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Scheda n. 1

Teorie sulla struttura del creato

LA  DUPLICITA’

 

Da qualche tempo molti studiosi hanno ripreso a considerare i libri sacri presenti nel mondo non solo come  fonte di un pensiero religioso, ma anche come miniere di dati scientifici recuperati dagli agiografi da non si  sa quale civiltà scomparsa ed evidentemente  molto progredita. Non tratterò qui questo aspetto che pure mi intriga non poco, ma cercherò di trattare la questione in termini diversi.

Se la Bibbia viene considerata un libro sacro che rivela all’uomo la Divinità (il Cristo) presente nel mondo; e se essa descrive l’universo come un libro nel quale tale mistero è esposto a vantaggio di tutti, non si può escludere che oltre le cose visibili descriva anche quelle invisibili; né che dal testo sacro sia recuperabile un visione del mondo molto più profonda e penetrante che riguardi le energie ed il loro dinamismo.

In questa ottica neppure si può escludere che essa, descrivendo le forme della vita qui presenti, delinei uno statuto universale della Vita. In altri termini se il Cristo ha dettato il Libro, perché pensare che egli si sia limitato a mostrare cose, animali ed uomini e non anche i fotoni ed i  neutrini?

Poiché mi rendo conto che anche questo secondo approccio potrà risultare duro a chi legge, farò ancora un passo indietro e mi chiederò solamente se la moderna teoria delle particelle sub atomiche possa almeno in senso metaforico  costituire un modello della Vita ed in particolare se il tutto non sia rapportabile ad uno schema di ‘duplicità’.[1]

Poiché il nostro atto di fede propone di credere l’uomo come una unità-doppia, costituita cioè da anima e corpo, proverò allora, seguendo le articolazioni delle attuali teorie, a riproporre  quella dimensione animica che la critica razionalistica, ed ancor più l’ignoranza dominante, hanno relegato fra le paccottiglie di sacrestia. Infatti è proprio questa dualità, a prima vista problematica, a costituire, a detta degli astrofisici la struttura dell’universo.

 

Fino all’ultimo secolo il mondo veniva considerato come una specie di ‘meccanismo’ nel quale non c’era spazio per libertà  e creatività. Tutto era considerato ‘determinato’ in un ordine rigoroso; e il tutto, connotato dalla uniformità, equivaleva alla sommatoria delle singole realtà. Il mondo era spiegabile mediante la geometria euclidea (con le sue tre dimensioni).

In pratica l’universo era formato di atomi e non aveva avuto un inizio, e non sarebbe mai terminato. Per spiegare la ‘Vita’  si ricorreva all’ipotesi di un processo di selezione guidato dal ‘caso’ o dalla ‘convenienza’; per spiegare la immateriale realtà del pensiero lo si considerava dipendente dalla macchina cerebrale.

In una sua  più recente formulazione (Monod) si ipotizza che il Caso (una specie di ‘clinamen’ democriteo) ha  sempre operato e continua ad operare nel determinismo dell’insieme. L’uomo quindi non può vantare un’origine ed un destino diverso dalle altre componenti del mondo; è determinato dalla sua struttura genetica e, come ogni altra cosa, è un prodotto del Caso.

 

Quando da una cosificante descrizione del mondo, retto da misteriose forze superiori (Cieli, Angeli e in ultima istanza Dio), si passò alla considerazione delle forze, cominciò  in qualche modo la fisica moderna.

1687: Isacco Newton chiarisce che tutti corpi, terrestri e siderali si attraggano tra di loro. Era nata la forza gravitazionale. Descritta e misurata, essa non veniva però spiegata nella sua origine e nella sua causalità.

1864: J. Maxwell, osservando la struttura dell’atomo, mostra che esiste una forza che tiene uniti i neutroni ed i protoni, i quali insieme costituiscono il nucleo dell’atomo intorno al quale ruotano gli elettroni.  E’ la forza che viene chiamata ‘interazione forte’.  In questo modo egli chiarì il fenomeno del ‘magnetismo’.

1881: Michelson e Morley  mostrano che non esiste l’Etere , cioè un quid che riempirebbe tutto l’universo. Nella visione del mondo entra così a far parte, e da padrone, il vuoto.

1900: M. Plank abbatte un altro punto fermo della precedente visione del mondo: la ‘continuità’. Non si riusciva a capire, usando le nozioni di lunghezza dell’onda e temperatura, come un corpo riscaldato emettesse energia; come fosse luminoso senza fuoco, ma col solo calore. Dai tempi più antichi ‘fuoco-luce’ era stato un binomio inscindibile per cui ognuno dei due termini indicava anche l’altro.

Plank  mostrò come un corpo riscaldato non emette una energia in modo continuo, ma a particelle discontinue (come i vagoni di un treno). Chiamò ‘Quanti’ queste singole quantità di energia, l’una distinta dall’altra e non facenti parte di un’onda continua. Per la precisione, il termine in senso stretto indica la più piccola quantità possibile di energia, come il numero uno nella serie dei numeri naturali.

Con Plank inizia una nuova rappresentazione del mondo. L’universo diventa contraddittorio: coesistono ‘continuità’ (onde) e ‘discontinuità’ (pacchetti di energie). L’universo comincia a sdoppiarsi perché negli aspetti macrocosmici e corpuscolari sembra sussistere l’ordinamento deterministico individuato da Newton (la gravità è legge universale); mentre, quanto  all’infinitamente piccolo, sembra valere un diverso ordinamento. Quest’ultimo, mentre risulta provato, al tempo stesso manifesta che esistono incertezze  praticamente insolubili.

 

Da questo momento i fisici si muovono parallelamente nei due universi e vanno alla ricerca di un ordinamento superiore che li spieghi entrambi. Al tempo stesso approfondendo la visione formulata da Plank giungono a conclusioni che fanno violenza alla stessa logica che li ha costruite (Godel).

1927: Bohr ed Heisemberg sulla scia di Plank, osservando quest’universo ‘discontinuo’ composto di particelle (che i fisici avevano scoperte sempre più piccole, ad es.i Quark) mostrarono i limiti della umana osservazione, e inserirono nella visione del modo un nuovo dato: la ‘inconoscibilità’. Di conseguenza viene negato il valore assoluto delle proposizioni scientifiche,  riconoscendo ad esse solo un valore statistico e quindi di probabilità.

La natura non si può conoscere, e il fisico può solo ragionare su ciò che ha potuto comprendere. Per fare un banale esempio: se la mia presenza innervosisce la persona che osservo, io non potrò mai conoscerla nel suo stato di normalità; io stesso, osservandola, l’ho alterata.

I fisici di questa scuola dimostrarono che contemporaneamente non si può determinare  (e quindi definire unitariamente) la velocità e la posizione di una particella in movimento, il che implica che non si può ‘presumere’ il mondo microscopico allo stesso modo con cui presumiamo quello macroscopico.

In altri termini, si può dire non esistente ciò che non si vede; proposizione quest’ultima che contraddice il senso comune che  ci fa ritenere esistente il muro che è alle nostra spalle, e che pure non riusciamo a vedere.

Fu fatto notare infatti che, per osservare, era necessario far riflettere su quella particella alcuni fotoni; ma che quest’ultimi, collidendo con la particella osservata, necessariamente ne avrebbero turbata la traiettoria e la velocità; e questo effetto diventa sempre più grande quanto più piccola è la particella osservata.

Come dire che se è giusto affermare: vedo avanti a me un muro, non si può dire ad es. vedo avanti a me un ‘quark’ perché nel vederlo io l’ho spostato da quella sua primitiva posizione che volevo osservare. Detto in altro modo: c’è disuguaglianza fra la precisione con cui si può misurare l’energia di una particella, e la precisione con cui si può misurare l’istante in cui essa possiede tale energia.

La natura, letta alla luce della intuizione di Plank diviene così sempre più assurda: nell’infinitamente piccolo non vale la geometria dell’infinitamente grande.  Neppure il genio di Einsten, che fortemente soffriva di questa dicotomia, fu in grado di ricondurre nel determinismo la, sempre più verificata e giustificata, teoria di Plank.

Allo stato la fisica è anch’essa bifide, come il fotone.

 

Come allora immaginare il mondo? Dal punto di vista pratico possiamo tranquillamente prescindere dalle teorie della fisica quantistica e continuare a servirci di quella costruita da Newton e seguaci; ma quando discutiamo di sommi sistemi, quando ci chiediamo il perché e il come del mondo e dell’uomo; quando vogliamo inserire nel discorso un Quid che lo ha originato, non possiamo non comprendere in esso le particelle sub atomiche. Tutto è infatti formato da queste particelle.

Oggi l’universo sembra mostrarsi come una specie di scatole cinesi. Quel sicuro mattone dell’universo costituito dall’atomo si è rivelato un microcosmo, una costellazione. Via via che la fisica ha progredito, dall’atomo, inteso come l’elemento più semplice e quindi indivisibile (a-tomos), si è infatti passato a quasi un centinaio di particelle  che esistono al suo interno, o con esso e in relazione ad esso.

Di questo centinaio di mattoncini non si può dare poi una definizione univoca, anche perché essi si comportano sia come ‘corpi’, sia  come ‘onda’, cioè pura energia. Inoltre, come abbiamo detto, non le si può conoscere in senso pieno, perché l’osservazione le influenza.

Infine c’è un qualcosa di molto suggestivo: indipendentemente dalla distanza e dalla energia, ogni particella resta legata ad un’altra, sicchè se una riceve una informazione, anche l’altra la riceve immediatamente. Né possiamo dire che l’una ‘influenza’ l’altra, perché quella istantaneità  esige il superamento della velocità della luce che  secondo Einstein è limite invalicabile. Dunque non c’è vera comunicazione, e quindi ‘influenza’, eppure il fatto accade, quasi vi fosse un quid  di più ampio che lega fra loro le particelle. E vien da chiedersi: che questo misterioso legame  sia proprio la VITA? Sia quel Logos la cui lettera iniziale nella grafia greca corrisponde ad un angolo con il vertice in alto?

 

Nel 1930, E.Fermi mostra che se i componenti del nucleo (protoni, neutroni) sono fra di loro coesi da una ‘forza forte’ (di cui prima si è detto), quella fra elettrone e componenti del nucleo (nucleoni) non è della stessa natura. Egli la chiamò ‘Forza Debole’ come vien ora detta quella elettro-magnetica. 

Fermi fece notare che in una certa reazione la particella emessa è un ‘elettrone con carica positiva’ (di norma sono con carica negativa). A questa emissione si aggiunge la formazione di un ‘neutrino’.  L’elettrone positivo ha vita breve perché si annienta scontrandosi con quelli negativi; le loro masse si annullano, le cariche spariscono e si originano due fotoni Gamma di energia equivalente.

 Si apre così un campo di indagine che affatica ancora i ricercatori, quello dei Neutrini che sembrano avere e non avere massa e che si comportano in un modo stranissimo, attraversando i corpi senza di norma collidere con le altre particelle sub atomiche.

Le forze allo stato identificate, e che riguardano la dimensione ‘grande’, con  Fermi diventano così quattro. Gravitazionale, Elettromagnetica; Interazione forte; Interazione debole.  Unificarle e coordinarle alla meccanica di Plank è il problema che affanna i moderni fisici.

Ma, ai fini del modello che cerchiamo, a noi interessa cogliere un dato estrinseco: che cioè la stessa fisica si presenta oggi bifide. Quella di Newton e quella di Plank.

 

Qualche altra considerazione.

La fisica di oggi configura il Big Bang  come una esplosione di luce-energia, cioè di fotoni aventi una enorme energia; e che il decadere di questa energia ha consentito la formazione della materia.

Al tempo stesso la scoperta di mattoni sempre più piccoli, ed aventi caratteristiche molto diverse, ha suggerito di considerare coesistenti universi paralleli, fatti rispettivamente  di neurtrini, bosoni, leptoni etc.

 

Un altro dato interessante è deducibile dalla fondamentale equazione di Einstein, che si riferisce ad ogni massa, e secondo la quale l’Energia è uguale alla massa moltiplicata per la velocità della luce al quadrato (E= M x C2) . Da questa formula si ricava poi che, aumentando la velocità aumenta anche la massa. Naturalmente se la velocità è minima, la massa equivale in pratica a quella in riposo.

Ragionando analogicamente, considerando che massa significa il nostro corpo, vien da riflettere che esso è come lo vediamo perché stiamo all’interno del nostro sistema. Ma chi ci guarda dal di fuori vedrà anche che stiamo correndo (uniti al mondo) ad una velocità che è 1\ x  di quella della luce, e che la nostra massa (corpo) è tale proprio in forza di questa velocità relativa. Se ci fermassimo potremmo apparire all’osservatore al più come un insetto.

Ancora, considerando che un elemento della formula di Einstein è costituito dal quadrato della velocità della luce (e noi sappiamo che la sua velocità è limite invalicabile) vien da riflettere che nella formula si ipotizza che la massa debba essere moltiplicata per un numero solo virtuale.

 

Per i fisici, la luce  indica ambivalentemente un quid che ha una sua massa e quindi va considerato come un corpuscolo; ma al tempo stesso è un’onda, ed è anche un pacchetto di energia. Essa dunque costituisce il topos in cui entrano in comunione la realtà materiale (fotone-massa) e quella immateriale (fotone-campo). In questo senso possiamo dire che il ‘fotone’ come il Fos greco indica ambivalentemente il corpo e l’anima, ed attesta la loro inscindibile unità.

 

Un altro dato fisico mostra di essere speculare alla concezione biblica dell’uomo.  Mi riferisco al fatto che il fotone, quando si muove si comporta come massa, cioè come un corpo. Esso quindi subisce le forze gravitazionali, sicchè piega passando visino ad un  grossa massa come ad es. il sole; e si comporta ancora da corpo quando ad es. fa spostare in avanti la coda della cometa dopo che questa è passata oltre il sole e ne riceve la luce. Quando invece è in stasi il fotone si comporta come un’onda, un’energia; ed allora la sua massa, cioè la sua corpuscolarità, è equivalente a zero.

Potremmo analogamente  pensare che durante il moto dell’esistenza, dominato dal nostro tempo, l’uomo si comporta da corpo; ma quando si colloca nella quiete (la pace del Cristo) allora è il ‘Sono’ dell’anima che, come il fotone-energia, si può spostare alla velocità della luce, non ha massa, cioè corpuscolarità, e vibra a misura dell’energia che possiede. Forse è proprio qui che andrebbe inquadrato il problema dei cd. Miracoli.

 

La fisica insegna che quando si è all’interno di un sistema, come noi lo siamo nello spazio-tempo del sistema solare, non si può verificare che il sistema è in movimento; così accade in volo dove, se non si guarda un altro sistema (es.la terra che sta sotto), non si ha esperienza dell’avanzare dell’aereo. Chi sta all’interno di un sistema vede tutte le cose che fanno parte del sistema come strutturate in maniera  stabile ed assoluta.

Analogicamente l’uomo corpuscolo, chiuso nel suo mondo, crede di trovare in esso la ragion sufficiente della sua esistenza e, facendosi forte di ciò che gli appare evidente, nega che vi sia qualcosa d’altro.

Tutti coloro che negano la dimensione animica soffrono di questa limitazione e, se non accettano il rischio di superarla, non sanno ascoltare chi, parlando dall’esterno, gli insegna la logica complessiva del creato.

Platone aveva compreso che, perché chi sta nel fondo della ‘caverna’ (e non è volto verso l’imbocco) possa conoscere ciò che sta fuori, è necessario un rivelatore che venga dall’esterno.  Ma gli uomini di allora e di oggi continuano a rifiutare ‘colui che è disceso dal cielo’ e coloro che egli ha indottrinato perché annunciassero la verità al mondo.

Come non si può misurare il ‘moto assoluto’, ma solo quello relativo (cioè osservando un altro sistema) così non si può cogliere la animicità. Accade allora che quando entra in crisi il sistema in cui viviamo e diventa come una sedia a dondolo (si pensi alla sofferenza), solo allora si comincia a dubitare dell’assolutezza della nostra visione del mondo, e si comincia ad ipotizzare la presenza di un eone animico. Perciò molte ‘conversioni’ nascono da una situazione di crisi esistenziale.

 

La fisica insegna che il fotone si comporta da onda o da corpuscolo a seconda del sistema in cui entra. Se si relaziona ad un corpo, si comporta da corpo e quindi lo spinge; se si relaziona con onde si comporta da onda.

In parallelo possiamo dire che l’anima si comporta da anima immateriale ed energetica tra le anime; ma si comporta da corpuscolo quando si relaziona a dei corpi. La Vita che ci anima (e  che è espressione dell’anima) viene allora considerata come meccanismo biologico; e l’uomo appare come corpo dotato di dinamismo.

 

La fisica insegna che la luce, cioè i fotoni, mantiene  sempre uguale la sua velocità, senza aumentare o diminuire per effetto del movimento dell’osservatore. E’ questo un fatto eccezionale in quanto ogni altra onda (ad es. acustica) si accresce  o decresce a misura della velocità di approssimazione  o di fuga di chi sta ascoltando.

Viene allora da pensare che l’anima ha una sua stabilità (lo chiamerò il ‘Sono’) e una sua regola di comportamento diversa da quella riguardante le altre cose immateriali. Il pensare, il sentire sono immateriali come l’anima, ma dipendono dalla realtà del mondo; l’anima ne è totalmente libera.

Il fatto che tutti, da fermi o in movimento di avanzamento oppure retrogrado misurino la stessa velocità della luce, fa riflettere che analogicamente ogni uomo, in qualunque situazione si trovi, fa esperienza identica della animicità.

Sarò grato a chi, competente in materia, vorrà correggere eventuali errori ed integrare il discorso che ritengo oggi di fondamentale importanza.

VINCENZO M. ROMANO 2001


 


[1] Vedi sul punto in questo sito la nota: ‘Duplicità nella Bibbia’. Nella voce ‘Kabbalah’.