pari indicherò succintamente il valore teologico di alcuni termini e, via via, con espressioni in parentesi cercherò di rendere più fluida la traduzione (letterale), e chiarirò il significato teologico di alcuni vocaboli non segnalati in questo glossario.

Avverto altresì il lettore:  - che molte di queste sequenze vanno intese come ‘parole composte’ (come si usa oggi ad es. in tedesco); - che ho sempre isolato la lettera ‘X’ sul cui significato rimando alla scheda sotto ‘Cristianesimo’ in questo sito; - che ho colmato le elisioni, sciolto le aplografie, e segnato per esteso i termini indicati da lettere isolate, marcandole con una sottolineatura. Le equiparo a quelle caratterizzate nella nostra lingua da un punto aggiuntivo (e. S. per Santo).[2]

E veniamo a qualche esempio.

La sequenza fonematica ‘Ouranos’ (con le sue varianti grammaticali) viene ordinariamente appiattita, intendendola nel suo senso generico di ‘cielo’, e introducendo così nel discorso cristiano un ‘topos’ di non facile individuazione; qualcosa che fa il paio con quell’improbabile ‘seno di Abramo’ della parabola del ‘ricco epulone’.

Il ‘cielo’ è già un termine equivoco nel linguaggio corrente, ma è altresì una categoria estranea al discorso cristiano, recuperabile solo riconoscendo ad esso un valore traslato per altro difficilmente identificabile. Dove sta questo ‘cielo’? che significa? che relazione ha con il Cristo? con Dio? col Paradiso Terrestre o con  la Santità? Le risposte a questi interrogativi sono in genere molto sfumate.

Quanto a me, suggerisco di restituire alla sequenza tutta la sua ricchezza  e (ad es.) compitare ‘ou ranon’ (ranon = ren cioè agnello, capro); oppure ‘oura Nou’ e intendere rispettivamente ‘Il suo Agnello’ e ‘La parte terminale del Progetto divino’. Oppure isolare il vocabolo ‘Anoos’ che significa ‘stolto, demente’.

Assumendo poi la sequenza fonematica nella sua interezza, cioè come una singola parola, non si può limitarne il suo significato a ‘cielo’ con il suo carico di equivocità; ad esso bisogna aggiungere anche quanto un greco poteva intendere quando la sentiva pronunciare; e cioè: ‘Serbatoio delle anime’, ‘Tenda del Re’, ed infine ‘Palato’ e quindi ‘Bocca’. Un significato quest’ultimo che ad es. permette di leggere la prima invocazione del ‘Pater noster in termini eucaristici: “O Padre che sei nelle nostre bocche’.

 ‘Elios’ oltre a dire ‘sole’ con tutte le implicazioni teologiche direttamente riferibili a questo termine, può scomporsi in ‘El ios’ e dire ‘L’unica Luce\Fiamma’ alludendo a Cristo anima (fiamma) del mondo.

Selene’ oltre ad indicare la ‘Luna’ equivale ad ‘Altare’ (che all’origine era a forma di luna); inoltre, compitato ‘S’ ele ne’, dice ‘Per te una splendida folla’. oppure ‘un nuovo calore solare’.

Kefalè’ indica la ‘testa’ o anche l’intima struttura di un qualcosa; ed inoltre, isolando nella sequenza il termine ‘efalos’ rimanda a ciò che si riferisce al ‘Mare’ che, a sua volta, simboleggia la ‘marea delle Genti’. Inoltre può compitarsi come ‘K. efa ale’ e dire ‘il Signore parlava da  folla’.

Drakon’ è il termine più interessante. Come participio del verbo ‘drakein’ indica colui che ha una vista acuta, colui che, come i vecchi sa  guardare lontano e perciò viene qualificato ‘presbite’; inoltre è il nome di un ‘Pesce del mare’ (Ixtus); indica un ‘legame’; una verga (scettro); ed infine, compitato come ‘D. rakon’ suggerisce ‘colui che spezza le cose divine’.

Tutti questi significati sembrano confluire nella persona e nella funzione del sacerdote eucaristico (Gesù e il suo vicario). Ed a questo proposito è fortemente suggestiva la verificabile corrispondenza, nelle culture antiche, di nomi di animali con funzione sacerdotale. Ed allora, ad es., come il sacerdote di Mitra veniva chiamato ‘Leone’ e quello di Cibele ‘Cavallo’, così il sacerdote eucaristico poteva senza nessuno scadalo chiamarsi ‘Dragone’.[3]

Inoltre la sequenza ‘diacono, presbitero,episcopo’ assume, alla luce di queste considerazioni, una singolare valenza ‘ottica’ nel senso cioè di indicare e distinguere le tre funzioni, a seconda che lo sguardo sia  tipicamente diretto: a) nel caso del diacono, alla terra, alla polvere (dia konia); b) del ‘presbitero’ (anziano e quindi presbite) a un orizzonte ancora lontano ma colto con lungimiranza; c) dell’episcopo, all’alto della santità (Episcopos = ‘guarda in alto’). Diventa così pregnante l’espressione: ‘Alzando gli occhi’ riferita a Gesù in persona, e ripresa nella liturgia eucaristica (I Canone). Essa indica che Gesù comprende l’intero sacerdozio.

Kerata’ ordinariamente tradotto ‘corni’ contiene il significato di ‘eratos’ che significa ‘amato, amabile’  e può dire ‘Le cose amabili del Signore’ (K. erata) .

Diademata’ tradotto con ‘diademi’ consente di leggere ‘dia demata’ e intendere ‘divini legami’.

Triton’, inteso nella traduzione corrente come ‘un terzo’, indicava nel mondo antico qualcosa che allude alla eucarestia. Il termine era infatti usato per la triplice libazione  a Giove Salvatore simbolo di salvezza e benessere. Indicava poi i sacrifici esequiali del terzo giorno e quindi il culto di un morto; ed infine il sacrificio congiunto di un porco, di un capro e di un toro. Questi animali simboleggiano specificamente i ‘Gentili’, gli ’Eletti’ e lo stesso Cristo, considerato il ‘Toro’ di Israele.  Anche perchè gode di questa triplice partecipazione, l’eucarestia potrebbe ben chiamarsi ‘Triton’. Che se poi si scompone il fonema esso può intendersi (tri T. On) come ‘la triplice cosa perfetta’, cioè proprio l’eucarestia.

Opos lo intendo nel senso proprio di ‘linfa, succo’ in particolare quello della ficaia, la quale a sua volta simboleggia la Scrittura (la dolce). Non a caso i vangeli narrano di un ‘fico sterile’ e a sua volta la Genesi di come l’Adamo peccatore cercò di coprire la sua nudità sostituendo all’anima che aveva perduto ‘le foglie del fico’, o meglio, ‘i fogli della Legge’.

Aics-kos’ indica il turbine di vento; lo intendo teologicamente come quello dello Spirito di Dio che viene presentato come ‘Vento turbinoso’.

La sequenza fonematica ‘Gune’ (a parte il riferimento alla figura della ‘Donna’ genesiaca) può leggersi come ‘G. Un  e’ intendendo: ‘Disse il santo Figlio’ con trasparente riferimento alla Chiesa che genera il Figlio-eucarestia.

Il vocabolo Gune può essere inteso come ‘Donna’, come ‘Sposa’ e come ‘Signora’. Nelle forme diverse dal nominativo essa consente una scomposizione che mette in evidenza anche il termine Aics (Spirito); per questo motivo ho tradotto ‘Turbine-Signora’, una brutta espressione che rende però il concetto teologico dello Spirito che è ‘Signore’. Né deve considerarsi d’ostacolo il carattere femminile, in quanto lo Spirito nella tradizione mesopotamica e semita era considerato proprio come un che di  ‘femminile’

Aster oltre a dire ‘stella’ nel senso astronomico (ricordo che la consistenza fisica degli astri appartiene solo alla nostra cultura moderna) equivaleva ad una fiamma celeste e quindi all’Anima dell’uomo considerata una ‘fiamma-luce’, che veniva e tornava nel ‘cielo’ inteso come  serbatoio delle anime.

T.On indica la ‘cosa perfetta’ o ‘la Perfezione-cosa’ e quindi è il nome proprio dell’Eucarestia, come si deduce anche dalla Genesi: ‘E poiesen T.On’ cioè ‘Egli fece se stesso come Cosa Perfetta’. Ricordo che la lettera ‘Tau’, ultima nell’alfabeto semita, e quindi corrispondente all’Omega,  anche nel mondo greco veniva considerata come sigla della ‘perfezione’ in quanto iniziale del termine ‘telos’ che indica proprio questo stato finale. Essa è ancora presente nella religione cristiana e fu a suo tempo valorizzata da S. Francesco, che probabilmente la derivò dalla Kabbalah. 

Ad Ofis, che in greco dice ‘serpente’, non va riservata una connotazione esclusivamente negativa, in quanto il termine indica anche il Cristo (vedi serpente di bronzo elevato da Mosè nel deserto, e richiamato proprio da Giovanni). Questo riferimento al Cristo viene letteralmente giustificato dalla  sequenza fonematica che (colmando le elisioni) può svilupparsi in ‘Opa i soi’ e dire ‘Io sono per te la Porta’.

 

Una notazione finale: al lettore che si domanderà se anche i rimanenti passi del nostro libro possono ugualmente tradursi in forma diversa, segnalo a mo’ di esempio che quello immediatamente successivo, centrato sul vocabolo ‘Therion’ (la bestia che viene dal mare e segue il Dragone), può ugualmente riferirsi al Cristo quale  risorto. La sequenza fonematica è infatti compitabile in ‘Th  eri On’ e indica allora ‘Il segnato a morte dell’alba’ per il quale  è prevista una ascensione. Compitato come ‘Th erion’ indica poi ‘il sepolcro del segnato a morte’ e cioè l’eucarestia. La lettera ‘Theta’ era la sigla che connotava i condannati a morte.

 

La versione corrente

Il testo (Ap. cap. XII), di cui appresso darò una diversa traduzione, suona nelle versioni correnti più o meno così:[4]

 

“ Nel cielo poi apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. 2 Era incinta e gridava per le doglie ed il travaglio del parto. 3 Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso con sette teste e dieci corna  e sulle teste dieci diademi; 4 la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorare il bambino appena nato.  5 Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. 6 La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per 1260 giorni.

7 Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il Drago combatteva insieme ai suoi angeli. ( Ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. 9 Il Grande Drago, il serpente antico, colui che chiamiamo Diavolo e Satana, e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. 10 Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: Ora si è compiuta la salvezza e la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo. poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti a Dio giorno e notte.

11 Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello  e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire. 12 Esultate dunque o cieli e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo.

13 Ora quando il drago si vide precipitato  sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. 14 Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita  per un tempo, due tempi, e la metà di un tempo, lontano dal serpente.

15 Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua  dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque.  16 Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine ed inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca. 17 Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù. 18 E si fermò sulla spiaggia del mare.”

 

Un primo tentativo di ‘lettura’ e  traduzione letterale 

Premetto che non aggiungerò note di commento oltre quelle brevissime che ho inserito in corso di traduzione.

Il lettore attento noterà la gran quantità di riferimenti all’antico  Testamento e come molte espressioni rimandano specificamente a Paolo ed ai Vangeli. Rimarcarle e commentarle esula dalla finalità di questo lavoro che, come dicevo, vuole solo indicare una strada che altri, certamente con maggiore competenza e cultura, potrà battere se la ritiene utile alla fede.

Ricorderò ancora che sia nella traduzione italiana, sia nell’originale greco, da me compitato, non hanno spazio né l’eleganza, né la finezza letteraria. Il testo sacro ha come unico scopo quello di comunicare una verità; perciò non va scorso, o anche letto solo con la normale attenzione; esso va meditato parola per parola, espressione per espressione. Non a caso la Chiesa fa uso di brevissime ‘Antifone’.

Ho seguito il testo filologicamente corrente. Le licenze che mi sono preso consistono: a) nell’evidenziare alcune parole composte che, per altro, erano comunemente usate in quel periodo storico; b) ho raddoppiato un ‘lambda’ nel termine ‘aggeloi’ e un ‘mi’ in ‘lema’; c) ho considerato un isolato ‘gamma’ come sigla del termine ‘Aghios’ come è comune nel linguaggio epigrafico; d) ho ipotizzato che ‘lias’ possa considerarsi genitivo di un ‘lia’ che deduco da ‘Lis’ che significa ‘leone’.

Sono in ogni caso piccole variazioni che avrei potuto anche eliminare considerando che il testo presenta notevoli potenzialità semantiche. Ho solo segnato, in carattere più piccolo, una variante a v.16 per mostrare dette capacità.

Non ho sviluppato la cifra ‘X’ deliberatamente perché (vedi scheda sul ‘X’ in questo sito alla sottovoce ‘cristianesimo’) ritengo che svolgerlo come ‘Xristos’, sarebbe stato in un certo senso riduttivo, considerando il ridotto riverbero che oggi ha questo termine.  Per le altre sigle ho scritto la parola completa in greco, segnalando con una sottolineatura la parte che ho aggiunto.

Ho colmato le elisioni e svolto le aplografie per rendere più leggibile il testo greco.

 

 

 

 

Apocalisse cap. XII – Dragone

 

 

1 - Kurioj  #  shma Eion mega,  

wfqh En.  

T% ou ran% Gunh  

peribeblhmenh  T. ON,  hli-ON.

 

Kai hj Elh  nh , upokatw te

wn Patroj.

Odwn, authj, kai epi thj,

kefalhj authj stefanoj,

Aste  r' wn dw deka kaie.

 

2 - En ge Astri ie X. ouj.

 

Ak# krazei, wdinousa

ka i basa  nizomenh  tekein.

 

3 - Ka, I wfqh allo sema

eion en,  t% ouran%.

Kai  ide, o  udr-akwn,

pur oj me g ' ase.

 

X. wn Kurioj, efala septa

ak#, Kurioj,  erata dekak-aie.

Epi te ask-efala ,

soi autou,  epta Dia.

 

Dhma  te ak# ,

4 h  oura autou, su.

 

Rei  to  Triton twn.

Aste, erwn to uou  ra  Nou, kaie.

'B' alen, autouj eij thn ghn.

 

 

Ka io-drakwn esthken enwpion

(thj  gun-Aikoj,  thj melloushj

tekein  Ina.

Otan tekv, to teknon, authj ka,

taf-agv.

 

5 - Ka  I  E  teken Uion

- ar soi En -

oj mellei  poimanein pan.

Tata, ta eqnh en.  

Ra 'B' d% -Sidh ra-  Aika.

 

 

I hr,  paj 'q' , hto  teknon  authj.

 

Proj ton qeon, kai proj T. ON ,  

qronon autou, -6- ka ih  gunh   efu  aGion  En.

 

E  isthn.   Erhmon opa ou e  X..

 

Eita  opon etoimase, ama enon,

apo tou qeou  Ina,

ekei trefwsin Authn

hmeraj  X.,   i liaj.

 

I di-akoj,  Iaj ec,  hke onta.

 

7 - Kaie  ge  en eto,

Patroj oti lemma,   

osa  en t% ouran%.

 

Oti M' , i  X.  ah Logon.

Ka,  ioi,  aggelloi.

Autou to, upo  ola emhsen.  Kaioi.

 

Aggeloi autou, ka iou

8 - Kuriou IS  X.

 

Uj anou deta, opoj, eureqh .

autwn, eti en t% ouran%.

 

 

9 - Ka  i eblhqh, o Drakwn,

o megaj, o opa.

I soi  Oar X.  aie

oso-kalou   menoj.

 

Di-aboloj, ka io-satanaj,

o planwn thn oikoumhnhn olhn

eblhqh  eij thn ghn.  Kaioi.  

Aggeloi Autou

met'autou eblhqhsan.

 

10 -  Kai  hke ou sa  fwnh.

Hn, me,  gala.  

Hnen, t% ou ran%, legouj ana.

 

Ar  Tau ie  ge.  En  eto h.  

Swthr,  I ak#  hdune.

A moi iske.

#,  Kaie -h-  Basileia tou qeou.

 

Hmwn kai, ec ou Sia,  

tou X. ra istou, autou,  

oti eblhqh  o kathgoroj

twn adelfwn oka  ath.

 

Ge orwn,   autwn En, opi onti,  

ou qeou,

h , me,  wnh.  Me eraj Kain .

 

 

11 - Nuktoj  kai autoi  enika hsan,

autou Dia - to, aima ata arniou -

ka idia:

T. On Logon  te.

Hj martur Iaj : autwn  Kurion

Alfa  Iou.

 

Kurioj  hgaphse  anthn.

Fu-X.  hn autwn.

Alfa X. ra  iqi ana.  

 

Tou  dia, - 12 - touto eufrainesqe

ou ranoi  kai oi ,  en  auto IS

skhnountej .

 

Ou  aithn,  ghn  kai ithn qalassan

oti kat'ebh  odi,  aboloj pro ,

suma soi.  

E,  X. wn, qumon  megan eide

wj oti oligon ka iron.

E, X. ei.

 

13 -  Kai ote eiden o drakwn

oti eblhqh eij thn ghn

ediwcen thn gun-Aika

htij eteken T. ON.

Ar, soi ena.

14 - Kai edoqhse, antv,  gun-Aiki.

 

 

Due  O' .  Pterug-ej  tou aetou

tou  megalou.

Ina - peta htai eij - thn erhmon

eij ton  Tau opon authj .

 

O pater, o uioj trefetai  ka

Iron Kuriou Aika

 

Irouj ka ihmi , Suka , Irou apo,

proj wpa ou.

Tou opa,  ewj.

 

15 - Ka, i e  bale,  No-ofij ,

Ek tou stomatoj autou

opisw  thj gun-Aikoj

udwr wj Pota, am' On Ina.

Authn, potamo-forhton  poihse.

 

16 - v  kai  ebohqhsen h  gh.

< h kaie Boh,  'q' hsen h gh >

 

Tv gun-Aiki  kai hnoicen h  gh

to stoma authj

kai kat'epien T. ON  pota.

Monon e  balen o Drakwn  

ek tou stomatoj autou.

 

17 - Kai Wr ge  IS  'q',  h.

O  drakwn, epi tv gun-Aiki,

kai aphlqen poihsai  polemon

meta twn loipwn  tou spermatoj

authj , twn terountwn

taj entolaj  tou qeou.

 

Kaie  X.,  ontwn Tau.

Hn martur.

Iana  Ihj ou  kai estaqh

epi thn ammon  thj qalasshj.

 

Apocalisse cap. XII – Dragone

 

1- Laddove era Sacramento un Cibo quotidiano, il Signore si manifestò come una grande Comunione;

attraverso il ministero del suo ‘Capro’ come una Signora  che avvolge la Perfezione-Cosa (eucarestia), la

Cosa ardente.

 

Essa era qui giù una moltitudine rifatta e sottoposta a coloro che appartengono al Padre.

Indicando la strada, tu, o Cittadino (eletto) a lei appartenente ed a lei preposto, corona ora vivente della sua testa, fa ardere le dieci comunità  (gentili).

 

2- Dentro, mediante un fuoco celeste, veniva il Cristo per i suoi.

Lei (la creazione), che è nel travaglio del parto, pacatamente leva la sua voce; essa è qui giù un olivo mondato per dare frutto.

 

3- Egli si manifestò qui giù in un segno straniero, in un cibo quotidiano unico (come la manna)  per la bocca.

E tu sta attento: egli, ‘indegno serpente acquatico’ (è) il  fuoco (del sacrificio); egli proprio che mi fece danno.

 

Il Cristo, Signore dei suoi, cose degne di venerazione  appartenenti alla  marea  (delle genti), cose amabili  (pane e vino) per dieci volte spirava; e per (le genti del) mare che progrediscono attraverso di te senza intoppi, sette cose divine.

4 - Tu, indubbiamente sua parte terminale, sei un vincolo di pace.

 

Scorre il loro triplice sacrificio (per il Morto). O ‘Cittadino’ (naturalizzato gentile) con amore fa ardere quanto appartiene al figlio ora del Nous: la Scrittura (B= Beth) come una cosa ben compaginata, per quelli che abitano la terra.

 

Il velenoso serpente a tutto spiano si oppose al Turbine-Signora (cioè allo Spirito) mentre esso si accingeva a partorire la Potenza.  Quando la partorisce, per contrastarlo egli porta alla morte quanto viene generato.

 

 

5 - Qui giù egli (lo Spirito) partorì se stesso quale Figlio: esso è per te l’Uno. Lui proprio che si appresta a guidare il tutto; o dolce Padre, le Genti  come un che di unito.

Che ora egli, come Turbine (Spirito), offra la Scrittura; così essa un melograno.

 

Egli, come servo segnato a morire, per Grazia era presente quale figlio di quello (il Turbine).

 

6- Volta a Dio, e dedicata alla Perfezione-Cosa, al Pane di quello, giù l’unica Sposa fece nascere l’Uno-Santo.

 

Io lo costituivo; tu (o servo) dà slancio al suo aspetto derelitto, a lui che è il Cristo.

 

E allora, chi appartiene alla Leonessa, una linfa approntò, che al tempo stesso è un qualcosa del ‘terzo Giorno’; una potenza derivante da Dio, che nutra lì la Vibrazione (creata), durante i giorni del Cristo.

 

Un doppio rimedio egli trasse fuori dal Verbo.

 

7 - Ardi. Attiva la Comunione.

In quanto rivestimenti del Padre, cose tanto grandi nella bocca.

 

Poiché (c’era) una grande moltitudine, egli da Cristo soffiava il Logos; che qui giù venga; che annunci subito.

 Perciò egli governò tutte le cose da sottoposto.

Voglia il cielo che egli arda.

 

8 - I suoi messaggeri a servizio dell’unico Signore Gesù Cristo.

 

Il ‘Figlio della terra dei morti (Amente)’ come torcia (ardente), come linfa (vitale) venne riconosciuto. Sta nella bocca di quelli.

 

9 - Qui giù egli fu ucciso; il Dragone, dico quello grande, quello che è la Porta (il mediatore).

Egli per te, o Sposa del Cristo, spirava la Potenza di così grande Bene.

 

Il doppiamente infantile, qui velenoso tentatore, egli  ingannatore dell’umanità, fu spedito in tutta la terra.

Voglia il cielo che essa arda.

 

Con lui furono mandati anche i messaggeri di Lui (il Cristo).

 

10 - E fu presente l’infallibile Voce di quello.  Ecco,  quanto a me, un latte.  Attraverso il ministero del suo Capro (sacerdote), essa faceva crescere all’alto i deboli.

 

Allora avanzava la Perfezione; l’unità concretamente faceva avanzare il Salvatore; egli quietamente portò  la gioia.

A me rese gradite le sue cose.

A lei disse: ‘Ardi o Regina di Dio’.

 

Io raccoglievo anche le cose divine che promanano da lui che è il Cristo ora visibile, senza intoppi, dal momento che fu abbattuto colui che tradiva i fratelli, nel tempo dell’accecamento.

 

Invero, quando si aprono i suoi occhi, quando invoca l’Uno attraverso il vivente sguardo di lui (Gesù) che è Dio, certamente quanto a me egli un acquisto; quanto a  me, Caino della terra.

 

11 - Allora ‘quelli della tenebra’ (gentili) godettero delle cose che producono unità, delle cose divine -perciò sopporta tu il morire dell’Agnello- come cose loro proprie: la Perfezione-Cosa,  e la Rivelazione.

C’era un testimone del Verbo; (è) colui che proclama il Signore quale Principio dell’Uno.

 

 

Il Signore gradì l’invocazione. Il Cristo-lombi (generante) invocava. Al Cristo-Principio tu ora avanza verso l’alto.

 

12 - Per mezzo suo, di ciò godete, o suoi Capri, e voi che dimorate in Gesù in persona: di chi gli è caro, della terra e dell’accessibile mare.

 

 

Poiché fu mandato quale vittima sacrificale per te proprio lui, che prima era  infantile.

Lui proprio, il Cristo vivente considerò come un grande cuore, così che ogni piccola cosa fosse del tutto santa.

Per esse tu sei il Cristo.

 

 

13 - E quando il Dragone si rese conto di essere stato mandato (come Adamo) nel mondo, spinse il Turbine-Signora, quello proprio che generò la Perfezione-cosa.

 

Ora attraverso te il Terzo Giorno;

14 - e, per il servizio liturgico, egli fu messo a disposizione del Turbine-Signora.

 

Tu entra a far parte dei 70. Sii ala che spinge al Grande Anno (giubileo).

Purifica la terra abbandonata –l’Isolato è presente come ‘fallimento’ (di Gesù)-  attivando la perfetta linfa.

 

 

Egli quale padre-figlio della (terra abbandonata) fa crescere la cosa santa, come Turbine del Signore.

 

Io fornisco ai santi uno slancio totale, da Ficaia, originata dal Santo, per (esprimere) il di lui Volto,  di lui Porta, Alba (di resurrezione).

 

15 - Egli umiliò se stesso quale ‘Serpente del progetto divino’.

Dopo il Turbine-Signora, dalla sua bocca acqua come vino; al tempo stesso la Potenza Cosa.

Un fiume costruì che permette derivazioni.

 

16 - Allora mediante essa (Potenza) la terra si avvertì ‘Voce potente di aiuto’ (anima)

<Per essa ardi o anima; si compiacque la terra mortale>

 

Al Turbine-Signora  la terra aprì allora la sua bocca  (come con Abele)

e bevve tutta la Perfezione Cosa, i vini.

 La sua  solitudine il Dragone espulse dalla sua bocca.

 

 

 

17 - E la Sposa di Gesù, (terra) segnata a morte, parlò.

 Il dragone, fondandosi sul Turbine-Signora si allontanò allora per essere compagno di lotta con la parte restante della sua progenie, composta da coloro che sono obbedienti ai precetti di  Dio.

 

 

Ardi, o Cristo perfezione dei viventi. Eccolo il testimone.

I rifiuti del suo Verbo restarono allora (abbandonati) sulla battigia del mare.

 

Vincenzo M. Romano

 

Indice sommario: Premessa; Glossario; La versione corrente; Un primo tentativo di ‘lettura’ e di traduzione letterale.

 

Sintesi:

La ricompitazione del cap. XII dell’Apocalisse si riconnette idealmente a lavori già esistenti in questo sito o di prossima pubblicazione. Mi riferisco in modo particolare a: ‘Parabola’; ‘Un esoterismo in Marco?’; ‘Pacomio, l’Angelo e le sue incomprensibili lettere’; alle traduzioni dei salmi 137 e 150.

Molta parte della mia ricerca è volta a liberare il cristianesimo da una serie di problemi che ritengo mere superfetazioni e che oscurano il volto del Cristo. In pratica suggerisco di ritornare alla lettura dei testi, intendendo però il ‘leggere’ nel suo senso originale e cioè come ‘ricompitazione’ del testo sacro per spremerne i profondi sapori teologici.

Teologicamente il testo risulta una rivelazione sulla  funzione del sacerdote nella Chiesa, ed una difesa della presenza nell’assemblea dei giudei convertiti e della loro attività sacerdotale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

[1] Sul punto vedi in questo sito Patristica- ‘Confessioni’, passim.

 

[2] Molto spesso (vedi l’appunto su Pacomio in questo sito) lo scrittore sacro faceva uso di lettere puntate per indicare qualcosa di noto al lettore. Così ad es. un ‘P.’ equivaleva a ‘Pater’ (Padre).

 

[3] L’uso di nomi di animali è presente un po’ in tutta l’antichità  (si pensi all’Egitto) e voleva probabilmente alludere alla funzione esercitata dal Dio o da un suo rappresentante in una dimensione dell’esistenza che risultava caratterizzante una specie di animali (es. la fedeltà simboleggiata dal cane).

 

[4] Cito la versione Italina di Corsani-Buzzetti  Ed. Società Biblica britannica e forestiera” Roma 1996.